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Secondo giorno di requisitoria all'aula bunker di Caltanissetta

Secondo giorno di requisitoria nel processo sul depistaggio di via d'Amelio all'aula bunker di Caltanissetta. Davanti ai giudici del Tribunale di Caltanissetta sono imputati tre poliziotti del gruppo “Falcone e Borsellino”, Mario Bo, Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo perché accusati di calunnia aggravata dall’aver favorito Cosa nostra.
Ovvero di aver indotto a dichiarare il falso, mediante minacce, pressioni psicologiche e maltrattamenti, il picciotto della Guadagna, Vincenzo Scarantino, a raccontare falsità sulla strage del 19 luglio 1992 con dichiarazioni che portarono alla condanna di innocenti.
Il pm Stefano Luciani ha evidenziato quelli che sono stati gli approfondimenti della Procura nissena su alcune prove documentali, a cominciare dalla presenza di alcuni appunti, scritti di suo pugno a Scarantino.
“In atti - ha ricordato - c'è un elaborato periziato sulle manoscritture con conclusioni che portano alla riconducibilità di tutte le manoscritture che avete in atti, tanto quelle apposte su alcuni post-it e altre a margine di queste manoscritture, ad una sola mano scrivente, che è quella dell'odierno imputato Fabrizio Mattei. Proprio Mattei, ha continuato il pm presenterebbe uno “sdoppiamento di personalità nel corso dei processi. Abbiamo un Mattei 1 e un Mattei 2. Il Mattei 1 è quello dei precedenti processi che nel corso dell'esame 'Borsellino uno appello' Mattei si attribuisce la paternità dei post-it e degli appunti a margine. E risponde ad una domanda su un'annotazione affianco alla risposta di Scarantino. E in quella sede non si sogna di dire che quella non era una sua scrittura. Ma nella risposta dà per pacifico che quella era la sua manoscrittura, tanto è vero che in sede di controesame non fu fatta una domanda”.
Qualche anno dopo, però, c'è il "Mattei 2 che disconosce Mattei 1. Una certa manifestazione di questo sdoppiamento di personalità si era già avuto al processo Borsellino quater in cui disse 'Ricordo che ho scritto sui fogliettini, non mi pare proprio di avere scritto sui verbali'”. Secondo Luciani, poi, lo “sdoppiamento diverrà più evidente in questo processo. Ammettendo che alcune di queste manoscritture non siano ascrivibili a Mattei, cosa cambia? Il nulla più totale”.
E poi ancora “Mattei non ha detto il vero quando ha tentato di disconoscere la paternità di queste scritture poste a margine. Se si arrivano a rendere dichiarazioni che vengono smentite dalla realtà dei fatti evidentemente una motivazione c’è. Non puoi rispondere in esame con un ‘non lo so’ se ti viene chiesta se è tua la paternità di quelle manoscritture”.
Proseguendo la requisitoria si è rivolto direttamente all'imputato: “Ci dicesse una volta per tutte chi gli ha dato questi appunti. Se gli appunti sui verbali in possesso di Vincenzo Scarantino non erano tutti farina del suo sacco, ci dicesse una volta per tutti chi è stato assieme a lui a fare queste cose che gli vengono contestate. Sono passati 30 anni, è ora di dire basta. Se c’è stato dell’altro ditecelo”.
Successivamente Luciani ha anche ripreso le parole di Scarantino (“Mi hanno fatto studiare, mi dicevano quali erano le contraddizioni, mi hanno preparato”) per poi aggiungere che “tutto questo lavoro di indottrinamento, di aggiustamento di dichiarazioni nei confronti di Vincenzo Scarantino è servito per fare condannare la gente all'ergastolo”. E in questo quadro Mario Bo era il supervisore dell'attività fatta illegalmente, illecitamente da Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo. Ce lo confermano la moglie di Vincenzo Scarantino, Rosalia Basile, e lo stesso Scarantino.
E' una verità che emerge gridando dai documenti che abbiamo mostrato, che sono tutti attribuibili, tutti senza alcun dubbio, a Fabrizio Mattei sulla base della consulenza tecnica disposta dal pubblico ministero e non smentita dalla consulenza di parte. La difesa, da canto suo, non offre elementi per sgravare di responsabilità Mattei. E se mai residuasse un micro margine di dubbio, quella menzogna che ha retto per oltre 20 anni è spazzata via da Gaspare Spatuzza che ci dice che Scarantino aveva mentito”.
Dunque il magistrato ha mostrato alla corte tutte le annotazioni “particolari” presenti nei verbali in cui emergevano le contraddizioni di Scarantino.

Le anomalie dei brogliacci e il lampo di verità
Altro tema affrontato nella requisitoria è quello dei brogliacci delle telefonate registrate nel periodo in cui Vincenzo Scarantino si trovava nella località protetta a San Bartolomeo a Mare, in Liguria.
“Con somma sorpresa del pm questo processo ha offerto un lampo di verità del tutto inaspettato - ha affermato Luciani - In maniera forse un po' troppo ottimistica si era avuta la sensazione che questo muro contro il quale si era andati a cozzare più e più volte si stesse lesionando da qualche parte. L'illusione di un'udienza, perché poi sono intervenuti i mastri muratori a rattoppare la lesione e rafforzare il muro e l'argine che ci separa dalla ricerca della verità su questo tema importante. Parlo della deposizione di Giampiero Valenti e di tutto quello che ha aperto su un tema che era sempre aleggiato e sul quale era rimasta una coltre di fumo totale nei precedenti processi. Ed oggi me ne spiego le ragioni per cui quel dato veniva volutamente occultato da parte di tutti quelli che all'epoca facevano parte del gruppo Falcone-Borsellino nei processi. E il riferimento è la tematica delle intercettazioni a San Bartolomeo a Mare tra dicembre 1994 e metà giugno 1995”.
Il pm ha ricordato le varie testimonianze intercorse sul tema nel corso del processo, evidenziando anche che in molti neanche ricordavano la presenza del telefono nell'abitazione di Scarantino. Eppure ricordavano un'attività di intercettazioni telefoniche su un'utenza usata dal falso pentito. 
Non solo. Parlando sempre di Valenti, Luciani ha ricordato come quest'ultimo ha riconosciuto la propria firma sul verbale di chiusura dell'attività fatta a San Bartolomeo a Mare, ma al contempo ha “disconosciuto la corrispondenza al vero” in quanto non è mai stato in Liguria per redigere il verbale. “Nel verbale si dà atto della chiusura dei plichi - ha detto Luciani rivolgendosi alla Corte - Questo è un verbale redatto da un pubblico ufficiale e si attesta dove si è eseguita un'attività e che alle operazioni hanno partecipato delle persone che sono menzionate. Questa redazione è prevista per legge. Valenti dice che non è mai stato a San Bartolomeo a Mare e di non conoscere l'attività. Avrebbe quindi firmato un documento che gli fu sottoposto 'in fiducia sull'attività dei colleghi', ricordando anche che furono fatti firmare i brogliacci. Valenti, dunque, realizza che nella storia qualcuno era stato usato e strumentalizzato”.
Valenti, nel corso del processo aveva anche ricordato che durante il servizio con il collega Di Ganci ricevettero l'ordine di staccare il servizio di registrazione delle telefonate effettuate da Scarantino perché questi, a suo dire, avrebbe dovuto "parlare con i magistrati".
Ed ecco che nella requisitoria si è giunti all'analisi dei nastri.
Secondo le relazioni della Dia, depositate in atti, emergerebbero discrepanze tra i nastri rilasciati dalla macchina che registrava le telefonate fatte da Scarantino e i brogliacci che riportano le trascrizioni delle stesse conversazioni. 
La macchina ha registrato l’effettuazione di cinque telefonate in totale, una alla questura di Palermo e quattro anche a due magistrati che indagavano sull’attentato. Mentre nei brogliacci si parla di impossibilità di registrare per guasti tecnici. La tesi dell'accusa è che nel corso delle telefonate ad un certo punto la registrazione sia stata staccata volontariamente.
Quella, secondo l'accusa “era un'attività di controllo per il quale occorrevano delle manomissioni”.
“Ci sono troppe anomalie - ha detto Luciani - Ci sono innanzitutto tre anomalie che sono evincibili e che riguardano le operazioni di ascolto di tre fogli del brogliaccio che si compiono quando l'imputato Fabrizio Mattei è a San Bartolomeo al Mare”.
“Mattei - ha detto Luciani - non ci ha detto neppure che Scarantino aveva il telefono a casa a San Bartolomeo a Mare. Poi si è ricordato.
Tornando alle telefonate “saltate” nel processo è emerso che vi sono quelle che il falso pentito Vincenzo Scarantino avrebbe effettuato a numeri della procura di Caltanissetta e agli uffici della Questura di Palermo".
“Le telefonate di Vincenzo Scarantino saltavano, per una strana coincidenza, quando parlava con il pm Palma - ha detto il pm -. L'operatore annota 'guasto tecnico' e lo stesso accade quando viene fatta una telefonata a un numero fisso che corrisponde alla Procura di Caltanissetta". E cita una serie di numeri dei brogliacci. Poi parla anche di una telefonata in Questura in cui l'operatore “gli dice che la dottoressa Palma è impegnata in una udienza. Dal nastrino si effettua un altro controllo il 21 giugno 1995 e il 22 giugno 1995”. Certo è che va ricordato che le indagini della Procura di Messina riguardanti la dottoressa Annamaria Palma ed il dottor Carmelo Petralia si sono concluse con l'archiviazione.
Durante la requisitoria il pm ha ricordato i cosiddetti “problemi tecnici” presenti sui brogliacci delle telefonate di Scarantino che sarebbero emersi solo per alcune telefonate. “Qual è la firma del brogliaccio? - ha evidenziato - La conferma: è di Mattei”. Altra singolarità è che “risultano i tempi delle chiamate ma poi i nastri non registrano niente” mentre un altro progressivo sarebbe sparito “e nessuno ha provveduto a segnalarlo”, E poi ancora: "L'anomalia che viene segnalata è un vuoto di conversazioni di quattro giorni”. “Vi sono stati 5 controlli - ha proseguito - che sono evincibili sia sullo scontrino che sulla macchina, il che vuol dire che l'operatore era presente. All'ascolto il progressivo evidenzia degli impulsi relativo al numero chiamato che appare sul display, si sentono gli squilli ma nessuno risponde. Anche in questo caso non c'è dubbio che il brogliaccio sia firmato da Mattei”.
Nel corso del processo sulle anomalie sono stati auditi diversi testimoni che, al tempo, si occuparono proprio dell'ascolto delle telefonate. E per il pm tra le deposizioni si sono presentate alcune “contraddizioni”. “Con queste deposizioni - ha detto il magistrato - si voleva dimostrare che questa famosa macchina era costellata da frequenti anomalie e malfunzionamenti. Sui brogliacci veniva scritto che non si procedeva per anomalia o interruzione della macchina ma poi si è visto che c'erano eventi telefonici di diversi minuti. Un ingegnere, consulente della difesa, nella sua deposizione è venuto anche a parlarci del fatto che bisognava tenere conto del 'fattore stress'. Ma se la linea da registrare era solo una? E le conversazioni da ascoltare solo quelle?”.
Parlando delle anomalie Luciani ha poi sottolineato come nelle registrazioni non vi fossero state mai anomalie quando lo Scarantino parlava con i familiari o l'avvocato, mentre anomalie si registrarono per la Questura di Palermo, per la Procura di Caltanissetta o il cellulare della dottoressa Palma. “Questo Rt2000 ubicato a San Bartolomeo al Mare aveva la straordinaria capacità di generare eventi telefonici solo con determinate numerazioni - ha detto Luciani con forza - Questo è un fatto. E la motivazione la dice Maniscaldi in controesame quando dice che se si toglie 'play-rac' dall'Ur-4000 e si mette in pausa Rt2000 non si registra la telefonata, lo scontrino emette i dati ma non indica alcuna anomalia. Solo a fronte dello scontrino non si troverà la telefonata. Ed è quello che è accaduto. E in questo senso depongono tutte le prove del processo. E se così sono queste anomalie in generale che dimostrano in che modo procedevano questi signori. L'illegalità che contrassegnava il loro agire. Ed in particolar modo l'evento del 9 marzo 1995, nella sua complessità, a partire dalla telefonata 'Non me la sento più''di Scarantino. Fino ad allora è uno straordinario riscontro al coinvolgimento di Mario Bo e di Fabrizio Mattei all'indottrinamento di Vincenzo Scarantino che parte da Pianosa e arriva fino agli eventi che ci occuperemo nella prossima udienza”.
Il processo è stato quindi rinviato al prossimo 10 maggio dove si continuerà sempre presso l'aula bunker.

Foto © Shobha

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