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20201217 40 anni di mafia 1150 hp

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Casa del Sole / Giulietto Chiesa

travaglio marcodi Marco Travaglio
Basta, pietà, ci arrendiamo. Dinanzi all’ultimo monito di giornata di Giorgio Napolitano (“Nei paesi civili alle elezioni si va alla scadenza naturale”), che rischia di farci tornare simpatico persino Renzi, siamo colti da un misto di impotenza e spossatezza. Qui ci vorrebbe Rino Gaetano con una riedizione di Nuntereggaepiù, o Enzo Jannacci con una rivisitazione di Quelli che…. Noi alziamo le mani. Anche perché, appena sentiamo evocare un “paese civile” da Re Giorgio, subito ci assale il pensiero multiplo di tutto quello che accadrebbe, e soprattutto non accadrebbe, se l’Italia fosse un paese civile.

Nei paesi civili la data delle elezioni la decide il presidente della Repubblica che forse Napolitano non se n’è accorto, ma non si chiama Napolitano: si chiama Mattarella.

Nei paesi civili un presidente della Repubblica che giura per mesi di rifiutare la rielezione non si farebbe rieleggere in un quarto d’ora.

Nei paesi civili i governi li scelgono gli elettori, dando la maggioranza a un partito o a una coalizione in base al loro programma, e non il capo dello Stato estraendo nomi a caso dal suo cilindro per ribaltare il risultato del voto mettendo insieme partiti e pezzi di partiti avversari che voltano gabbana, come fece Napolitano nel 2011 con Monti, nel 2013 con Letta, nel 2014 con Renzi e come ha rifatto Mattarella con Gentiloni nel 2016.

Nei paesi civili il presidente della Repubblica giura di difendere la Costituzione e poi non lavora per demolirla, né impone al Parlamento né tantomeno al governo di riscriverla a suo gusto.

Nei paesi civili il presidente della Repubblica non avalla una legge elettorale come l’Italicum, palesemente incostituzionale e monca (cioè valevole solo per la Camera), ma la respinge alle Camere prima che cada sotto la tardiva mannaia della Consulta.

Nei paesi civili il presidente della Repubblica non telefona a un vecchio politico indagato per aver mentito ai giudici sulla trattativa Stato-mafia, non si attiva per spostare l’indagine dalla sua sede naturale o per punire i magistrati che la conducono e, scoperte le sue telefonate, non chiede alla Corte costituzionale di farle distruggere per nasconderle ai cittadini.

Nei paesi civili il presidente della Repubblica non interferisce continuamente nelle campagne elettorali, raccomandando agli elettori per chi votare e per chi no.

Nei paesi civili sarebbe impensabile quanto rivela Panorama, citando intercettazioni dell’inchiesta a Bergamo sul banchiere Giovanni Bazoli.

E cioè che Napolitano telefonò (per giunta da un’utenza del Quirinale, due mesi dopo le sue dimissioni da presidente) all’anziano patron di Banca Intesa, indagato per associazione per delinquere, per impicciarsi nella battaglia finanziaria per il controllo di Rcs-Corriere della Sera, mettendolo in guardia dall’appoggiare “un nome folle, ovvero di quel signore che si occupa o meglio è il factotum di La7”, cioè Urbano Cairo.

Nei paesi civili un ex presidente della Repubblica si guarda bene dal denunciare il presunto “abuso del ricorso alle elezioni anticipate”, visto che l’ultimo capo dello Stato a sciogliere anzitempo le Camere fu proprio lui nel 2008, alla caduta del governo Prodi-2 dopo due anni di logoramento a cui aveva contribuito - come racconta l’allora ministro dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa nel suo diario - anche l’uomo del Colle, già allora innamorato delle larghe intese con Berlusconi.

Nei paesi civili - ma questo esula dalle responsabilità dirette del deposto Re Giorgio - un manager pubblico come Mauro Moretti non viene promosso da Fs a Finmeccanica dopo aver definito la strage di Viareggio (32 morti) “uno spiacevolissimo episodio” ed essere stato rinviato a giudizio per disastro ferroviario, omicidio colposo plurimo e altri reati. E non resta al suo posto dopo che il Tribunale di Lucca l’ha condannato a 7 anni per quei gravissimi delitti e i suoi avvocati (pagati da chi?) hanno insultato i giudici e le vittime, definendo “scandaloso” il processo e “populista” la sentenza.

Nei paesi civili il ministro dei Trasporti non interferisce nel processo al capo di Finmeccanica, definendo “sproporzionate” le richieste di pena della Procura di Lucca per l’imputato Moretti, come fece nel settembre scorso Graziano Delrio a Otto e mezzo, e il governo non esenta colossi pubblici come Eni e Finmeccanica dalle clausole di onorabilità per salvarne i dirigenti imputati per reati gravissimi.

Nei paesi civili la prescrizione si interrompe al momento del rinvio a giudizio e non continua a decorrere fino alla sentenza di Cassazione, mandando liberi e impuniti fior di criminali, come invece accade solo in Italia (e come purtroppo presto accadrà, almeno in parte, per il processo sulla strage di Viareggio, ed è già accaduto per le stragi impunite di Moby Prince, Eternit e San Giuliano di Puglia). Questo scandalo avrebbe dovuto occupare almeno uno degl’innumerevoli moniti di Napolitano per ottenere dal Parlamento una riforma urgente e doverosa. Invece è praticamente l’unico tema dello scibile umano mai sfiorato dall’incessante incontinenza verbale di Re Giorgio, forse perché l’Ancien Regime di cui è il santo patrono si regge sulla prescrizione.

Quindi, ex Sire, si dia pace: se l’Italia fosse un paese civile lei non avrebbe potuto dire né fare quasi nulla di ciò che ha fatto e ha detto. Se proprio non sa come impegnare il tempo libero, dia retta all’ultimo monito di Osho: “Ma perché ‘n te trovi ‘n bel cantiere stradale come tutti l’anziani normali?”.

Tratto dailfattoquotidiano.it

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