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di Francesca Scoleri - 31 marzo 2015

Il Maresciallo Masi ai giovani: “Informatevi per evitare di mandare in Parlamento chi tratta con la mafia e finge di non capire che corruzione politica e criminalità organizzata sono due facce della stessa medaglia”
“L'impegno alla legalità nel nostro presente”, questo il titolo dell'incontro che si è tenuto nell'istituto Amaldi-Sraffa di Orbassano, nella difficile cintura torinese. L'iniziativa nasce dall'impegno fortemente sentito della docente di filosofia Josephine Nicolaci che già l'anno scorso aveva regalato a mille studenti del Liceo Volta un'iniziativa simile “liberi dalle mafie” insieme a Salvatore Borsellino e Saverio Masi.

Protagonisti dell'evento di Orbassano, Saverio Masi e Anna Maria Fiorillo. Il primo è un Maresciallo dei carabinieri noto alla cronaca per essere uno dei testimoni nel processo più ostacolato d'Italia, il processo sulla trattativa Stato-mafia. Masi, oggi capo scorta del Pm Di Matteo, denuncia, e non è l'unico a farlo, ostacoli posti dai suoi superiori alla cattura di boss di spicco come Bernardo Provenzano e Matteo Messina Denaro.

Anna Maria Fiorillo è il Sostituto procuratore dei minori a Milano che smascherò pubblicamente le menzogne dell'ex ministro degli interni Roberto Maroni, sull'eclatante vicenda della minorenne Ruby, la prostituta marocchina che frequentava la casa dell'ex Presidente del consiglio Silvio Berlusconi insieme ad altre prostitute, come riferito da media e come accertato in fase processuale.
Il Magistrato non esitò a dichiarare come false, le affermazioni secondo le quali, lei avrebbe autorizzato l'affidamento di Ruby all'ex consigliere regionale Nicole Minetti la sera in cui la minore fu portata in questura accusata di furto.

Ospite dell'evento anche l'associazione, da me rappresentata, CosaPubblica contro la corruzione.

Sul maxischermo della sala che ospitava l'incontro, una breve e significativa ricostruzione dei fatti dagli anni in cui operavano Falcone e Borsellino fino ai giorni nostri, ha introdotto i ragazzi nel fulcro di vicende inquietanti che ancora oggi sono avvolte dal mistero.

Il primo intervento, quello del Maresciallo Masi che ha riservato grande attenzione ad uno dei problemi più grossi che vive il nostro Paese, “l'informazione deviata” e parla dei piccoli e significativi cambiamenti cui il Paese deve aggrapparsi: “La ricerca della verità è ormai indirizzata ai veri autori del disfacimento morale del nostro Paese, appartenenti ad una classe politica ed istituzionale più che mai corrotta ed intestardita a mantenersi attaccata alle poltrone del potere”.
Ma, prosegue il Maresciallo Masi. “L'intelligenza ed il senso critico mostrati dai cittadini ha ormai interrotto un meccanismo perverso messo in atto negli ultimi decenni da compromessi e logiche massoniche. I giovani hanno risposto con la cultura dell'informazione a chi voleva negar loro l'evidenza di una verità ormai sotto gli occhi di tutti e questo nonostante presunti giornalisti continuino ancora oggi a parlare di presunta trattativa tra lo Stato e la mafia”.

Masi, prosegue il suo intervento leggendo ai ragazzi alcuni punti posti dalla P2 come essenziali per la nascita di una governance avversa alla democrazia, il più suggestivo quello sull'informazione “manipolata” al fine di ottenere un'opinione pubblica priva di reale conoscenza dei fatti.
E sempre restando in tema, prosegue: “In questo periodo assistiamo a continui e spudorati attacchi all'antimafia e mai, invece, a quel complesso e variegato sistema criminale che comprende non solo la mafia ma anche la massoneria e i servizi segreti deviati. Sul vero anti Stato è calato un silenzio assoluto ne si parla mai di leggi appropriate per contrastare la dilagante e devastante corruzione politica, vero cancro della nostra democrazia”.

FOTOGALLERY © A. Lercara


Si addentra poi nel racconto vivo di cosa nostra e dei meccanismi che hanno portato alla sua ascesa continua e costante grazie al supporto di politici e pubblici ufficiali corrotti. L'attacco sferrato ai magistrati Falcone e Borsellino e a molti altri servitori dello Stato prima di loro, e le trame, ancora indicibili, che ne hanno favorito il dominio sui territori da essa occupati.
“Il fatto che la magistratura accerti una verità assoluta su casi corruzione politica e che questa verità venga taciuta o stravolta sugli organi di informazione, serve esclusivamente a mantenere inalterato lo stato di incompiutezza della nostra democrazia. Serve anche a rendere vano lo sforzo della magistratura teso invece a renderci liberi e ad avere una giustizia sociale degna di un Paese che si vuole definire democratico.
“Forse anticipo una risposta ad una vostra domanda successiva che spesso mi viene naturalmente e spontaneamente posta”- prosegue Masi - “E cioè, quali siano le mie reali paure nel mio attuale impiego, e la risposta è sempre la stessa. Ciò che mi lascia perplesso, ancor più delle minacce di morte che Riina rivolge ai magistrati di Palermo, è il silenzio. Il silenzio delle istituzioni, il silenzio dei giornali, il silenzio delle trasmissioni televisive e della quasi totalità degli attori sociali.
Silenzio imposto che vuol dire isolamento, quell'isolamento che anche in passato ha costituito un fattore imprescindibile per tessere trame oscure di potere, quelle che hanno imprigionato la nostra democrazia, governata a suon di stragi, bombe, patti e ricatti politico-mafioso di cui ancora oggi a distanza di decenni, non si conoscono le reali origini”.
Conclude Masi, ripercorrendo un pensiero di Paolo Borsellino sempre molto attuale: “La mentalità mafiosa si sconfigge soprattutto mettendo da parte l'indifferenza e informandosi su ciò che ci accade attorno perché la vera rivoluzione si fa nella cabina elettorale con la matita in mano, delegando persone oneste al governo del Paese. Questo, per evitare di mandare al governo gente che fa accordi con la mafia e finge di non capire che mafia e corruzione politica, sono due facce della stessa medaglia”.
Anna Maria Fiorillo si è distinta per la dolcezza del tono usato coi ragazzi ripercorrendo la ragione che l'ha spinta in magistratura: un incontro pubblico col giudice Caponnetto quando lei era docente. In quell'incontro si parlava della ricerca della verità sulle stragi in cui persero la vita gli eroi del nostro Paese, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e nella dottoressa Fiorillo, maturò l'idea di una nuova strada da percorrere, la strada che l'avrebbe portata a diventare magistrato.
Inevitabilmente, si ritrova a raccontare la sua disavventura con l'ex Presidente del Consiglio Berlusconi e con l'attuale governatore della Lombardia, Roberto Maroni, sul caso Ruby. Con molta fierezza ribadisce la convinzione delle sue pubbliche denunce nei confronti delle menzogne dette in quella vicenda e si dice pronta a ripercorrere lo stesso percorso che l'ha vista vittima di un procedimento disciplinare notevole, che si è poi concluso col riconoscimento pieno della sua ragione.
La Fiorillo risponde poi ad un giovane che chiedeva come mai fossero state investite tante energie nei confronti di un processo che ha portato all'assoluzione dell'imputato Silvio Berlusconi, spiegando come vi sia notevole differenza fra legalità e diritto.
Spiega quindi brevemente, che l'assoluzione di Berlusconi è da attribuire fondamentalmente al cambiamento della legge sulla concussione, reato per cui era stato condannato in primo grado, successivamente annullato dal fatto che la nuova formula di reato prevede che vi sia beneficio tangibile per chi lo commette.
Esorta infine i ragazzi a saper sempre riconoscere i segni del cambiamento che si presentano spesso inaspettati, e a saper cogliere ogni piccola sofferenza personale come spunto per qualcosa di grande nella propria vita.

Il contributo che ho sentito di dare ai ragazzi per quanto riguarda la corruzione, è stato innanzitutto, far capire come sia complicato seguire la legge quando da cittadini non si pretende abbastanza che quella legge sia scritta da chi abbia mani pulite e un'onorabilità specchiata, tant'è vero che la legge sulla corruzione che stanno “fingendo” di considerare, verrà valutata e votata da numerosi condannati, inquisiti, indagati e processati.
Ho invitato i ragazzi a individuare come nemico numero 1 della nostra democrazia, chi sottrae soldi pubblici e si mette a disposizione della criminalità organizzata dentro le istituzioni, prima ancora che i delinquenti comuni, perché quelli, senza il sostegno dei politici e dei funzionari pubblici, non potrebbero fare grandi cose. Come spesso sostengo infatti, Totò Riina e Bernardo Provenzano, avrebbero rubato pecore a vita senza l'appoggio di Vito Ciancimino, Salvo Lima o Giulio Andreotti e purtroppo molti altri.

Suggestivi ed emozionanti poi, i video scelti per spezzare il dibattito, da quello che racconta il coraggio del Maresciallo Masi a quello che riporta l'impegno di giovanissimi talenti, Our Voice “l'arte uccide la mafia”.

Da parte di noi tutti, l'auspicio che questi incontri pubblici nelle scuole siano sempre più numerosi affinché vi siano sempre più menti libere dal conformismo, quello peggiore, quello che isola i coraggiosi e venera i più forti senza che in quella forza vi sia stata dimostrata nobiltà d'animo.

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