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Giulia Sarti: un ''affaire'' annunciato

di Saverio Lodato
Confessiamo di non avere ancora capito molto bene per quale precisa ragione la parlamentare dei 5 stelle, Giulia Sarti, sia finita in quel tritacarne mediatico che da giorni la espone sulle prime pagine dei giornali. E in maniera - ma questo va da sé - fra l’allusivo e l’esplicito pecoreccio.
Se per aver fatto finta di restituire, al movimento con la quale era stata eletta, con bonifici annullati un attimo dopo, quei contributi ai quali i grillini, in campagna elettorale, promettevano che avrebbero rinunciato, in nome del pur sempre vasto e irrealizzabile, per i comuni mortali (soprattutto quando nascono in Italia), programma dell’Onestà, Onestà.
Se per averli restituiti con un po’ di ritardo, visto che - a leggere sempre le cronache - lei avrebbe poi saldato la pendenza. O se, e lo abbiamo sempre letto sui giornali, perché nelle more della restituzione del danaro, avrebbe prestato soldi al papà per l’acquisto di una macchina di grossa cilindrata; saldato all’Inps gli arretrati contributivi per la sua badante; pagato gli affitti della casa al suo compagno, che nega però di esserlo stato; installato una diavoleria elettronica in casa sua per filmare il movimento di ogni foglia. O se - e il mistero si infittisce -, per avere denunciato il suo ex compagno, o da lei presunto tale, di essersi appropriato di quei soldi quando invece, secondo i giudici di Rimini che si sono espressi in sentenza, lei era perfettamente consapevole di avergli dato il suo conto corrente chiavi in mano. Certo.
Non sarà magari stato il compagno della sua vita (fino a che morte non ci separi) però è pure un tantino curioso che ci si affidi totalmente a un estraneo per fargli gestire l’argenteria di famiglia. E che si corra poi a denunciarlo non avendo niente in mano. Anche se nel mondo del crimine - e André Gide ce lo spiega mirabilmente nei suoi “Fatti di cronaca” - esistono "atti gratuiti”, privi cioè di una “spiegazione plausibile”. Ma in proposito, sino a prova contraria, non è dato sapere, né noi lo sappiamo, come stanno davvero le cose.
Su questo “affaire” quindi sappiamo davvero molto poco e sarà per questo che stentiamo a capire. Oggi, però, siamo qui a scriverne perché ci ha colpito una curiosa inversione di rotta mediatica rispetto all’“antefatto” - come tale venne presentato a suo tempo dai media - che poi avrebbe finito col generare il “fattaccio” che oggi travolge la Sarti. Spieghiamoci meglio.
Si disse a suo tempo che “in rete”, come oggi usa dire, giravano foto(?) o selfie individuali(?) - cosa fossero esattamente non fu mai spiegato - di certo disdicevoli per l’immagine della parlamentare 5 stelle. E quell’“antefatto” è stato sempre considerato l’occasione di incontro e di conoscenza fra la parlamentare e l’uomo che lei ha accusato.
Sconvolta, dicono infatti le cronache, da quanto circolava in rete sul suo conto, la Sarti chiede aiuto ad alcuni amici-dirigenti del suo movimento che le consigliano di rivolgersi al giovanotto denunciato: ché lui di sicuro potrà aiutarla a cancellare l’immondizia finita in rete essendo un asso del mestiere (informatico). Il che puntualmente accade. Fatta la bonifica, la Sarti si tranquillizza. O quantomeno si tranquillizza a occhio di mondo.
Che sia stata questa circostanza l’occasione di conoscenza fra i due, lo confermano lei, lui, gli amici-dirigenti del movimento. Pare sia l’unico aspetto pacifico di una trama per altro ingarbugliatissima. Ma come è noto, da quel momento, ognuno degli attori del dramma prenderà - come abbiamo visto - la sua strada.
Oggi è curioso leggere persino di filmati dello scandalo per poi scoprire che non ritraevano la Sarti, bensì una ragazza molto simile a lei, con i capelli neri, immagini alquanto sfuocate, che si dava da fare, per occhio di telecamera, in maniera, per l’appunto, disdicevole. Che la Sarti si ritrovò, però, al centro di un ricatto, soprattutto alla luce del pandemonio che ne è seguito, ci sembra poco discutibile. E non cambia nulla, a fini del ricatto, che le primi immagini fossero autentiche. Molto peggio: chi gliele rubò orchestrò il ricatto. Ché, se ricatto non ci fosse stato, per quanto ci riguarda, sarebbe stata bagatella di cronaca insignificante.
Ma vi renderete conto che non è per niente secondario se il ricatto andò a buon fine, o viene rinfrescato con lo strumento di una macchinazione autentica (quanto al suo contenuto) o farlocca, visto che l’odierna accusata, finita alla gogna, assomigliava a un’altra? Se uno ti dice: “ti ho visto nudo in rete”, tu hai voglia a dirgli: “ti sbagli. E’ uno che mi assomiglia”. Oppure: "sono immagini che mi sono state rubate".
Cominciamo, ove possibile, a tirare le fila. Intanto, per par condicio, ci piacerebbe che entrambi i protagonisti fossero messi a fuoco dalla lente di ingrandimento dei media.
Ci informano (sempre le cronache) che l’"asso informatico", un giovane ragazzo rumeno che nel mondo virtuale si avvaleva di identità differenti, è un “asso” del mestiere talmente riconosciuto che a lui, in passato, si era rivolta, per consigli e consulenze, la nostra Polizia Postale (che, come è noto, è di questo che si occupa) e persino, si sussurra, gli stessi Servizi segreti (non viene specificato se civili o militari). E - ciliegina sulla suspense - pare che il giovane rumeno sia un collaudato pilota di aerei Mig da guerra. Insomma, un professionista raro, non c’è dubbio.
Quando parliamo di par condicio giornalistica, è a questo che ci riferiamo. Il curriculum della Sarti - e lei non se ne abbia - è quasi scialbo, comune a quello di tanti parlamentari italiani, al netto dello scandalo che ora la travolge.
Il curriculum dell’“asso” informatico ci sembra invece assai più ghiotto, più promettente, magari ancora non del tutto esplorato sino in fondo. Comunque sia.
Non è che, magari, dopo quanto le accadde qualche anno fa, la Sarti pensò bene di tutelarsi anche rispetto all’intrusione di estranei in casa sua? Serena del tutto, infatti, non doveva esserlo.
E per ciò allestì, commissionandola proprio all’"asso" in questione, la diavoleria elettronica nella sua abitazione, temendo “visite” e “manine” che lei voleva restassero fuori dalla porta?
Poi, pensiamoci un attimo: la tua vita è sconvolta perché sei finita in rete. E qual è la prima idea che ti salta in mente? Mettere in piedi una rete casalinga ad alta definizione per finalità piccanti, addirittura in casa tua? Ma neanche il mitologico Narciso si sarebbe spinto sino a tanto.
Quanto a quello che la Sarti può aver fatto dentro le mura di casa sua, tutte le ipotesi sono buone, e infatti ognuno sta dicendo la sua. Ma francamente, tranne che non abbia ammazzato qualcuno, e ne abbia nascosto il cadavere in camera da letto, restiamo assai freddini sull’argomento. Insomma: è feccia mediatica, nient’altro.
A proposito.
Per completare il suo curriculum, ché qualche omissione in questi giorni l’abbiamo registrata, è bene ricordare che la Sarti si è sempre distinta per essersi occupata di “materie pesanti”, insomma: mafia, poteri forti e fortissimi, Stato, trattative varie, agende rosse scomparse nel nulla... Lo ricordiamo assai timidamente, per carità, visti gli argomenti. Ma prova ne è che, sino alle sue spontanee dimissioni di qualche settimana fa, Giulia Sarti presiedeva la Commissione giustizia della Camera.
Non la stiamo buttando in politica. Ma è bene che emerga tutto. E vogliamo che i ritratti di tutti i protagonisti della storia, senza esclusioni, emergano a tutto tondo.
Merita infine, a tale proposito, una piccola riflessione la clamorosa rivelazione di Paolo Mieli, in diretta a 8 e 1/2, di avere ricevuto sul suo cellulare, proprio in queste ore, le immagini scandalo della Sarti.
Quali? Sempre quelle. Sempre le stesse. Quelle di un paio di anni fa? O anche quelle di oggi? Chi le ha mandate a Mieli? Chi sta continuando a darsi da fare?
Forse la Polizia di Stato potrebbe chiedere a Mieli di collaborare alle indagini per capire chi gli ha inviato il messaggio allo scopo ovvio di continuare a tenere accesa la brace del ricatto. Sappiamo che questo la Polizia Postale sa farlo. Sa farlo da sola. E lo farà. E magari, anche noi, ne capiremo di più.

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