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Il mistero Siri e il Matteo Salvini con le mani legate

di Saverio Lodato
Una cosa non è chiara nella rimozione forzata e, sin dove è stato possibile, rinviata alle calende greche, del sottosegretario leghista, Armando Siri. Perché non si è fatto da parte da solo?
Una volta sfiduciato a microfoni aperti e in diretta televisiva dal suo dante causa, il presidente del consiglio, Giuseppe Conte, a cosa gli serviva - e gli è servito - impuntarsi, dichiararsi irremovibile, sfidare contro vento il ciclone che lo aveva investito?
A cosa gli serviva - e, anche in questo caso, gli è servito - tentare di “bruciare” Conte sul filo di lana, elargendosi altri quindici giorni di occupazione abusiva di poltrona, in attesa di non meglio precisati “chiarimenti” della magistratura che sarebbero poi arrivati sulla sua persona?
Sta tutto qui, in queste due prime domande, il mistero che ruota attorno al caso Siri.
Fra l’altro va detto che, non esistendo alcun rapporto casuale fra dimissioni politiche e verdetto della magistratura (quando sarà), Siri non poteva pensare di trarre benefici giudiziari “dalla linea dell’arrocco” in cui si è chiuso per settimane, rischiando di provocare danni incalcolabili sulla tenuta di un governo che, di per sé, ha già del miracoloso.
Eppure - come l'indimenticabile scrivano di un racconto di Melville, che testardo si opponeva al licenziamento da parte del notaio, suo datore di lavoro - Siri ha ripetuto all’infinito il suo laconico: “preferirei di no”.
Oggi Siri se ne è andato e, parafrasando Togliatti, a proposito di Elio Vittorini, potremmo aggiungere: e soli ci ha lasciati. E perdonateci per le proporzioni (davvero tutte sballate) dei nostri paragoni.
Ma ci sono, per concludere, altre due cose poco chiare, che ci sfuggono.
Perché anche Matteo Salvini si è incapronito? Sapeva di andare a sconfitta sicura. E ci è andato.
Lui, il Grande Fiutatore del Fiuto di tutti gli italiani, è scivolato in maniera così pedestre.
Chi glielo ha fatto fare?
Nel gioco degli specchi, che divengono ancora più infernali quando si tratta di specchi mediatici, i 5 Stelle sono apparsi agli italiani, sin dall’inizio della vicenda, come gli autentici favoriti: chiedevano che un sottosegretario, scoperto con le mani nella marmellata, uscisse momentaneamente dalla scena istituzionale. Limpido, no?
E Salvini, di contro, appariva come il truce guardiano dell’orticello della politica che non ammette l’intrusione di campo di istanze morali, meno che mai se apparentate con i dieci comandamenti.
Oggi la Lega - sul caso Siri - è costretta a muoversi in uno scenario di macerie che, elettoralmente, non si sa dove potrà portarla.
Ma siamo sicuri che Salvini abbia scelto in libertà la sua linea dell’arrocco? Ha deciso in solitudine? O si è consigliato? Perché ci teneva tanto alla conservazione di Siri in poltrona?
Andava a sconfitta certa, e - imperterrito - l'ha perseguita. E conseguita.
Mistero Siri, mani legate di Salvini: appunto.

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La rubrica di
Saverio Lodato

Foto © Imagoeconomica

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