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Nota del ministero che non permette lo spostamento del teste. Graviano rilascia dichiarazioni spontanee

Niente da fare. La deposizione del collaboratore di giustizia Antonio Schettini al processo d'appello 'Ndrangheta stragista salta ancora una volta. Stavolta non per una mancata notifica, ma per un diniego da parte del ministero. "La ragioni sono riassunte in una nota ricevuta solo stamattina dal ministero dell'Interno - ha spiegato mercoledì scorso alla Corte d'Assise d'Appello presieduta da Bruno Muscolo, il procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo - come è noto alla Corte, no subito attivati per citazione di Antonio Schettini, nonostante le difficoltà di spostamento che precedenti certificazioni avevano evidenziato. Lui ha bisogno di assistenza continua. La nota contiene un parere non favorevole, affinché Schettini possa essere spostato in una sala udienze che la Dia aveva individuato".
Schettini è da tempo fuori dal programma di protezione e in condizioni fisiche che non gli consentirebbero di spostarsi dal luogo in cui vive, se non in barella e costanza di assistenza medica su un automezzo medicalizzato.
Per questo motivo era stata richiesta assistenza al coordinamento sanitario della Lombardia e dell'Emilia Romagna, ma la direzione centrale sanità del dipartimento della pubblica sicurezza ha fatto sapere di non poter concedere la richiesta.
Lombardo ha dunque chiesto l'acquisizione del verbale del novembre 1996 e il presidente Bruno Muscolo, sentite le parti, ha rinviato la decisione al prossimo 1° giugno, data in cui sarà sentito il collaboratore di giustizia Annunziatino Romeo.

Cosa avrebbe detto Schettini
Ma cosa avrebbe dovuto dire oggi Schettini?
Nelle richiedere la riapertura dell'istruttoria Lombardo aveva spiegato il perché la testimonianza di Schettini fosse rilevante: "Nel verbale del 28 novembre 1996 spiegò cos’è la Falange Armata”. La Falange Armata “non è un’invenzione propagandistica della famiglia Papalia nel momento in cui bisogna rivendicare, depistando, l’omicidio Mormile” ma “una sigla suggerita da appartenenti deviate ai servizi, come spiegano i collaboratori di giustizia”. E’ una “cosa devastante”, ha affermato Lombardo in merito al dichiarato del tempo di Schettini. E questo “oggi assume un significato superiore nel momento in cui, come osserva la sentenza della corte d’Assise, Antonio Schettini, con un candore disarmante, risponde alle domande dei vertici della Criminalpol nel novembre 1996”, ha affermato il magistrato. In quel verbale rimasto lettera morta e ripescato dalla procura reggina, Schettini descriveva la Falange Armata come “un’operazione che segue un’altra operazione precedente che la ‘Ndrangheta ha gestito insieme ad apparati deviati dello Stato in relazione ai sequestri di persona nella Locride”. “E cioè, spiegava, che a un certo punto era arrivato l’ordine da Roma che i sequestri di persona dovevano finire e ovviamente i vertici della ‘Ndrangheta, e in particolare i Papalia, hanno detto i soldi che ci fruttano i sequestri dove andiamo a prenderli? Visto che quei soldi venivano spartiti a metà tra quelle componenti deviate e la ‘Ndrangheta?”. “Schettini dunque - come ha ricostruito Lombardo - spiega che avevano detto loro che si conclude un progetto e ne inizia un altro in cui ovviamente questo sistema industriale di gestione congiunta andrà avanti e che questo progetto si chiamerà Falange Armata”. Questo, ha ribadito più volte Lombardo, “venne detto già nel 1996”. “Ed è quello che ci manca, proprio perché ora abbiamo la dimostrazione processuale di quello che significa questa sigla, del perché i primi ad utilizzarla sono uomini di ‘Ndrangheta, del perché la ‘Ndrangheta passa quel riferimento specifico ai vertici di Cosa nostra, e del perché sullo sfondo ci sono tutta una serie di situazioni difficilmente tracciabili, ora invece ampiamente tracciate, nel contatto tra la componente tipicamente mafiosa e componenti di altro tipo”.


graviano giuseppe cella frame


Dichiarazioni spontanee Graviano
Nel corso dell’udienza Giuseppe Graviano, condannato all’ergastolo come mandante del duplice omicidio dei due uomini dell’Arma insieme al boss della ‘ndrangheta Rocco Santo Filippone, con una dichiarazione spontanea dal carcere di Spoleto, dov’è detenuto, ha comunicato alla Corte d’Appello di avere subito un intervento chirurgico ad una gamba, e che nonostante "le richieste di visita medica per le condizioni della ferita", non è stato ancora visitato da alcun medico. Graviano, infine, ha denunciato l’insufficienza dei numeri dei colloqui con il difensore di fiducia, l’avv. Giuseppe Aloisio e la difficoltà a ricevere dei documenti processuali. Un nuovo "balletto" come quello in primo grado sulle carte delle intercettazioni delle conversazioni in carcere con il boss Adinolfi? Presto per dirlo. Intanto dal carcere arrivano lamentele. Un modo come un altro, forse, per far capire che quel 41 bis è sempre "stretto".

Foto di copertina © Imagoeconomica

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