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L'Italia di ladri e ladroni e Venezia che affonda. Massimo Cacciari a Otto e mezzo

di Saverio Lodato
L’Italia è un gran bel paese di ladri e ladroni. E in questa affermazione, il qualunquismo non c’entra per niente. E dicendolo, non si fa peccato mortale di populismo. Come non lo fecero gli autori delle Mille e una notte, restituendoci il ritratto del taglialegna Alì Babà che scoprì casualmente, e poi riuscì a punire, la banda dei quaranta ladroni. E’ un paese di ladri, l’Italia, tutto qui. E quanto sta accadendo a Venezia sta lì a dimostrarlo.
L’altra sera, bastava ascoltare Massimo Cacciari, intervistato da Lilli Gruber a Otto e mezzo, per averne prova certa e certificata. Niente da aggiungere.
Cacciari, che di Venezia è stato sindaco per tre volte, quindi si presume che parli con una certa qual cognizione di causa, ha ricordato, con nomi e cognomi, quali sono stati i responsabili di una storia infinita, quella del Mose; la faraonica, avveniristica, avanguardistica, opera di sbarramento contro la quale le acque dell’ Adriatico sarebbero andate a sbattere a muso duro, non riuscendo mai più a mettere piede in Laguna. Si dà il caso, però, che l’opera, che ha avuto padrini e madrine di ogni colore e governo, è rimasta a metà. E ora galleggia con mestizia.
Adesso tutti si chiedono: come mai è rimasta a metà?
Ma che razza di domanda è, se vien posta nel paese dei ladri? Opera costata sino a questo momento, dettaglio da non tralasciare: 5 miliardi. Cos’altro c’è da capire?
Ma non è tutto: infatti, sempre secondo il professor Cacciari, resta da dimostrare che il Mose fosse il toccasana adatto per lo scopo che si voleva raggiungere, mentre altre soluzioni, assai più economiche - e, a sentir lui, di più garantita efficacia - non vennero neanche prese in considerazione, proprio a causa di importi di spesa prevista ritenuti troppo modesti.
Quasi in contemporanea, ecco la diagnosi d’un altro veneziano doc, Arrigo Cipriani, titolare del leggendario ristorante Harry’S Bar (ci mangiava, e beveva, Hemingway): “Negli anni, tutti i politici italiani con l’elmetto andavano a visitare il Mose. Ma non capivano che era assolutamente un’opera assurda, che serviva solo per rubare, rubare, rubare. Però nessuno è in galera”. Giustizialista, il Cipriani, verrebbe da dire.
Colpisce - e fa quasi ridere - che in queste ore stia partendo il gran coro: “tanto per cominciare finiamo di fare il Mose”. Sembra l’unica parola d’ordine possibile di fronte all’acqua alta di Venezia, in questo paese dove, se ti permetti di avanzare una critica, vieni fucilato sul posto per “reato di prevenzione ideologica”.
Ma statene certi.
Appena qualche altro cialtrone tornerà a rilanciare l’opera faraonica del Ponte sullo Stretto di Messina, l’Italia, il gran bel paese di ladri e ladroni, applaudirà a scena aperta. E chi si dirà contrario all’idea, verrà fucilato sul posto.

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🖋 La rubrica di Saverio Lodato

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