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processo big000Al Capaci bis il collaboratore di giustizia ascoltato dopo l'intervista a La Repubblica
di Aaron Pettinari
E' un'udienza alquanto anomala quella andata in scena venerdì pomeriggio al processo Capaci bis, effettuato in trasferta presso l'aula bunker di Firenze, e che vede imputati
Salvo Madonia, Vittorio Tutino, Cosimo Lo Nigro, Giorgio Pizzo e Lorenzo Tinnirello. Se il giorno precedente è stata la prima volta del neo pentito Cosimo D'Amato ieri è stata la volta del collaboratore di giustizia Gioacchino La Barbera, richiamato per la seconda volta a deporre innanzi alla Corte d'assise di Caltanissetta presieduta da Antonio Balsamo. L'esigenza di questa nuova audizione è nata di seguito ad un'intervista rilasciata a La Repubblicalo scorso settembre, dove l'ex boss di Altofonte forniva diversi elementi di novità in particolare rispetto all'omicidio Lima e lo svuotamento del covo di Riina con le carte che sarebbero state consegnate a Matteo Messina Denaro.

Un'esame di due ore dove il collaboratore di giustizia ha in parte smentito l'intervista, anche negando di aver affermato certe cose, anche se nel complesso restano aperti diversi interrogativi. Se in alcuni passaggi, ha fatto notare il pm, effettivamente il testo scritto non coincide con quanto risulta dalla sbobinatura della registrazione dell'intervista, dall'altra le giustificazioni presentate rispetto ad alcune dichiarazioni rese alla giornalista Raffaella Fanelli si commentano quasi da sole e non convincono. Dal “non so nulla” al “forse ho esagerato io con la giornalista” per concludere con il “Perché l'ho detto? Per farmi bello”. Elementi che certo non contribuiscono a fare chiarezza soprattutto di fronte a dichiarazioni impresse su un nastro. Così, punto per punto, il pm nisseno Stefano Luciani ha sviscerato i principali temi sviluppati dall'ex boss di Altofonte nell'intervista, avvalendosi anche della trascrizione audio della stessa per cui vi sono delle contraddizioni rispetto a quanto riferito in passato.

Emanuele Piazza e l'uomo ignoto in Cosa nostra
Primo tema affrontato è stato quello dell'uomo misterioso, giunto a Capaci con Nino Troia, e quel riferimento alla scomparsa di Emanuele Piazza. (“C'era un uomo, durante la preparazione della strage di Capaci, che non avevo mai visto prima. Non era dei nostri, era sui 45 anni. Arrivò con Nino Troia, il proprietario del mobilificio di Capaci dove fu ucciso Emanuele Piazza, un giovane collaboratore del Sisde che pensava di fare l'infiltrato”, era scritto nell'articolo ndr). “Su Emanuele Piazza non so nulla – ha detto ieri – Quello che so l'ho appreso dai giornali”. Eppure, così come fatto notare dal pm, in uno scambio di sms con la giornalista, è proprio lui a confermare con un “Sì” secco ad una domanda articolata (“il Nino Troia di cui mi parli era quello del mobilificio di Capaci dove portarono Emanuele Piazza?”, ndr). “Con quel sì volevo togliermi il messaggio – ha spiegato in aula il teste – Non intendevo che conosco i fatti. Assolutamente no. Ma era per non spiegare con un messaggio che poteva essere lungo. E' una fantasia sua”. Riguardo all'uomo sconosciuto in Cosa nostra giunto con Troia La Barbera ha ribadito, di non aver riconosciuto lo stesso nelle fotografie che gli sono state mostrate dagli inquirenti ma di non aver mai detto che “evidentemente mi sono state mostrate le foto sbagliate” né di aver parlato dello stesso come di un soggetto appartenente ai servizi segreti. Un dato che lo stesso pm Luciani conferma in base alle trascrizioni dell'audio aggiungendo che “l'ipotesi che viene fatta su quell'uomo è che fosse il proprietario del villino così come aveva riferito in passato”.

I verbali di Gioé
Altro tema caldo è proprio quello del suicidio di Gioé su cui l'ex boss di Altofonte ha espresso diverse considerazioni. Nell'intervista La Barbera parla di funzionari che avrebbero fatto verbali con Gioé, “amici della Dia” contro cui non può andare anche perché “se non dicono la verità quelli che hanno fatto i verbali perché non lo dicono? Io non lo so”. Ed è proprio su questo che il pm Luciani insiste particolarmente evidenziando come non vi siano differenze tra la trascrizione audio dell'intervista e quanto pubblicato su “La Repubblica”. “E' vero che lei ha sempre detto di aver saputo dallo stesso Gioé che stava facendo verbali, ma da queste parole – ha incalzato il magistrato – io sono autorizzato a ritenere che lei sa queste cose dei colloqui investigativi, dei verbali, che questi presi e fatti sparire anche perché poi a suo dire 'se dice queste cose si mette contro amici'”. La Barbera ha cercato di ridimensionare: “Io non so cosa succedeva nei vari interrogatori. E' lei (la giornalista) che ha esagerato un pochino a scrivere come se sapessero qualcosa, ma non ho detto così”. Ma Luciani ha incalzato: “Quello che lei dice lo fa in una registrazione ed è riportato fedelmente nel pezzo giornalistico”. A quel punto è lo stesso La Barbera ad aver ammesso: “Ho esagerato un po’ perché sicuramente ci sarà qualche verbale.. io non lo so però lì parlando con la giornalista ho esagerato nel dire che si sono fatti verbali. Io l’ho pensato e si pensava che lui stesse collaborando con giustizia ma si parla di verbali tra virgolette, sono cose che penso io ma non sono a conoscenza diretta di verbali scritti”. Nonostante le spiegazioni, però, resta la domanda aperta su quella frase espressa dal pentito in maniera non dubitativa sull'esistenza di verbali, poi fatti sparire, con l'allusione che gli stessi possano essere legati alla morte di Gioé, che non sarebbe certo avvenuta con un suicidio.

L'incontro del “Capo dei capi” con Mannino
Durante l'esame il pentito, ha smentito se stesso dicendo di non essere a conoscenza di incontri tra Riina e l'ex ministro Calogero Mannino o fra mafiosi e generali. Se sul secondo punto il pm Luciani ha dato atto che “nei file audio non vi è traccia di sue dichiarazioni che dicono di riunioni con generali”, su quegli incontri tra il Capo dei Capi e l'ex parlamentare della Dc nelle trascrizioni appare evidente come sia proprio La Barbera a confermare più volte il fatto (“Ma questo incontrava il latitante...invece di farlo arrestare lo incontra?” chiedeva la giornalista. E La Barbera rispondeva: “Certo, infatti quando poi si è fatto un po’ un passo indietro che si è visto che è cambiato un po’ tutti ognuno si doveva giustificare”). Anche in questo caso l'ex boss di Altofonte non è stato troppo convincente nella giustificare quelle parole: “No non l’ho mai saputo. Sono usciti fuori questi discorsi fatti così tra persone.. ma non esiste.. si doveva ammazzare, di tutto quello che ero a conoscenza ho parlato con i magistrati”. Quindi il pentito ha lamentato di non sapere di essere stato registrato, alimentando una polemica con la giornalista. Al tempo stesso però, rispondendo alle domande del pm, ha ammesso di aver dato l'ok per l'intervista. Partendo dal fatto che vi è un audio-video che può chiarire sicuramente ogni aspetto resta aperto, come ribadito dal pm, il quesito è semplice. Perché queste cose le dice alla giornalista? La risposta la dà lo stesso La Barbera: “Per farmi bello... non lo so nemmeno.. e se l'ho detto non è verità. Quello che è valido è ciò che dico ai magistrati”.

Dai Servizi dietro all'omicidio Lima alle carte di Riina per Messina Denaro
Altro tema delicato presente nell'intervista rilasciata a La Repubblica è quello del coinvolgimento dei Servizi per l'omicidio Lima. Rispondendo alla Fanelli aveva detto di sapere che c'era qualcuno sul Monte Pellegrino ma oggi La Barbera ha smentito: “Io so che c'è stato un periodo che Salvatore Biondino mi ha partecipato che attenzionavano da là la casa del dottor Falcone all'Addaura perché si diceva che portavano là Salvatore Contorno quando tornava a Palermo, siamo a fine '92. Nel racconto magari mi riferivo a questo”. Ma Luciani ha incalzato: “Vede nella registrazione emerge altro. Lei non parla in questi termini. Lei dice che 'conta poco se poteva esserci una collaborazione dei servizi segreti, perché c’era Monte Pellegrino' e lo fa riferendosi all'omicidio Lima”. A quel punto La Barbera ha ammesso: “Niente presidente.. ho detto una cosa non vera.. se l’ho detta nella registrazione”. Ed il pm ha replicato: “Il se lo togliamo”. Genericamente il pentito ha poi smentito di aver mai saputo di un coinvolgimento di Cosa nostra su gravi fatti di sangue anche se “L'unica volta che mi hanno parlato di un coinvolgimento dei servizi segreti con Cosa nostra è stata per la vicenda di Paolo Bellini”. La Barbera ha anche detto di non saper nulla di verbali spariti in merito al confronto avuto con Vincenzo Scarantino nel gennaio 1995, confermando di aver visto lo stesso solo in quella occasione, e di non aver mai saputo se all'interno della macchina che consegnò ai trapanesi nel 1993 vi fossero stati nascosti i documenti nascosti nel covo di Riina. Sull'esistenza di una trattativa tra Stato e mafia il collaboratore di giustizia ha aggiunto che “stando ai fatti ho sempre risposto che per le cose che sono successe ci doveva essere una trattativa. Posso dedurlo, ma non conosco fatti o colloqui venuti fra cosa nostra e politici. La mafia, doveva trattare con lo Stato per il 41 bis, per la legge sui collaboratori. Ma alla domanda secca, 'ci fu la trattativa Stato-mafia?', non so rispondere. Quando ci sarebbe stata? Da prima di Capaci fino al mio arresto. Credo che ci siano state durante o prima”. Infine La Barbera ha detto di non sapere nulla riguardo all'omicidio Mattarella mentre nell'intervista dello scorso settembre è riportato che lo stesso sapeva che era “voluto da politici”. “Di questo – ha detto Luciani nel porre la domanda – non vi è traccia nelle registrazioni e nelle trascrizioni. Questo lo ha detto alla giornalista?”. “Sì forse sì – ha confermato il pentito – A volte uno si espone un po' di più, ma mi concentro quando parlo con magistrati o con il Presidente, non con una giornalista e a volte mi lascio andare con qualcosa di più ma la verità è questa. Non so neanche chi ha partecipato a quell'omicidio, ero piccolo, avevo 19 anni, quello che so è quello che ho letto dopo”. Al termine dell'audizione il Presidente Balsamo ha deciso di acquisire il verbale dell'8 ottobre 2015 del pentito e le registrazioni audio-video dell'intervista. Il processo è stato quindi rinviato al prossimo 6 novembre.

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