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Un Premier in trincea

di Saverio Lodato
Non fissa le conferenze stampa, all’ora giusta. È sempre troppo presto, o troppo tardi. Non sceglie la location adatta. Una volta esibiva il fazzoletto nel taschino. Ora non lo mette più. Il suo sistema per comunicare agli italiani è la diretta Facebook. Sbagliato, non si fa. E altre castronerie di questa natura.
Il tutto accade - badate bene - nello stesso Paese dove nessuno, per quasi due anni, ebbe autorità, dignità istituzionale, il pudore, oseremmo dire, per contestare il ministro degli interni, Matteo Salvini, che faceva le dirette agli italiani con felpa cappello e alamari della Polizia. Lo stesso Paese dove, un altro che se ne intende, Matteo Renzi, costruì il suo consenso mediatico con Twitter e cinguettii. Dove periodicamente si invoca l’elezione diretta di un Premier, che sia solo e deciso al comando. Verrebbe da dire che non viviamo in un Paese serio.
Ma da quando è iniziata questa emergenza, cresce in noi, di fronte al comportamento della stragrande maggioranza degli italiani, l’idea che un paese serio - se continua così - rischiamo di diventarlo. Ed è questa eventualità che sta seminando il panico in certi sottoscala delle Stanze dei bottoni.
Poi, a Conte, viene rivolta un’altra critica. Quella di avere esautorato il Parlamento. Di star creando le premesse per un regime autoritario, la sospensione di diritti e libertà costituzionali, con il decisionismo esasperato di una persona sola: la sua.
E di simili angosce, esistenziali e politiche, si fa portatrice Giorgia Meloni, campionessa di cultura pluralista, tolleranza verso le minoranze, rispetto dell’altro e del diverso. Da non crederci.
Gramsci se la cavò dicendo che ci sono epoche nella storia in cui il vecchio non vuole morire, e il nuovo stenta a nascere.
Ma in Italia forse sarebbe più esatto dire che le persone serie sono condannate a convivere con i cialtroni vita natural durante.
Fatta questa debita premessa, forse va anche detto che le elezioni anticipate si allontanano a dismisura. Che questo governo, che non può piacere a tutti, è destinato a durare per affrontare e risolvere l’emergenza. Fino alla fine della legislatura?
A occhio diremmo di sì. Aggiungiamo che il Parlamento è in carica, e può tranquillamente svolgere - in remoto, come usa dire ora - il lavoro per cui gli italiani lo hanno eletto.
Non è più tempo di sondaggi, e sogni, da parte di qualcuno, a occhi aperti.
Salvini e Meloni quel tram lo hanno perduto. Potrebbero darsi da fare in trincea, come in tutte le guerre che si rispettano. Potrebbero partecipare al dramma comune contribuendo a disintossicare la quotidianità politica.
Ma ognuno deve fare i conti con il suo ego.
Pazienza. Ma siano almeno più seri quando formulano le loro critiche al premier.
Che se mai il Coronavirus fosse debellato, perseguendo la strada di governo e specialisti della materia, i cialtroni sarebbero costretti a uscire definitivamente dalla scena con la coda fra le gambe.

📸 Foto originale © Imagoeconomica

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