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via-damelio-c-fotogrammadi Miriam Cuccu - 3 luglio 2015
L’ispettore Castagna al Borsellino quater: “Così abbiamo ricostruito il percorso della Fiat 126”
Delle nuove indagini su via D’Amelio partite con le rivelazioni del pentito Gaspare Spatuzza, ex mafioso di Brancaccio che ha riscritto la storia dell’attentato al giudice Borsellino, l’ispettore di polizia giudiziaria Claudio Castagna se ne occupò “quasi in via esclusiva” dal 2004, anno in cui prese il via la nuova inchiesta a Caltanissetta, dove all’epoca prestava servizio. Al processo Borsellino quater Castagna racconta dei sopralluoghi svolti per accertare le rivelazioni shock di Spatuzza, autoaccusatosi del recupero della 126 poi imbottita di tritolo. Smascherando così i falsi collaboratori di giustizia, tra cui Vincenzo Scarantino, che oggi accusa gli ex appartenenti al gruppo investigativo Falcone e Borsellino per averlo costretto a dire false verità.

In via Sirillo a Palermo, luogo in cui la 126 è stata rubata “ho effettuato il sopralluogo con Spatuzza e con la signora Valenti (proprietaria della macchina, ndr) tutti e due hanno indicato lo stesso luogo, con un margine di pochi centimetri di differenza” diversamente da Salvatore Candura, rivelatosi poi uno dei falsi pentiti: “Lui invece - specifica il teste - sosteneva che fosse posteggiata davanti all’ingresso dello stabile”.

Quindi, Spatuzza riferisce di aver portato l’autovettura da via Sirillo a via Gaspare Ciprì: “Ci aveva indicato un magazzino a Brancaccio” che dal luogo del furto distava “meno di due chilometri. Qui aveva ricoverato la macchina appena rubata”. Il veicolo, però, necessitava di essere riparato alle ganasce dei freni. Per questo Spatuzza, racconta ancora Castagna, “preferì spostare la macchina in un altro garage di sua disponibilità, dove abitualmente teneva i veicoli rubati. Sopra il garage abitavano parenti della moglie. Abbiamo individuato il garage in via S81, sopra il quale abita una certa Rosa Taormina, parente di Rosalia Mazzola, moglie di Spatuzza”. Da qui, la 126 va in un garage in zona Fiera di Palermo, a poca distanza da via D’Amelio. La descrizione del pentito di Brancaccio coincide con gli accertamenti precedentemente svolti dalla polizia scientifica: “C’era una sorta di ufficio sopraelevato, una scala che dava accesso a una sorta di soppalco, per quanto fosse in stato di abbandono, l’ufficio era arredato con tanto di bagno. Abbiamo cercato di capire se nel corso degli anni ci fossero modifiche, sentendo gli amministratori condominiali dagli anni Novanta all’epoca degli accertamenti, ma hanno escluso che fossero stati compiuti lavori. Abbiamo acquisito anche la planimetria e corrispondeva”. Successivamente, prosegue l’ispettore, il gruppo di fuoco“ha fatto un giro per Palermo nel quartiere di loro competenza criminale per cercare di reperire delle nuove targhe di un’altra fiat 126”. Il tentativo va a buon fine nella carrozzeria Orofino (quella che Scarantino aveva indicato come il luogo in cui la 126 fu imbottita di esplosivo). “Sapevamo del luogo dove furono asportate le targhe – precisa Castagna – perchè Orofino sporse denuncia il lunedì successivo. Spatuzza ha difficoltà ad individuare il posto perchè non c’è più nulla (trattandosi di un’autocarrozzeria abusiva, la capitaneria di porto aveva demolito tutto, ndr) ma ci indica le traverse adiacenti, una di queste l’aveva imboccata per arrivare all’officina”.

Foto © Fotogramma

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