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Back Sei qui: Rubriche Saverio Lodato Un Sergio Mattarella non è per sempre; quelli sono i diamanti

Un Sergio Mattarella non è per sempre; quelli sono i diamanti

di Saverio Lodato
Verrebbe voglia di dire a certi colleghi: e piantatela co sta storia del Signor Nessuno, del burattino, dell’illustre sconosciuto, del viso pallido della politica, del damerino azzimato venuto dal nulla, del vaso di coccio fra i vasi di ferro, del maggiordomo - non so, non ho capito bene -, e del suo fazzoletto a tre punte, del leguleio che, secondo un tg, parlava addirittura “in contumacia”, visto che si trovava a Biarritz, del diabolico paraculo che cade sempre in piedi, e che ora si sarebbe scoperto essere addirittura al servizio dei poteri fortissimi e mondiali e magari paranormali...
Ma non dovrebbe essere finalmente l’ora della misura e della decenza?
Avessimo alle spalle, in Italia, una trafila di statisti, si potrebbe anche capire questo sgangherato tiro al massacro su Conte Giuseppe, a New York inteso "Giuseppi". E, sia detto per inciso, ci fanno sorridere certi colleghi che, per decenni atlantisti della prima ora - andreottiani, cossighiani, berlusconiani, che fossero -, ora si mostrano piccati che Trump sia entrato “a gamba tesa” in una consultazione ancora aperta.
Tutto ciò premesso, se tutto dovesse filare liscio, Gian Giacomo Rousseau permettendo, avremmo avuto ampiamente rimborsato il prezzo del biglietto. Noi, almeno; ché ci accontentiamo di poco.
Non avremo più in televisione, 24 ore su 24, il Pagliaccione che sembra sempre evocare le folle come fossero quelle di Salisburgo che partecipano alle saghe dei wurstel, inclini a metter mano al boccale di birra, più che alla fondina.
Misura e decenza, dicevamo, non guasterebbero. Ma anche tanta autocritica, tanti mea culpa, persino quintali di cenere da cospargere sul capo, per quella sinistra (politica e editoriale), che gridò come il fascismo fosse alle porte; non riuscì a far nulla di concreto per debellarlo; brancolò nel buio, per oltre un anno, incapace di distinguere fra Lega e 5 Stelle che per lei l’una e gli altri “pari erano”; che faceva i gargarismi, in prima serata, con l’anatema del “populismo”; ma che poi ebbe la fortuna di trovare finalmente un Giuseppe Conte - alla faccia del Signor Nessuno, verrebbe da dire - che, da solo, fece un lavoro da professionista, sgonfiando in diretta il Pagliaccione, di fronte a milioni e milioni di italiani. E che, quella sinistra, riuscì persino a riportarla al governo.
Ora, con un colpo di bacchetta magica, nessuno ricorda più lo scampato “pericolo fascista” e, di conseguenza, non possiamo pretendere autocritiche né quintali di cenere. Ce ne faremo una ragione.
Se la politica sa essere feroce, l’irriconoscenza umana non ha limiti.
Quello che si appresta a nascere, sarà un governo del sol dell’avvenire? Il migliore dei governi possibili? Lo stanno sottoscrivendo Pericle e Tommaso Campanella? Difficile pensarlo.
E sotto un certo profilo, hanno perfettamente ragione tutti coloro i quali vanno ripetendo che i cittadini dovrebbero essere richiamati al voto; essendosi, i cittadini, già apertamente espressi, in occasione delle elezioni Europee, in maniera diametralmente opposta a quella che provocò gli attuali equilibri cristallizzati in Parlamento.
Ma hanno perfettamente torto, visto che l’alternativa sarebbe inevitabilmente rappresentata, in Italia, dalle saghe del wurstel di Salisburgo. Questo è un particolare che fa la differenza.
In Italia, abbiamo la Costituzione (benedetta l’Anpi, e tutti quelli che in questi anni l’hanno difesa). E se la Costituzione italiana rese possibile quell’ibrido incestuoso denominato governo del contratto 5 Stelle-Lega, non si capisce perché non dovrebbe essere altrettanto legittimo quello che, Rousseau permettendo, pare sia destinato a iniziare la sua navigazione. Infine: tutti quelli che dicono al voto al voto, saprebbero dirci cosa accadrebbe se, con questa legge elettorale, nessuno ottenesse da solo, neanche questa volta, la maggioranza per governare?
Dicono che i sondaggi dicono che la Lega stia perdendo punti a rotta di collo, mentre sale la maggioranza degli elettori favorevole a Conte e a questo governo. Significherà pur qualcosa.
Però, però.
Sarebbe bene che, un minuto dopo il loro insediamento, i nuovi governanti iniziassero a zappare. Pancia a terra e olio di gomito.
Non devono rifarsi il look, devono letteralmente cambiare faccia di fronte ai cittadini.
Infine, una parola sul Capo dello Stato. Ne scrivemmo qui, nel giorno del suo insediamento. Ma neanche un Capo dello Stato, come Sergio Mattarella, “è per sempre”, come dice la pubblicità dei diamanti.
Un collega di un grande quotidiano ieri attribuiva un aggettivo per ognuno dei grandi protagonisti di questa vicenda, tutti giudizi legittimi e condivisibili. Ma per Mattarella non avremmo scelto la parola “abilità”, avremmo preferito che il collega avesse adoperato il termine “serietà”. Ma si capisce che quando si parte dalla convinzione che Giuseppe Conte sia un Signor Nessuno, ci si complica la vita. E tutte le scale dei giudizi di valore finiscono col risentirne.

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La rubrica di Saverio Lodato

Foto © Imagoeconomica

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