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Bernardo Provenzano morì trattato come un principe

provenzano bernardo bn 850di Saverio Lodato
Parliamo ancora di Provenzano. Del mafioso Capo Cupola, lo fu per anni e anni dopo la cattura di Riina, responsabile di stragi e delitti, e condannato a quasi una decina di ergastoli. E parliamone ancora, perché oggi qualcuno vorrebbe farlo passare per vittima e per santo, per capro espiatorio e vecchietto ammalato, cui vennero negate dallo Stato le cure necessarie al punto da farlo morire.
Quante balle, dette e scritte.
Quante falsità.
Quanta malafede, nell’agitare quel drappo del vecchietto fatto a pezzi dai suoi carcerieri.
E il tutto quantificato in un risarcimento da 150 mila euro, che la stessa commissione “europea” ha respinto al mittente. Come diceva Bertolt Brecht: “Rigiratela come più vi pare, prima vien la pancia e poi vien la morale”.
Bello, insomma, sarebbe stato, per qualcuno, se si fosse stabilito il principio che lo Stato italiano deve ricoprire di soldi i mafiosi che detiene in carcere per stragi e per delitti. Forse in Italia arriveremo anche a questo, ma per il momento le persone per bene possono tirare un respiro di sollievo per lo scampato pericolo.
Il fatto è che negli ultimi due anni di vita gli vennero messi a disposizione, al Provenzano, una camera singola con bagno, 8 medici, 14 infermieri, 9 operatori socio sanitari, un’assistenza sanitaria 24 ore su 24. A raccontarlo è Claudio Rognoni, primario dell’unità di medicina protetta dell’Ospedale San Paolo di Milano, che ebbe in cura il mafioso stragista illustre, in un’intervista rilasciata poco dopo la pronuncia “europea” che aveva stigmatizzato il ricorso al 41 bis per un paziente che non si reggeva in piedi. E qui riprodotta.
Intervista ignorata, calata sotto silenzio, perché quando si tratta di far casino non si può andare tanto per il sottile.
C’è un primario che in prima persona racconta che Provenzano veniva accudito nel letto ogni mezz’ora, tanto che morì senza una piaga di decubito?
C’è un primario che ricorda i suoi colloqui con moglie e figli del Provenzano che seguivano le cure al loro congiunto?
C’è un primario che dichiara che Provenzano sino al suo ultimo giorno di vita fu “trattato come un Principe” e che se fosse stato rimandato a casa sua non sarebbe sopravvissuto “più di due settimane”?
Ma chi se ne importa del primario?
Famo casino. Agitiamo il drappo rosso del vecchietto seviziato dai carcerieri. Qualche cosa resterà. Lo chiamano: il Diritto alla Difesa. E di starsene zitti non ci pensano nemmeno. Anzi: innervositi come sono, straparlano.

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