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Sull'inchiesta mafia-appalti le difese vogliono sentire Pignatone, Lo Forte, Scarpinato, De Francisci e l'ex gip La Commare

Nuove richieste di audizioni testimoniali al processo sul depistaggio delle indagini sulla strage di via D'Amelio che vede imputati tre poliziotti, Mario Bo, Michele Ribaudo e Fabrizio Mattei, accusati di calunnia aggravata in concorso.
Nello specifico il Procuratore facente funzioni di Caltanissetta, Gabriele Paci, ha chiesto di sentire l'ex Procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, oggi avvocato, in seguito a quanto dichiarato di fronte alla Commissione regionale antimafia all'Ars.
"Secondo quanto emerso sulla stampa e così come confermato durante l'escussione a verbale di recente - ha detto Paci - sono emerse delle dichiarazioni rilevanti sul profilo della novità in ambito del processo. Nello specifico sulla confidenza fatta al Procuratore della Repubblica, Gianni Tinebra, la sera del 19 luglio o il giorno dopo, in cui si indicava il dottor Contrada come il soggetto a cui il collaboratore di giustizia Gaspare Mutolo fece riferimento al Procuratore Borsellino nel corso dell'interrogatorio. Una circostanza acclarata". Paci ha anche annunciato che l'ufficio potrebbe avanzare ulteriori richieste di escussione rispetto ad altri soggetti o in alternativa la semplice acquisizione documentale.
Rispetto all'ipotesi di citazione per Ingroia altre parti hanno anche chiesto che sia allargato il tema di prova rispetto alle considerazioni che furono fatte sul falso pentito Vincenzo Scarantino.
Altre richieste sono state avanzate dall'avvocato Scozzola (parte civile di Gaetano Scotto). In particolare ha chiesto al Tribunale di sentire come teste l'avvocato Santino Carmelo Foresta, già difensore di Scarantino, rispetto ad un fatto emerso nelle indagini della Procura di Messina. "Abbiamo appreso che il 2 settembre 1998 Scarantino fu sentito dalla Dda di Caltanissetta, nella persona della dottoressa Anna Maria Palma. Il giorno 16 settembre, non dimentichiamolo, è il giorno della famosa ritrattazione di Como. In questo interrogatorio del 2 settembre si è verificato che l'interrogatorio è ufficialmente iniziato alle ore 10.30, così come risulta dal verbale, mentre la registrazione dà atto che l'interrogatorio è avvenuto alle ore 11.04 come si evince dal verbale riassuntivo. Si evince, dunque che c'è un vuoto di mezz'ora. Foresta ha dichiarato che lo Scarantino in quel giorno ha detto apertamente che non voleva più collaborare con la giustizia e il dato non fu verbalizzato. E' importante questa dichiarazione perché presente come redattore del verbale vi era l'odierno imputato, Michele Ribaudo".


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Antonio Ingroia © Imagoeconomica


Altra richiesta rappresentata da Scozzola è l'esigenza di chiamare a deporre il killer catanese Maurizio Avola "al fine di verificare quanto è a sua conoscenza circa l'evento del 19 luglio 1992". "Ritengo in particolare un aspetto importante, ovvero che questi ha riferito al giornalista Santoro sulla sua presenza a Palermo e sul fatto che sarebbe lui il soggetto che ha visto lo Spatuzza, il quale non ha saputo fornire il nome e cognome del soggetto presente nel garage dove consegnò la Fiat 126".
Su richiesta delle difese la Procura ha anche confermato che metterà a disposizione delle parti l'esito delle indagini sulle dichiarazioni di Avola e sui riscontri eventualmente rinvenuti.
L'avvocato Giuseppe Seminara, che difende due dei tre poliziotti, alla fine dell'udienza ha chiesto di sentire l'ex Procuratore di Roma Giuseppe Pignatone, il Procuratore generale si Palermo Roberto Scarpinato, l'ex Procuratore di Messina Guido Lo Forte e altri due magistrati, Ignazio De Francisci e Sergio La Commare. L'audizione è stata chiesta per parlare dell'archiviazione dell'inchiesta su mafia e appalti. Il presidente del tribunale si è riservato di decidere alla prossima udienza che si terrà il 17 settembre, dopo la pausa estiva. In quella data verranno anche discusse altre richieste di 507 e verranno sentiti gli ultimi testimoni.
Intanto l'altro ieri si è conclusa la deposizione del consulente della difesa Luca Antonio Nicola Lapegna.
Tra le questioni affrontate anche il rischio che i nastri delle bobine con le intercettazioni di Scarantino, nel periodo in cui questi aveva vissuto nella località protetta di San Bartolomeo al Mare, si siano smagnetizzati. "Vi sono delle attività foniche con degli spazi lunghi inspiegabili - ha detto - per questo motivo mi faccio la domanda se questo spazio sia un errore o se vi sia il rischio che il nastro, ad oltre venticinque anni di distanza, abbia cedimenti. La mia è una preoccupazione tecnica anche perché dipende molto dal luogo in cui erano conservati questi nastri". Al contempo, però, ha anche spiegato alla Corte di non aver potuto esaminare i nastri ufficiali, ma di aver replicato le condizioni rispetto ad alcuni accadimenti che si erano verificati così come riportato durante le indagini e dalle testimonianze del processo.
Alla richiesta di specificazione del Procuratore Paci sulla possibilità di poter escludere eventi dolosi sulle registrazioni ha risposto: "Da tecnico posso dire che vi sono tre parametri, ovvero la presenza della corrente elettrica, quella della linea dedicata e la presenza dei tasti in posizione di lavoro nell'attività di intercettazione. La corrente elettrica è presente, perché ci sono delle informazioni che abbiamo potuto stampare. Il secondo dato è che se ci sono rumori caratteristici o mezzi toni sulla linea dedicata, allora significa che qualcosa è arrivato dalla linea. Poi c'è il nastro magnetico che si ottiene solo quando si è in fase di registrazione".

Foto di copertina © Imagoeconomica

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