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Il pentito Pino Francesco parla degli incontri con Matacena e Paolo Romeo
di Francesca Mondin
Alla strategia stragista di Totò Riina partecipò anche la 'Ndrangheta? Il processo che si sta svolgendo a Reggio Calabria sta cercando di dare una risposta, intanto oggi in aula il pentito Pino Francesco ha raccontato che il capo dei capi Totò Riina chiese ai calabresi di partecipare all'attacco frontale contro lo Stato per farlo trattare. “Nel '92 ci incontrammo al villaggio turistico Sayonara” ha detto il pentito cosentino,Nino Pesce parlò a nome dei Piromalli e disse che i siciliani di Totò Riina avevano chiesto ai calabresi di partecipare all’offensiva contro lo Stato, si voleva sovvertire lo Stato e metterlo spalle al muro per costringerlo a trattare: 'Noi non facciamo più questo e tu mi dai una legislazione più morbida sul 41bis, legge contro i pentiti, ecc”. Nello specifico, ha detto il collaboratore di giustizia, “si parlava di colpire le stazioni piccole dei carabinieri, anche per ucciderli”.
Alla riunione ci sarebbero stati diversi pezzi grossi delle cosche calabresi: “C'era Luigi Mancuso, Santo Carelli, Giuseppe Farao, c’erano altre persone come Nino Pesce, c’era anche un calabrese che abitava a Milano, un certo Franco Coco Trovato e c’era anche Giuseppe De Stefano. C’era un signore che mi è stato presentato, tale Papalia. Era Luigi Mancuso che faceva le presentazioni”. Nessuno si espresse pubblicamente in quell'occasione ha detto il pentito ma commentando in privato con Luigi Mancuso lui mi disse che non condivideva di fare la guerra aperta contro lo Stato”. In ogni caso “non è che si doveva stabilire tutto là - ha sottolineato Pino Francesco rispondendo alle domande del procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo - i reggini non avevano bisogno dei cosentini per una cosa da fare a Reggio Calabria, secondo me lo scopo della riunione era per allargare l'iniziativa”. Tra il '93 e il '94 poi ci furono gli attentati ai carabinieri e in quello del 18 gennaio '94 morirono gli appuntati Garofalo e Fava, per i quali in questo processo sono imputati, come mandanti, il boss di Brancaccio Giuseppe Graviano e Rocco Santo Filippone, indicato da Consolato Vilanni, uno dei killer dei carabinieri ora pentito, come un'invisibile della 'Ndrangheta.
Il collaboratore di giustizia Pino Francesco oggi in aula ha anche riferito dei suoi incontri con alcuni politici: l'onorevole Matacena e l'avvocato Paolo Romeo. Matacena addirittura sarebbe stato mandato dal boss Nino Gangemi per risolvere una questione di tangenti e appalti in Romania: “C'erano delle ditte italiane che avevano vinto un appalto per un autostrada in Romania”, appalto “ottenuto grazie all'ingegnere Cosacarella, persona vicina a me e a cui queste ditte dovevano pagare un miliardo e 300 milioni”. Il problema sarebbe emerso quando “non lo hanno pagato e l’ingegnere mi ha chiesto di intervenire”. A quel punto “Gangemi mi ha chiamato per dirmi di lasciar stare l'ingegnere e di mettermi vicino a loro. Ma io gli dissi che quella era una persona vicina a me e lui mi disse: Allora domani ti mando una persona che ti chiarirà la questione”. E così sarebbe andato da lui “l'onorevole Matacena che mi disse che c’era un accordo per uccidere l'ingegnere e io gli dissi: 'l'ingegnere non si tocca, diamo i soldi e lo faccio tirare fuori' ma lui mi disse di no”. Alla fine la questione si risolse: “si tirarono indietro e lo pagarono”.
Con l'ex parlamentare Paolo Romeo (accusato di essere stato a capo della 'Ndrangheta massonica reggina) il pentito si sarebbe incontrato invece nell'ambito delle elezioni “del '92 o '94, non ricordo, quando si è presentato con il Psdi. Me l’aveva presentato l’onorevole Turisi Prato che era vicino a me ed era di Cosenza”. Come Matacena anche Paolo Romeo sarebbe stato coinvolto in tangenti e appalti: quelli dell'ospedale di Cosenza. “Mi fu fatto il suo nome quando una ditta di Reggio Calabria aveva ottenuto l'appalto del settore ristorazione dell'ospedale di Cosenza grazie a Turisi Prato ma non avevano mantenuto l'impegno preso e lui mi disse che si appoggiava a Paolo Romeo.
Tornando alla candidatura di Prato Turisi, il pentito ha raccontato di un altro incontro a Cosenza con Paolo Romeo: “Abbiamo parlato di Tursi Prato, del futuro del partito e mi disse che se avevo bisogno lui era a disposizione su Reggio Calabria”. Ed alla domanda del magistrato Lombardo: “Bisogno di cosa?” il collaboratore di giustizia ha specificato: “Qualsiasi bisogno. Una volta, quando avevi a che fare con personaggi grossi, era una cosa ricorrente che ti dicevano siamo a disposizione. Si mise a disposizione di Franco Pino che sapeva essere soggetto di ‘Ndrangheta”. A conti fatti, secondo Pino Francesco, non serviva esplicitare la vicinanza di Paolo Romeo alla 'Ndrangheta: “perché se Romeo viene a Cosenza a dirmi che è a disposizione su Reggio Calabria… noi stavamo trattando questioni criminali, estorsioni, appalti” allora “non c'era bisogno di dirlo”.
La prossima udienza è stata rinviata a venerdì 8 giugno, alle ore 10.30, in cui sarà sentito il collaboratore di giustizia Calvaruso.

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