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di Aaron Pettinari
Il pentito sentito al processo 'Ndrangheta stragista

Il rapporto con Leoluca Bagarella, la creazione del gruppo di fuoco "catenaccio", gli attentati "con la matrice terroristica" per mettere "lo Stato in ginocchio", il programma politico di "Sicilia libera" e i voti dati a Forza Italia. Sono questi gli argomenti che il collaboratore di giustizia Antonino Calvaruso, ex autista di Leoluca Bagarella, ha affrontato deponendo al processo 'Ndrangheta stragista che vede imputati il boss di Brancaccio Giuseppe Graviano e Rocco Santo Filippone, ritenuto il capo mandamento della 'Ndrangheta reggina all'epoca degli attentati ai carabinieri per cui sono accusati oggi i due boss.
Rispondendo alle domande del procuratore aggiunto, Giuseppe Lombardo, Calvaruso ha spiegato con chiarezza le dinamiche interne alla criminalità organizzata siciliana immediatamente dopo l'arresto di Riina: "A comandare era Bagarella. Provenzano è stato accantonato perché non voleva si commettessero una serie di omicidi, mentre Bagarella aveva una lista infinita. Lo andavamo a trovare, gli portavamo dei soldi mensilmente, ma Bagarella non lo lasciava decidere. Neppure Messina Denaro, lui a capo di Cosa nostra al tempo non se ne parlava proprio. Era sotto Bagarella".

La nuova gestione di Cosa nostra e il gruppo di fuoco "catenaccio"
In particolare il boss corleonese, dopo l'arresto dei Graviano, avrebbe iniziato a mettere in atto un "piano Machiavellico". "Dopo il loro arresto, Bagarella non era per nulla dispiaciuto perché affermava che invece di stare a Palermo andavano a divertirsi a Milano. Non li vedeva di buon occhio - ha spiegato Calvaruso - Era uso di Bagarella tirarsi persone al suo lato e quando dovette scegliere chi li avrebbe sostituiti puntò su Nino Mangano. Inoltre aveva creato un gruppo di fuoco parallelo, lo chiamava 'catenaccio', con membri appartenenti a quello di Brancaccio come Spatuzza, Lo Nigro e lo stresso Mangano". "Loro sostanzialmente erano dei traditori - ha aggiunto - Questo non poteva essere reso pubblico, quindi gli altri componenti del gruppo di fuoco di Brancaccio, quando succedeva un omicidio, non sapevano che a quel fatto avessero partecipato Mangano, Spatuzza e Lo Nigro. Questo è stato possibile perché Bagarella era quello che comandava Cosa nostra. Ha cambiato diverse regole. E per sapere quel che accadeva all'interno del gruppo di fuoco di Brancaccio mise all'interno un uomo di fiducia suo, Pasquale De Filippo". Quel modo di agire di Bagarella non era "ben visto" tra gli altri componenti di Cosa nostra. Calvaruso ha ricordato un incontro con Messina Denaro e Brusca i quali chiesero spiegazioni. "Bagarella stava mettendo tutti contro tutti, aveva questa strategia. Però ad un certo momento ha iniziato a temere. Camminava con il borsone delle armi in auto, negli appuntamenti entravo prima io. Aveva capito, però, che aveva oltrepassato la linea di confine. Continuava a dare ordini, ma con maggiore accortezza".
Con lui, in un'occasione, Bagarella commentò anche le stragi in Continente (Firenze-Roma-Milano). "Nella sua testa - ha spiegato il pentito - fare questi attentati con la matrice terroristica avrebbero messo lo Stato in ginocchio e avrebbe anche allontanato dall'idea che era Cosa nostra a fare le stragi, evitando le pressioni. Se mi fece un nome di una sigla? Che io ricordi no". Certo è che le stragi del 1993, così come quelle del 1992 e l'omicidio di Salvo Lima, furono rivendicate con la sigla della Falange Armata.

I Graviano e il rapporto con i calabresi
Altro argomento affrontato in aula ha riguardato i rapporti tra i siciliani ed i calabresi. Il collaboratore di giustizia ha riferito un solo episodio in particolare, quando al Villaggio Euromare, ospiti dei Graviano, arrivarono alcuni soggetti dalla Calabria: "I Graviano portarono delle persone al villaggio Euromare che erano calabresi e lì se ne occuparono i Graviano. Lì vidi questo interesse da parte loro nel gestire questi ragazzi che erano tutti feriti. Se non ricordo male fu Tullio Cannella a dirmi che dovevamo occuparcene, per qualsiasi cosa di bisogno. Ricordo un via vai di persone per venire a trovare i calabresi. Giuseppe Graviano, Vittorio Tutino, Fifetto Cannella e se non vado errato Giovanni Drago, quasi ogni giorno portavano medici e quel che serviva per assisterli. Stettero più di un mese al villaggio. E quando riuscirono a camminare con i loro piedi se ne sono andati". Un altro episodio, invece, riguarda un incontro che si sarebbe verificato tra la fine del 1993 e gli inizi del 1994. "In quell'occasione c'era Bagarella che parlava con Nino Mangano di un incontro che un calabrese ebbe con Giuseppe Graviano".

Sicilia libera - Forza Italia
Nel corso dell'esame Calvaruso ha anche parlato della nascita del movimento "Sicilia libera": "Ci fu questa bozza di fare un partito da noi, a Palermo. Bagarella diede l'incarico a Tullio Cannella di formare questo partito e di trovare persone da inserire all'interno. Sarebbe dovuto interessare a tutta Cosa nostra per sistemare la situazione politica che in quel momento ci stavano dimenticando e non si faceva nulla per il 41 bis. C'era il discorso del sequestro di beni. Poi la cosa si interrompe perché nacque un altro partito, non fatto da noi: Forza Italia. A quel punto Bagarella disse a Tullio di fermarsi perché i voti di Cosa nostra sarebbero andati a Forza Italia".
Alla domanda se Bagarella gli disse il perché i voti andarono a Forza Italia Calvaruso ha risposto: "Perché in quel partito c'erano persone vicino a noi. I nomi erano abbastanza noti. Quindi Berlusconi, Dell'Utri, e avevamo una persona nostra che aveva i contatti con loro. Era Vittorio Mangano"
Quest'ultimo doveva essere ucciso ma poi lo stesso Bagarella revocò l'ordine: "Il cognato di Vittorio Mangano, durante un matrimonio, si vantò di conoscere l’autista di Bagarella, cioè io. Questi si infuriò e mi ordinò di uccidere Mangano. Bagarella sosteneva che al cognato di Mangano solo quest’ultimo aveva potuto riferire la mia identità. Non la prese bene. Pedinammo Mangano che, in quel periodo, andava in un villino al mare e si scelse anche il posto per l’agguato. Poco prima di eseguirlo, però, Bagarella mi disse di aspettare perché Mangano poteva servirci per un discorso elettorale".
Calvaruso ha anche spiegato che in un primo momento il progetto Sicilia Libera non fu totalmente accantonato poi, però, arrivò l'ordine: "Bagarella mi mandò pure dai Graviano a portare un messaggio verbale. Voleva che lui dicesse ai suoi uomini di dire alle persone di Brancaccio di votare Forza Italia. Quando? Siamo alla fine del 1993 e inizi del 1994. I Graviano erano ancora liberi".

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