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Back Sei qui: Rubriche Saverio Lodato Epitaffio semiserio per Matteo Salvini

Epitaffio semiserio per Matteo Salvini

di Saverio Lodato
Per settimane e settimane giocò a porta vuota, facendo man bassa dei consensi elettorali del suo più fedele alleato.
Indossò e dismise divise, con la stessa maestria che dimostrava il mago Houdini quando si scioglieva di dosso catene e chiavistelli, fra gli applausi esterrefatti del suo pubblico.
Fu contemporaneamente ministro di tutto e del contrario di tutto.
Solo al centro del campo, a porta vuota, appunto.
Dichiarò guerra all’Europa o, quando non fu in vena di grandeur, si limitò a sbeffeggiare i francesi.
Scacciò a pedate immigrati e naufraghi, ordinò di tenere in acqua barconi, gommoni, selfisticamente insensibile persino al vecchio adagio: "prima le donne e i bambini"; fece impazzire i comandanti delle navi costiere ingarbugliando le rotte della solidarieta’; saltò sulle ruspe, a beneficio di telecamere, quando si trattò di “azzerare” i campi rom; brandì persino il mitragliatore, perché chi doveva capire capisse.
Se in calendario cadeva il 25 aprile, passava la giornata a Corleone, pur di non sfilare con ex partigiani e antifascisti.
Se cadeva il primo maggio, trovava altre scuse.
Se a Verona si riunivano fantasmi medievali per celebrare riti di massa (riti moderni, per carità) in favore della Sacra famiglia lui, su quel palco, non intendeva mancare.
E di fronte a stupri e pedofilia, aveva sempre a portata di mano la clava (pur sempre verbale) della castrazione chimica.
Andava di cozzo, appena era convinto che se ne presentasse l’occasione, contro magistrati “non eletti dal popolo”, che non si piegavano ai suoi diktat.
E voleva chiudere i negozi di cannabis.
E voleva riaprire le case chiuse dalla Merlin.
E tenere aperta Casa Pound.
E voleva sparare ai lupi in alta montagna.
E, legittima difesa per legittima difesa, pretese una legge apposita, ma contro i cristiani sorpresi a rubare in casa degli altri, non solo contro i lupi.
Houdini al cubo, Houdini della tastiera, perfettamente consapevole che tutto è’ vento, nient’altro che vento, pur di acchiappare qualche voto.
E ce l'aveva a morte con Laura Boldrini e con Mimmo Lucano, con Roberto Saviano e con Gino Strada, con Fabio Fazio e con Lilli Gruber...
E la gente applaudiva.
Eccome se applaudiva.
E i sondaggi salivano.
E gli opinionisti e i commentatori disegnavano scenari da tregenda. E allora lui gongolava, mandava fiori, baci e bacetti, e i sondaggi, ancor di più, svettavano verso l’alto.
Poi, un giorno, qualcosa cambiò.
Qualcosa si ruppe.
Accadde che gli italiani scoprirono che il sorridente Houdini, il pacioccone Houdini, l’uomo che a ogni piè sospinto dichiarava: “Gli italiani mi pagano per...”, teneva al suo fianco un bancarottiere fraudolento il quale, da sottosegretario, era cascato in un inchiesta per corruzione, maleodorante, ma maleodorante assai, visto che si parlò pure di mafia.
Il presidente del consiglio sì profilò all’orizzonte e scese in campo in quel campo rimasto sempre desolatamente vuoto. E pretese di dire la sua.
Altrettanto fece il suo alleato, il vicepremier che si era scocciato di essere depredato elettoralmente da Houdini. E disse, a sua volta, tutte quelle che non aveva detto prima.
I ministri tornarono a fare i ministri. E anche loro ne avevano da dire.
E gli italiani, dal canto loro, non capirono perché Houdini ci tenesse tanto a mantenere in poltrona quel sottosegretario finito in quell'inchiesta maleodorante.
E quando esplose l’inchiesta in Lombardia, gli italiani cominciarono, sia pure un po' storditi da simile catena di imprevisti, a correre - assai saggiamente - ai ripari.
E questo si vide, si capì, nell’ultimo giorno utile dei sondaggi pre elettorali. Tirava una brutta aria. Il Mago andava in giro ma trovava per la prima volta ad accoglierlo non solo folle festanti, ma anche striscioni e pernacchie.
Il Grande Mago aveva stancato.
Lui, di fronte ai dispacci che lo informavano di una caduta che rischiava di diventare caduta libera, tentò disperatamente di invertire la tendenza.
E mise mano alla fondina. Era vuota.
****
(La Sicilia che andava al voto - anni e anni fa - veniva concordemente definita dai commentatori come “laboratorio politico” d'eccellenza, destinato ad anticipare umori e orientamenti dell’intero corpo elettorale italiano.
Non sappiamo se sia ancora così; o se, a causa dello spappolamento post ideologico, la Sicilia abbia finito con il perdere le sue arti divinatorie, in fatto di flussi e percentuali.
Ma il caso vuole che oggi, proprio in Sicilia, si voti per i ballottaggi, e che le urne verranno aperte a sondaggi chiusi.
Voti veri contro voti presunti, immaginati. Voti veri contro voti sognati a occhi aperti, o temuti come un incubo, a seconda dei diretti interessati. Sarà un primo, vero, bel sondaggio)

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La rubrica di Saverio Lodato

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