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Morire da carabiniere per un'Italia che non c'è

di Saverio Lodato
Un carabiniere ammazzato per la strada a colpi di pistola, a Cagnano Varano, nel Foggiano. Si chiamava Vincenzo Carlo Di Gennaro, aveva 46 anni, era celibe, non lascia figli. Un pregiudicato per droga lo ha freddato mentre era in auto, e poi ha ferito, non gravemente, il suo collega di pattuglia. Chiediamoci subito: in quale Italia è morto Di Gennaro? In nome di quali valori ha sacrificato la sua vita?
Si dirà che i carabinieri, e, più in generale, tutti i rappresentanti delle forze dell’ordine, sono pagati per rischiare la vita.
Li chiamano i rischi del mestiere. Si dirà che, da che mondo è mondo, se guardie e ladri non si mettono d’accordo, qualcuno alla fine si fa male. Ritornelli stantii, lasciatecelo dire.
E lasciateci anche dire che ci sono carabinieri e carabinieri.
Ci sono i carabinieri che fanno le scorte, più propriamente gli scudi umani a difesa di personalità-bersaglio e a perenne rischio vita.
Ci sono i carabinieri di pattuglia che giorno e notte si addentrano nel Far West che in ogni suo angolo nasconde l’insidia di un malavitoso, un malintenzionato, un mafioso, un terrorista, un balordo che sia.
Carabinieri con la schiena diritta, di giorno e di notte, per una paga striminzita, pochi alamari, tanto sangue freddo.
Ci sono i carabinieri della tragica morte di Stefano Cucchi. Ci sono i carabinieri della Trattativa Stato-Mafia. Ci sono i carabinieri che misero la loro divisa al servizio di Antonello Montante. E si potrebbe continuare. E qui va solo aggiunto che simili raffronti, simili distinguo, non valgono solo per gli appartenenti all’Arma, ma per tutte le forze di polizia presenti nel nostro paese. È infatti sempre difficile fare di tutta l’erba un fascio.
Il fatto è, purtroppo, che in Italia oggi non esistono più enclavi felici. Non esistono più regioni non contaminate dal vulnus corrosivo delle mafie. Si spara in pieno giorno a Napoli. Si spara in pieno giorno a Milano, e proprio in questi giorni. Non esiste più il Sud Inferno, descritto mirabilmente da Giorgio Bocca una ventina d'anni fa. Prova ulteriore ne sia, il processo Aemilia con quasi 200 imputati per mafia, e con pesantissime condanne passate in giudicato.
Un quadro desolante che la politica, sia di governo, sia d’opposizione, ignora. L’assuefazione ha raggiunto limiti intollerabili. Si preferisce mettere al centro l’immigrazione, che più si presta alle demagogie e alle campagne elettorali. Dell’emergenza ordine pubblico non parla più nessuno. Perché non si saprebbe da dove cominciare. Perché è molto più facile respingere in alto mare un barcone di disgraziati arrivato sotto le nostre coste che non mettere in condizione di non nuocere le migliaia di affiliati agli eserciti criminali. Perché fa chic indossare la divisa di poliziotto per un ministro degli interni incapace, di fronte all’ennesima pagina di cronaca nera, di recitare un altro mantra che non sia: “Voglio che i colpevoli restino in galera sino alla fine dei loro giorni”.
In quale Italia credeva il maresciallo Di Gennaro? In un’Italia che non c’è.

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La rubrica di Saverio Lodato

Foto © Ansa

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