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La rubrica di Saverio Lodato

La rubrica di Saverio Lodato

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Casa del Sole / Giulietto Chiesa

TgSole24 - La giustizia è morta

"Qualcuno ha stretto un nuovo patto con la mafia"

di Giorgio Bongiovanni

“Prima di congedarmi da questo mondo vorrei ancora dire qualcosa. A settantun anni mi devo rendere conto di aver sbagliato previsione, e insieme a me l'aveva sbagliata il dottor Falcone al quale è stata tolta la vita. Che errore colossale: la mafia ha assunto un ruolo molto più grande di quello che aveva in passato. E' diventata un fatto politico. E' riuscita a diventare invisibile senza scomparire”. Sono forse queste le più importanti frasi riportate nel libro di Saverio Lodato La mafia ha vinto (Mondadori, lire 28.000) e pronunciate dal collaboratore di giustizia Tommaso Buscetta, scomparso lo scorso 2 aprile. Di questo libro, che uscì nell'ottobre del '99 all'indomani della sentenza Andreotti, si parlò molto, spesso con il fine di delegittimarlo. Lo stesso senatore Andreotti, nel corso di una puntata del programma televisivo Porta a Porta, se ne servì per avallare la sua assoluzione, interpretando a proprio favore alcune frasi del Buscetta, in particolar modo quelle riferite all'omicidio di Mino Pecorelli. Il titolo dell'opera, decisamente provocatorio, denota l'attualità delle dichiarazioni del pentito del quale già avevano scritto Enzo Biagi ne Il boss è solo (il giornalista riuscì ad intervistarlo in esclusiva subito dopo il suo pentimento) e Pino Arlacchi in Addio Cosa Nostra. E più che una rivisitazione delle dichiarazioni già in precedenza rilasciate dal pentito, il libro rappresenta una sorta di “profezia” pronunciata da una persona che ha vissuto per più di quarant'anni all'interno dell'associazione mafiosa Cosa Nostra. Purtroppo per noi, è il caso di dirlo, Tommaso Buscetta, nell'esprimere le sue preoccupazioni a Saverio Lodato, fornisce uno spaccato reale dell'attuale situazione mafiosa capeggiata da Bernardo Provenzano dietro al quale il pentito ipotizza che si nasconda il volto delle istituzioni. Racconta che le stragi del '92/'93 (da Falcone e Borsellino sino alle bombe del continente), eseguite da Leoluca Bagarella, Matteo Messina Denaro, i Graviano ecc., per ordine di Salvatore Riina e Bernardo Provenzano, altro non erano che messaggi inviati da Cosa Nostra a "qualcuno che sta molto in alto". Spiega poi che il silenzio che ha fatto seguito alla strategia stragista di Riina indica l'esistenza di un nuovo patto stretto da quel famoso "qualcuno" che ha potere immenso con l'organizzazione Cosa Nostra. E questo qualcuno è sicuramente vestito bene, va a messa, aiuta il prossimo, ha grossi imperi finanziari, ha una lucidissima immagine politica anche se magari, per mantenere i propri lucrosi sporchi affari è costretto, di tanto in tanto, a rivolgersi alla mafia chiedendole di commettere qualche omicidio eccellente. Falcone, Borsellino, Dalla Chiesa ma prima ancora di loro Mattei, il rapido 904, Sindona, Moro, Pecorelli sono d'esempio. Questo in sintesi il profilo fornito dal pentito, lucidissimo nonostante la malattia, di una mafia che risulta essere quasi invincibile. E nel corso delle varie presentazioni Saverio Lodato, l'autore del libro, che vale sicuramente la pena di leggere, ha più volte dichiarato che se la mafia non ha già vinto comunque sta vincendo e sicuramente non ha perduto. Ma forse la più tremenda notazione, che è evidente (e che condividiamo) ma che probabilmente pochi osservatori hanno realizzato appieno, è quella relativa non tanto al fatto che la mafia è diventata un fatto politico e che i governi, a prescindere dalla loro collocazione, non hanno la volontà o forse addirittura il potere per sconfiggerla, ma quanto al problema che il potere si è alleato con lei creando una nuova omertà: la mafia si inabissa, lo stato non ne parla più, i grandi e i potenti che hanno nelle mani i mass media evitano l'argomento o se ne parlano lo fanno senza mai pronunciare le parole Cosa Nostra e sostituendole con microcriminalità, racket del pizzo, estorsioni, delinquenza derivante dall'immigrazione ecc. Solo pochi magistrati continuano la lotta alla mafia insieme ad alcuni piccoli gruppi della società civile. I riscontri a quanto dichiarato da Buscetta sono quindi facilmente accertabili da quanto intorno a noi accade: al di là di rimedi momentanei come quello del decreto salva ergastolo, che noi condividiamo e appoggiamo, c'è appunto il silenzio che permette a Cosa Nostra di ristabilire nuovi equilibri all'interno della propria organizzazione; l'aumento nel numero dei commercianti costretti a pagare il pizzo, che è ormai salito al 90%; i grandi affari miliardari, che ammontano a 300.000 miliardi di fatturato annuo. L'ultima sentenza del processo di primo grado a carico del senatore Inzerillo, istruito dal pubblico ministero Antonio Ingroia, ci dimostra inoltre che la mafia, oggi, è giunta addirittura ad eleggere "propri uomini". Leggendo quindi tra le righe, perché Buscetta non si pronuncia mai circa i nomi dei politici, è possibile individuare l'identità di quel qualcuno che ha stretto il "famoso patto". Facendo un breve excursus storico ricordiamo che il governo Berlusconi, sebbene sia caduto quasi subito, aveva iniziato ad emanare decreti che favorivano la criminalità organizzata e che il Centrosinistra ha paradossalmente proseguito la sua linea, forse peggiorandola mentre grandi pionieri della lotta alla mafia, quali ad esempio Luciano Violante, ne hanno segnato il passo. E questa marcia indietro del governo è la conferma che altissimi personaggi legati ai poteri occulti, alla grande finanza, alla massoneria e ai servizi segreti hanno imposto a qualunque logica politica di continuare a convivere con la mafia poiché essa è diventata necessaria. Una mafia che, come ha detto Buscetta, “è riuscita a diventare invisibile senza scomparire”.

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