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quarantanni di mafia 312x mobile

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travaglio c g barbagallodi Marco Travaglio
Mancava solo lei, da epurare, in viale Renzini. Se il dg Antonio Campo Dall’Orto aveva cacciato quelli che nemmeno B. era riuscito a cacciare, il dg Mario Orfeo è riuscito a cacciare quelli che nemmeno Campo Dall’Orto eccetera. Al prossimo, resterà solo qualche pianta grassa. Certo, che la Rai monocolore di quello che voleva il “modello Bbc” con “i partiti fuori” (tranne il suo) sarebbe riuscita nell’impresa di mettere alla porta il simbolo del poco che restava del “servizio pubblico”, cioè Milena Gabanelli, era difficile immaginarlo persino per chi, come noi, si aspetta di tutto e di più. Se chiedete alla gente che paga il canone (per costrizione, da quando l’hanno infilato in bolletta) un motivo che lo giustifica, la risposta unanime è, dopo lunghe riflessioni: “La Gabanelli”. O meglio era, perché da ieri anche quella ragione è sfumata. Dopo 35 anni di Rai, dove entrò dalla porta di servizio con la sua telecamerina in spalla nel 1982, le hanno offerto la condirezione di una testata fantasma, Rainews24 (più redattori che spettatori) e del relativo sito semiclandestino (al 35° posto delle testate giornalistiche online). Come avere in scuderia un Hamilton, un Rosberg, un Vettel e offrirgli la guida di una Panda senza volante né ruote.

Ma forse l’esempio è mal posto: noi persone normali, al concetto di “informazione del servizio pubblico”, associamo la Gabanelli; lorsignori associano Vespa e Fazio (peraltro classificati come “uomini di spettacolo” e dunque ricoperti d’oro). Noi leggiamo i curriculum e non ne troviamo uno migliore di quello di Milena: antesignana del videogiornalismo, reporter internazionale, inviata di guerra per Mixer, poi per vent’anni (1997-2016) creatrice, autrice e conduttrice di Report, lasciato in eredità ai suoi allievi l’anno scorso quando Campo Dall’Orto fece l’unica cosa saggia della sua pessima esperienza in Rai: le propose di rimettersi in gioco per guidare il nuovo portale d’informazione digitale di Viale Mazzini, assumendola finalmente come vicedirettore dopo una vita da precaria. Lei si tuffò nella nuova avventura con la consueta passione e meticolosità, ma scoprì subito che la macchina era senza volante né ruote. Eppure sarebbe bastato accorpare qualche testata secondaria (Rainews, Rai Parlamento…) per crearne una nuova, prendendo atto con una ventina d’anni di ritardo di quella cosetta da niente chiamata Internet. Ma ai geni che amministrano la Rai coi nostri soldi per conto terzi non è parso il caso.

Non perché non conoscano le potenzialità della Rete, ma proprio perché le conoscono. Affidare le web-news Rai a una giornalista libera e competente, autorevole e stimata da tutti, nell’anno delle elezioni: ma siamo matti? Meglio farle – come ha scritto Padellaro – una proposta che doveva rifiutare: infatti lei l’ha rifiutata e si è messa in aspettativa non retribuita. Missione compiuta. Così i soliti paraculi potranno pure sostenere che non è stata licenziata: se n’è andata lei. Siccome poi la censura ha sempre un lato grottesco, anzi comico, Moiro Orfeo aveva annunciato che Milena era tutt’altro che “in panchina”, anzi: “Le ho proposto di sviluppare e rilanciare subito il portale web dove ora è collocato, ovvero su Rainews.it… anche con l’obiettivo di contrastare il virus delle fake news”. A prenderlo sul serio, la Gabanelli avrebbe dovuto ogni giorno sputtanare in blocco i tre tg della Rai, massimi produttori mondiali di balle. Perché il suo guaio è sempre stata l’inguaribile allergia alle bugia. Che in vent’anni di Report le ha inimicato, in assoluta par condicio, la destra, il centro e la sinistra. Ai tempi di B. se ne guadagnò l’eterna ingratitudine con servizi sul terrorismo filo-Usa in Sudamerica, sui veleni nelle acque minerali, sull’inutilità del Tav Torino-Lione e soprattutto sui rapporti mafia-Cuffaro. Il quale, in attesa di finire in galera, si appellò al presidente Ciampi contro “l’ennesimo caso di sciacallaggio mediatico ai danni del sistema produttivo siciliano”. Seguì, su Rai2, un tragicomico “programma riparatore” sui trionfi del governo B. nell’isola.

Tipo il servizio che tempo dopo dovette trasmettere Report perché Tremonti non aveva gradito una puntata sulla manovra finanziaria e i suoi conflitti d’interessi di ministro dell’Economia e consulente fiscale di grandi gruppi finanziari. L’Agcom non contestò un solo fatto, o dato, o frase di Report, ma ordinò un servizio che parlasse bene di Tremonti, con “voci positive nazionali e/o internazionali”: casomai non si trovasse nessuno disposto a leccarlo in Italia, andava cercato all’estero. Fu allora che l’ufficio legale comunicò alla Gabanelli che la Rai le avrebbe tolto la “manleva”, cioè la copertura legale. Una minaccia bella e buona a lei e alla sua redazione, poi ritirata per la levata di scudi del mondo dell’informazione dell’opposizione. All’epoca, siccome dava fastidio al governo di destra, Report era un cult anche per il Pd. Poi, quando i Dem andarono al governo, Vincenzo De Luca aprì la stagione venatoria contro “il camorrismo giornalistico di Report e Presadiretta”. E quando Report svelò le possibili reazioni avverse a certi vaccini e poi gli appalti pubblici del costruttore Pessina nonché neoeditore dell’Unità, si scatenarono Renzi (“pura follia, querelo”) e i suoi pit bull. E il programma fu spostato dalla domenica al lunedì. Intanto Milena attendeva sempre il volante e le ruote del nuovo portale Rai che, almeno finché lei sarà nei paraggi, non vedrà mai la luce. Ieri se n’è andata, nel silenzio dei giornaloni, della destra, del centro e della sinistra. Che è sempre la medaglia più bella.

Tratto da: Il Fatto Quotidiano

Foto © Giorgio Barbagallo

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