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spatuzza green effdi Francesca Mondin
Luciani: “Spatuzza collaboratore principe dell'attendibilità”

Nel secondo giorno di requisitoria al processo Borsellino quater il pm Stefano Luciani ha speso gran parte dell'udienza per sottolineare e dimostrare l'attendibilità del collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza che dopo ben 12 anni di 41bis nel 2008, in seguito ad una crisi mistica, si auto accusò del furto della Fiat 126 utilizzata per la strage. Un fatto dirompente che smentì le dichiarazioni di Vincenzo Scarantino su qui si erano basati i processi per la strage di Via d'Amelio fino a quel momento, il falso pentito che successivamente ammise di aver mentito su pressioni dei alcuni componenti del gruppo Falcone e Borsellino, durante le primissime indagini.
“Spatuzza – ha detto il magistrato - è il collaboratore principe dell’attendibilità perché dice sempre le stesse cose, non c'è mai un oscillazione o una contraddizione rispetto cose fondamentali che dice”.
Una prova esemplare descritta dal pm fu il riconoscimento del posto esatto in qui fu rubata l'auto e il garage in cui fu portata. “In seguito al un corretto riconoscimento fotografico del posto ci fu il sopralluogo e dopo 12 anni che Spatuzza non metteva piede a Palermo lo portammo lì e gli chiedemmo di indicarci il posto esatto in cui aveva rubato l'auto e lui ci portò ed indicò al millimetro lo stesso punto indicato dalla proprietaria Pietrina Valenti” nonostante quel luogo era mutato nel tempo ed ora “presenti delle grossissime fioriere” che impediscono qualsiasi posteggio. Molti elementi emergenti dalle indicazioni dell'ex boss di Brancaccio sulle fasi che portarono la macchina ad essere l'autobomba che causò la strage di via d'Amelio (furto, ripristino efficienza, recupero batteria auto, spostamento vettura e furto targhe) “coincidono e si incastrano con elementi dei precedenti processi - ha spiegato il magistrato - Spatuzza toglie tessere malate del puzzle per inserire quelle sane”.
E' stata toccata solo marginalmente la presenza del “soggetto misterioso non appartenente a Cosa nostra”, nel garage di Villasevaglios dove verrà trasportata la Fiat 126 per essere imbottita di esplosivo. Luciani ha però sottolineato che “può essere una chiave di volta importante questo punto sul quale dovranno concentrarsi ulteriormente le investigazioni perché provengono da questa fonte attendibile”.
Di lui Spatuzza aveva dato una descrizione povera, tuttavia, quelle informazioni avvallerebbero l’ipotesi di una partecipazioni esterna a Cosa nostra nella strage: “Non era un ragazzo, né un vecchio, doveva avere 50 anni. Non l’avevo mai visto prima, né lo vidi dopo quella volta. Di certo non era di Cosa nostra. Ma non mi allarmò la presenza di quell’uomo perché se era lì era perché Giuseppe Graviano lo voleva. In questi anni mi sono sforzato di dare indicazioni su di lui, ma lo ricordo come un negativo sfocato di una foto”. Poi nel giugno del 2013, nella sua deposizione a questo stesso processo aveva aggiunto qualche dettaglio: “Ho fatto pure una descrizione, effettuando un riconoscimento fotografico ma non è che posso dire cose. Tra le possibilità c'è che possa appartenere alle forze dell'ordine e la mia vita la gestiscono loro, sono io la prima persona ad avere interesse a vederla in carcere. Ma proprio non ricordo. Questo è un mistero fondamentale da risolvere e io sono qui per la verità”.

Pm dimostra responsabilità Tutino nella strage in via d’Amelio
Il pm Luciani nella requisitoria ha evidenziato la responsabilità del mandamento di Brancaccio come “unico che ha avuto un protagonismo tanto in Capaci quanto via d’Amelio quanto nelle stragi '93 '94, pur a fronte di una mutevolezza di protagonisti Brancaccio è il filo conduttore dei fatti dal '92 al '94”.
Il magistrato ha poi sottolineato come “già con il quadro offerto dalla sentenza Borsellino bis la prova d'alibi di Graviano (di non essere a Palermo in quel periodo) era stata smontata ma dal 2011 il quadro si implementa ulteriormente perché inizia a collaborare anche Fabio Tranchina” autista di Filippo Graviano. “Tranchina – ha spiegato il pm – parla di due circostanze, una la prima settimana di luglio 92 l’altra la settimana antecedente la strage di via d’Amelio, nella prima occasione Graviano lo conduce in via d’Amelio e dice di procurargli un appartamento in quella zona in contanti”.
Riferendosi poi all'imputato Vittorio Tutino, uomo di fiducia dei Graviano che si è sempre chiamato fuori da ogni implicazione con la strage Luciani ha sottolineato: "Sulla responsabilità di Vittorio Tutino nella strage di via d'Amelio c'è un complesso di prove monumentale". E nel delineare la responsabilità di Tutino ha elencato i diversi collaboratori che confermano il suo coinvolgimento: "Spatuzza ha parlato del suo coinvolgimento nel furto della Fiat 126 usata come autobomba in via d'Amelio. Il pentito di 'ndrangheta Francesco Raimo ha offerto un altro prezioso riscontro, raccontandoci che quando era detenuto con Tutino, quest'ultimo, non appena ricevette l'avviso di garanzia per la strage di via d'Amelio, ebbe il timore che Spatuzza poteva averlo tirato in mezzo per il furto della macchina. E ci sono anche le dichiarazioni di Vito Galatolo, al quale, nel '92, Tutino consigliò di chiudere un parcheggio che lui e alcuni suoi familiari gestivano nei pressi di via d'Amelio". Secondo il racconto di Galatolo, Tutino, dopo l'attentato a Borsellino, gli disse: "Hai visto cosa è successo? Te l'avevo detto di non andare in quel parcheggio".
Con la giornata di oggi il pm Stefano Luciani ha completato il suo intervento riguardo la posizione di Vittorio Tutino. La requisitoria della pubblica accusa continua domani.

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