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La rubrica di Saverio Lodato

XXXII Anniversario Via d'Amelio - "NOI SAPPIAMO CHI SIETE"


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bavaglio bndi Marco Travaglio
Che il potere politico tenti ogni due per tre di nascondere le proprie vergogne imbavagliando la stampa sulle intercettazioni è prevedibile e anche comprensibile: con questi tassi di devianza criminale nelle istituzioni e nei partiti (l’altroieri l’arresto del sindaco filopidino di Brindisi, ieri l’ennesima retata alla Regione Lombardia), l’unico sistema per trascinare qualche elettore alle urne è quello di non fargli sapere nulla, visto che la via maestra – smettere di rubare – è scartata a priori. Infatti è dal 1992, con la legge Correnti, seguita dal decreto Biondi del ’94, dalle varie norme tentate da B. dal 2001 al 2006 alla legge Mastella del 2007, giù giù fino alla Alfano del 2010 e alla Orlando oggi in cantiere, che si tenta di mettere la museruola ai giornalisti e il tappo alle orecchie dei cittadini. La novità è che la magistratura abbia deciso di collaborare festosamente con i politici a nascondere le loro vergogne. Ieri, su Repubblica, i meglio procuratori capi d’Italia facevano a gara a proporre “autoriforme” per anticipare la legge delega che il governo prepara su pressione dei settori più laidi del Pd e dell’area centrista, senza dimenticare le ruote di scorta verdiniane. L’occasione è la circolare del procuratore di Torino Armando Spataro, presentata come ancor più spinta di quella firmata qualche mese fa dal suo omologo di Roma, Giuseppe Pignatone. Due le novità.
1)
La polizia giudiziaria “non potrà mai trascrivere nei brogliacci eventuali intercettazioni inutilizzabili perché riguardano conversazioni dell’imputato con il difensore” o “attengono agli 007” o “ricadono in quelle proibite dal Codice del Garante della privacy”. Fin qui, almeno in apparenza, non dovrebbe cambiare nulla, dunque la circolare è perfettamente inutile: la legge già vieta di utilizzare conversazioni tra indagato e avvocato, di violare il segreto di Stato sulle attività degli 007 e di calpestare la privacy. Ma se un mafioso detenuto ordina al suo avvocato di far ammazzare qualcuno? E se uno 007, come nel sequestro Abu Omar, commette un delitto? E se un indagato, come nel caso B.-Olgettine, estorce denaro a uno per le sue abitudini sessuali? Qui casca l’asino: essendo l’azione penale obbligatoria, si continuerà a usare quel materiale, con tanto di trascrizioni delle fonti orali di prova del reato.
2) Nelle ordinanze di custodia cautelare – non segrete perché note all’arrestato, dunque pubblicabili – non compariranno più “intercettazioni irrilevanti” penalmente.
E chi decide quali lo sono e quali no? Il pm, unilateralmente: può stralciarle e chiederne al giudice l’immediata distruzione, cosa che oggi avviene dopo le indagini o dopo il processo. Siccome però ciò che è irrilevante per l’accusa può essere importante per la difesa, per legge gli avvocati possono ascoltare tutte le intercettazioni del fascicolo del pm e far trascrivere quelle che vogliono. Quindi cosa cambia con la circolare Spataro? Se abbiamo capito bene, gli avvocati potranno ascoltare il materiale ritenuto dal pm irrilevante, ma “senza diritto di ottenerne alcuna copia”. E come faranno, allora, a utilizzare nel processo ciò che ritengono utile per i propri assistiti? E che senso ha che lo conoscano, se poi non possono usarlo? E che fine fa il diritto di difesa costituzionalmente garantito? E il dovere dei giornalisti di informare e il diritto dei cittadini a essere informati? Non solo: con questa bella soluzione, i ricatti si moltiplicheranno e l’informazione, se possibile, peggiorerà vieppiù: l’avvocato ascolta un’intercettazione irrilevante penalmente, ma rilevante moralmente, politicamente, giornalisticamente, e la racconta “a memoria” a un giornalista, il quale la racconta ai suoi lettori senza più possederne il testo. Così si innesca un mercato clandestino delle notizie inesatte e un gioco del “telefono senza fili” che fornirà ai cittadini un’informazione, se va bene, parziale (l’avvocato dice quel che ricorda, il giornalista scrive quel che capisce); se va male, manipolata (l’avvocato dice ciò che conviene al suo cliente e tace il resto); e, nella peggiore delle ipotesi, criminogena perché foriera di estorsioni e veleni (quanto mi dai per non rivelare la notizia?).
Se invece abbiamo capito male, gli avvocati continueranno a poter estrarre copia di tutti gli atti del pm, anche quelli da questo ritenuti irrilevanti, e la stampa e i cittadini a conoscerli. E allora non cambia nulla e non si capisce a che serva questa circolare. Ma che qualcosa cambi – a discapito della libertà d’informazione – lo dimostra il carosello di dichiarazioni di altri procuratori, al grido “anch’io anch’io!”: dal napoletano Colangelo al fiorentino Creazzo (che si duole financo della mancata approvazione del bavaglio Mastella, con tanto di galera fino a 6 anni per i cronisti che violano i segreti del potere). E lo conferma il carnevale di Rio inscenato dai politici, dai ministri Orlando e Costa al garante di lorsignori Soro al vicepresidente del Csm Legnini: tutti felici come pasque. Se i pm si autoimbavagliano per mettere la museruola ai cronisti, non occorre più neppure la legge bavaglio, con tutto lo strascico d’impopolarità che si porta dietro. Scriveva Piero Calamandrei nel 1935: “La peggiore sciagura che potrebbe capitare a un magistrato sarebbe quella di ammalarsi di quel terribile morbo dei burocrati che si chiama il conformismo. È una malattia mentale, simile all’agorafobia: il terrore della propria indipendenza; una specie di ossessione, che non attende le raccomandazioni esterne, ma le previene; che non si piega alle pressioni dei superiori, ma se le immagina e le soddisfa in anticipo”.

Tratto da: Il Fatto Quotidiano del 17 febbraio 2016

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