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tribunale caltanissetta bigL'udienza è terminata ed è stata rinviata a domani ore 12.
di Miriam Cuccu

Le fasi di recupero dell’esplosivo per l’attentato a Falcone

Solo un mese fa è stato reso noto il pentimento di Cosimo D’Amato, pescatore di Santa Flavia (Palermo) già condannato in abbreviato a 30 anni per la strage di Capaci e, sempre all'ergastolo in abbreviato, per le stragi del ‘93 di Roma, Firenze e Milano, per aver fornito il tritolo. Oggi il neo collaboratore di giustizia parlerà per la prima volta in un’aula di tribunale, davanti alla Corte d’Assise di Caltanissetta che celebra il processo “bis” per la strage di Capaci.
D’Amato, arrestato nel novembre 2012, è accusato in particolare dal pentito Gaspare Spatuzza, ex mafioso di Brancaccio. Secondo le parole del collaboratore fu proprio D’Amato a recuperare l’esplosivo nel mare siciliano, a Porticello, prelevandolo da ordigni bellici rimasti inesplosi e risalenti alla seconda guerra mondiale. Esplosivo usato per gli attentati in continente ma anche, secondo l’accusa, per l’uccisione in Sicilia del giudice Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e degli agenti di scorta Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani. Il pescatore di Santa Flavia, con la sua collaborazione, potrebbe ora fornire un importante riscontro alla ricostruzione di parte della verità sulle stragi.
“Ci recammo a Porticello – ha raccontato Spatuzza sempre al Capaci bis, ricostruendo le fasi di recupero del tritolo – dove trovammo un uomo, un pescatore di nome Cosimo (D'Amato, ndr) aveva circa la mia età dell'epoca. Tempo dopo capii che era in qualche modo parente con Cosimo Lo Nigro (imputato al processo insieme a Lorenzo Tinnirello, Salvo Madonia, Vittorio Tutino e Giorgio Pizzo, ndr). Assieme a lui andammo su un peschereccio attraccato al molo da dove recuperammo dei cilindri dalle dimensioni di 50 centimetri per un metro legati con delle funi sulle paratie della barca. Successivamente constatai che al loro interno vi erano delle bombe”.
Sulla strage di Capaci D’Amato, la cui collaborazione risale al dicembre 2014, in un confronto con Spatuzza ha dichiarato di aver fatto “da tramite tra mio cugino Cosimo Lo Nigro e i pescatori di Porticello ogni volta che questi avevano reperito in mare delle bombe” spiegando che quelle fornite per le stragi “erano legate a delle funi sulle due paratie della barca ed erano sommerse a circa mezzo metro sotto il pelo dell’acqua. In quella occasione venne mio cugino Cosimo con un’altra persona a Porticello e mi presentò quella persona come Gaspare (Spatuzza, ndr). Rividi questa persona altre due volte”. Nella fase del trasbordo, ha aggiunto, “effettuammo le operazioni dalla banchina per comodità, perché più vicini all’auto dove si dovevano collocare i fusti con l’esplosivo” poi collocati “su una Renault 9 i cui sedili vennero ribaltati. Ricordo che faticammo un po’ a mettere il secondo fusto perché non c’era sufficiente spazio”. Un secondo prelievo avvenne, ha ricordato il neo collaboratore, nella spiaggia di Sant’Elia: “Si dovevano scendere scale in pietra, strette e che finiscono sugli scogli, un telo cerato ricopriva gli involucri dove c’erano sacchi neri da spazzatura che ricoprivano gli ordigni. Li presero Cosimo Lo Nigro e Gaspare Spatuzza, risalimmo le scale e ce ne andammo”.

In foto: il tribunale di Caltanissetta

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