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Nino Di Matteo e le Mille e una Notte

di Saverio Lodato
A dirla senza peli sulla lingua, ci siamo un po' stancati di vedere Nino Di Matteo interrogato di qua e di là, all’infinito, sempre sulle stesse cose, attorno ai medesimi argomenti, nell’approfondimento sfibrante di identiche circostanze, episodi, date, supposti retroscena, come se gli avvocati che lo interpellano si muovessero nella dimensione dell’eternità; altro che in quella della celerità - da tutti conclamata, soprattutto in questi giorni di passione sulla prescrizione - di processi che, invece, continuano a trascinarsi all’infinito.
Ed è il caso, ventotto anni dopo, di quelli sulla strage di Via D’Amelio.
Cerchiamo di ricapitolare.
A oggi, Nino Di Matteo, che nel frattempo è diventato componente del Csm, è stato interrogato sulle stesse cose in queste occasioni.
Novembre 2015, dalla Corte d’Assise di Caltanissetta, nel processo denominato “Borsellino quater”. E in quel momento, Di Matteo era sostituto Procuratore alla D.D.A. di Palermo. Per un totale di sette ore.
Settembre 2017, e su sua esplicita richiesta, dalla Commissione parlamentare Antimafia, presieduta da Rosy Bindi. E in due “sedute fiume”. Durate, in totale, altre 8 ore. In quel momento Di Matteo era Sostituto Procuratore Nazionale Antimafia.
Settembre 2018. Fu ascoltato dalla prima commissione del Csm. E in quell’occasione, Di Matteo, sempre da Sostituto Procuratore Nazionale Antimafia, chiese e ottenne che la seduta fosse pubblica, nonostante avesse potuto avvalersi della regola della segretezza. Altre quattro ore.
Ieri, a Caltanissetta, su richiesta del Tribunale che procede per il reato di calunnia nei confronti di tre poliziotti. In totale, altre otto ore. Adesso è membro del Csm.
Tutte le sue dichiarazioni si trovano nell’archivio di Radio Radicale.
Ascoltare, per credere.
E ascoltare, per chi è davvero interessato, per capire.
Ora ci rendiamo perfettamente conto che a qualcuno sarebbe molto piaciuto che il Pm simbolo del processo sulla Trattativa Stato-Mafia fosse stato colto in castagna: quel Processo - lo sanno tutti benissimo - per molti è indigeribile. Purtroppo per loro, però, non è accaduto.
Come comprendiamo che l’ansia di verità delle persone direttamente colpite dall’uccisione di Paolo Borsellino sia irrefrenabile.
Ma tutti siamo costretti a fare i conti con la Realtà. E con il Tempo.
E bene sarebbe, finalmente, che anche i ricercatori di verità leggessero le oltre cinquemila pagine della sentenza sulla Trattativa Stato-Mafia, del presidente di Corte d’Assise di Palermo, Alfredo Montalto, che a proposito dei mandanti esterni delle stragi, sono assai illuminanti. Non ci serve una presunta “giustizia orale”, fatta a colpi di dichiarazioni ad effetto sui giornali o in tv.
Ci sono ancora dubbi che tormentano certi avvocati? A noi sembra bizzarro.
Di Matteo infatti non si è limitato a rispondere sempre a tutto campo. Ma, anzi, ha fornito un’enorme mole di informazioni e spunti, riflessioni e collegamenti, particolari inediti e scenari complessivi, ricordi e testimonianze, che a questo punto dovrebbero essere anche altri ad approfondire. Comunque sia.
Quegli avvocati, se vogliono, formulino domande scritte e le rendano note all’opinione pubblica.
Tutti i cittadini interessati alla verità, a questo punto, hanno il diritto di sapere quanto queste domande sono genuine; e non piuttosto capziose o, peggio ancora, provocatorie.
Persino le Mille e una Notte, a un certo punto, si esaurirono.

📸 Foto © Imagoeconomica

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🖋 La rubrica di Saverio Lodato

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