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Back Sei qui: Rubriche Saverio Lodato Giuseppe Graviano rompe il patto del silenzio. E chiama in causa Berlusconi

Giuseppe Graviano rompe il patto del silenzio. E chiama in causa Berlusconi

di Saverio Lodato
Se per smentire torna in campo l’avvocato Niccolò Ghedini, vuol dire che la faccenda è molto seria. Eh sì.
Che brutta rogna, le dichiarazioni di Giuseppe Graviano, inteso “Madre Natura”, al procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Giuseppe Lombardo, durante il processo in corso alla ‘Ndrangheta stragista.
Ha iniziato a parlare Graviano, mica uno qualunque nel Gotha mafioso.
E in parecchi adesso tremano.
Tremano soltanto i mafiosi? Non scherziamo. Quel grumo di intrecci Stato-Mafia, apparati deviati e non deviati, complici istituzionali, scaglioni di forze di polizia e carabinieri, politici e colletti bianchi, e chissà che magari nella rete non fosse finito anche qualche “giornalista prestato” a Cosa Nostra, molti lo sospettavano, alcuni lo denunciavano, ma, a ben vedere, sembrava il segreto destinato a essere il segreto meglio conservato al mondo.
Pensate: da quasi trent’anni si moltiplicano i processi su quella stagione nera, ma, all’appello, mancano sempre significativi pezzi di verità.
Forse però - e diciamo che sarebbe anche ora - la musica sta cambiando.
Dicevamo che quanto siano pesanti le parole del Graviano, lo dimostra il fatto che, per arginare il nuovo tsunami che coinvolge Silvio Berlusconi, è tornato in campo un riservista di quella lontana stagione, l’avvocato Niccolò Ghedini. Il quale, avendo certamente le sue buone ragioni, smentisce tutto, nega tutto, ribalta tutto.
E se le cose dovessero peggiorare ulteriormente, c’è da giurarci, metterà mano alla fondina della querela e delle citazioni per danni milionari, perché quando i riservisti scendono in campo la guerra si fa davvero dura.
Vedremo.
Una cosa però, prima o poi doveva accadere. Che da qualche parte venisse perforata la corazza del silenzio che per decenni ha gelato qualsiasi tentativo di ricerca della verità sugli anni delle stragi.
Stragi - Capaci e via d’Amelio - che proprio in Giuseppe Graviano, e in suo fratello Filippo, ebbero fra i registi e gli esecutori più spietati.
D’altra parte, esistevano già intercettazioni ambientali nel carcere di Ascoli Piceno, primavere 2016 e inizio 2017, fra Giuseppe Graviano e Umberto Adinolfi, il camorrista con cui divideva l’ora d’aria, che lasciavano adito a pochi dubbi. Ma che i difensori di Berlusconi avevano cercato di scacciare, arrampicandosi su un fragilissimo specchio, quando Graviano rivelò: “Berlusca mi ha chiesto questa cortesia... per questo è stata l’urgenza” in effetti non diceva “Berlusconi”, ma diceva “bravissimo”. Intercettazioni - vale la pena ricordarlo - disposte da Nino Di Matteo e dall’intero pool dei pm nel processo per la Trattativa Stato-Mafia.
Ora, nell’attesa del finale della storia, limitiamoci ad ascoltare Graviano. Che adesso, se possibile, parla ancora più forte, e più chiaro.
Ecco la sintesi (per il momento). Incontrò tre volte Berlusconi a Milano; Berlusconi incontrava il mafioso sapendo chi era e che era latitante; rapporti “storici” della sua famiglia con Berlusconi, sin dai tempi del proprio nonno e del proprio padre, il cui potere economico e di trattativa venne ereditato proprio dal rampollo che oggi sta parlando; incontri riservati fra mafiosi, Berlusconi e imprenditori che ci tenevano a non presentarsi; un appartamento regalato a suo cugino, in quel di Milano 3, l’Eldorado di cemento che era diventato il quartier generale del cavaliere. E ancora: società in comune, soci occulti, e cene in ristoranti di grido. Infine, inquietanti riferimenti alla circostanza dell’arresto dei fratelli Graviano. Ragione del suo odierno disappunto, infine, il fatto che Berlusconi lo “tradì”, manifestandosi contrario all’eliminazione del suo ergastolo.
E Giuseppe Graviano - e questo non va mai dimenticato, ed è cosa risaputa - divenne papà, mentre da tempo era già in carcere per iniziare a scontare le sue pene detentive.
Insomma, i Graviano sono sempre stati, come si sarebbe detto negli anni del cinema neorealista, “Gente di rispetto”; mafiosamente parlando, s’intende.
Ascoltiamo bene questa poderosa voce che viene da quel mondo - quello delle stragi e della Trattativa Stato-Mafia - che ha sempre taciuto.
Quanto all’avvocato Ghedini, ci sarà tempo per ascoltare anche le sue più categoriche smentite.

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🖋 La rubrica di Saverio Lodato

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