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di Aaron Pettinari
Sentiti anche i poliziotti Ricerca e Castelli

Il procuratore aggiunto Paci deposita nuovi atti

"Il tentativo di ritrattazione di Scarantino nel 1995 e la ritrattazione di Como del 1998? Onestamente, anche sforzandomi, non ricordo né il 1995, quando voleva fare l'intervista, né il 1998 quando ha ritrattato. Probabilmente ne ho sentito parlare e qualche commento con qualche collega l'avrò anche fatto ma non con la Squadra mobile di Palermo. Con loro avevo perso i contatti". E' così, tra diversi "non so" e "non ricordo", che l'ex questore di Bergamo, Vincenzo Ricciardi, ha risposto durante il controesame alle domande dell'avvocato Giuseppe Scozzola. Il funzionario è stato sentito nel corso del processo che si celebra a Caltanissetta, sul depistaggio per le indagini successive alla strage di via d'Amelio e che vede sul banco degli imputati tre poliziotti, Mario Bo, Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo, accusati di calunnia aggravata dall'aver favorito Cosa nostra.
Così come aveva fatto durante l'esame del pm Ricciardi ha ribadito quelle che erano state le sue perplessità sul falso pentito della Guadagna. "Vincenzo Scarantino, in un interrogatorio risalente al 12 settembre del '94, si rimangiò tutto quello che aveva riferito nell'interrogatorio di un mese prima - ha raccontato il teste - Le mie perplessità erano anche una questione di pelle. Che lui avesse rubato la macchina era sicuro che poi fosse anche un personaggio importante ho avuto dei dubbi di cui parlai con Arnaldo La Barbera e la dottoressa Boccassini. Quando? Sicuramente prima che lei partisse. Era ottobre 1994 ed eravamo negli uffici della Criminalpol di Palermo. Ad un certo punto rimanemmo soli io e lei e mi chiese cosa pensassi. Le disse che c'era qualcosa che non mi convince. Lei invece non disse niente a me. Seppi della sua lettera solo dopo, nel 2000".
Proseguendo l'esame, alla domanda se quelle dichiarazioni ondivaghe venissero verbalizzate il teste ha risposto: "Non credo. Cosa si doveva verbalizzare? Che quando parla un soggetto per dire una cosa ci mette dieci parole in più del necessario?". Ricciardi, manifestando anche un po' di nervosismo, ha anche raccontato che nel corso degli interrogatori potevano anche esserci state pause "ma molto brevi, questione di minuti. Come si fa in pochi minuti a indottrinare una persona come Scarantino? Non sapeva nemmeno parlare l'italiano".

la barbera boccassini bn

Arnaldo La Barbera e Ilda Boccassini


Ricciardi ha confermato di essersi recato a San Bartolomeo a Mare nel giorno dell'insediamento della famiglia Scarantino nella casa ed anche di essere stato presente nei luoghi per un periodo di una settimana ("Ricordo che ci furono interrogatori per sei giorni di seguito. Le uniche persone con cui dialogavo quando andavo a casa di Scarantino erano i bambini, con la moglie non ci ho mai parlato"). Quindi ha escluso che il falso pentito gli abbia "mai parlato di denaro che gli era stato promesso". A proposito invece del falso collaboratore Francesco Andriotta, Ricciardi ha detto di non averlo conosciuto dal primo dicembre 1992 al 30 maggio 1994. "Nel carcere di Busto Arsizio - ha continuato l'ex questore di Bergamo - non ci sono mai stato. Non ci sono mai stato prima della detenzione di Andriotta, durante o dopo. Non so neanche dove si trova quel carcere. In merito allo scappellotto ad Andriotta si figuri se io do uno scappellotto al primo ergastolano che vedo". Poi ha aggiunto: "Mai sentito dire da Bo che dovevano essere corrette le dichiarazioni di Scarantino".
Dopo Ricciardi a salire sul pretorio è stato il poliziotto Alessandro Ricerca, ex appartenente del Gruppo Falcone e Borsellino. In merito alle attività svolte a San Bartolomeo a Mare ha raccontato che il compito dei poliziotti del Gruppo era quello di "occuparsi delle necessità del collaboratore". Rispondendo alle domande del procuratore aggiunto Gabriele Paci ha confermato che il telefono presente nell'abitazione fu messo sotto controllo ma ha spiegato che "quelle non erano intercettazioni telefoniche classiche. Io non le ho mai eseguite ma ricordo che si andava un tantum a vedere se vi fosse il nastro. Non c'era un servizio di ascolto dedicato e permanente. Questo è sicuro".
Successivamente è stata sentita anche Caterina Castelli, ex appartenente del gruppo Falcone-Borsellino. "Per due volte andai nella zona di Imperia, in quanto donna io accompagnavo la moglie di Scarantino ed i bambini in caso di necessità - ha ricordato - Non ho un ricordo preciso dei periodi. Intercettazioni telefoniche a Scarantino? Non ho ricordo in questo momento ma non lo escludo". Rispondendo alle domande dell'avvocato Scozzola è poi tornata sul punto, nel momento in cui le è stato mostrato un verbale del 10 luglio 1995, sull'esecuzione di intercettazioni telefoniche in cui si attesta proprio che a prendere parte a quel provvedimento vi erano gli ufficiali di Pg, oltre alla stessa Castelli, anche Giampiero Valenti, Ribaudo, Di Gangi e Santoro: "Io non ricordo di aver sentito una sola telefonata - ha detto la teste che ha comunque riconosciuto la firma sul documento - Però può essersi verificato che ero presente all'atto di chiusura delle intercettazioni e, in quanto più alto in grado, ho firmato il verbale. L'operazione di chiusura non vuol dire che si sono compiute operazioni di ascolto".
L'udienza è stata rinviata alla prossima udienza del 4 ottobre quando saranno sentiti i testi Crocetta, Milo, Verdini e Biasiato.

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