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I giornali si chiuderanno da soli. Calma con i complotti

lodato saverio cprof 0 c paolo bassanidi Saverio Lodato
Ci sono tante ragioni - e tutte plausibilissime - per avercela con i giornali. Nessuna, e questo va da sé, per invocarne o minacciarne, propiziarne o suggerirne la chiusura. Gli unici padroni dei giornali, una volta che gli editori li hanno finanziati e i giornalisti confezionati, sono i lettori. Il destino di ciascuna testata sta solo nelle loro mani. È il lettore, l’unico dominus. E questo dominus, che non fa rumore, che in proposito non dichiara nulla, che vive la sua condizione all’insegna del mutismo, va in edicola o non ci va, caccia fuori la monetina o non la caccia, manifesta il suo credo laico - la lettura del giornale - in ogni santo giorno dell’anno, qualche giorno si qualcun altro no, insomma: quando gli pare.
Siamo in uno di quei casi, in cui ci sembra di scoprire l’acqua calda. Caso serissimo, ma non tragico, se non altro per la virulenza degli improperi che da qualche giorno si stanno gettando addosso politici governativi e direttori dei quotidiani, quasi si stesse discutendo davvero dell’eventualità di chiudere per decreto prefettizio intere redazioni.
Il fatto che questa sia una passeggera schiuma mediatica non significa, però, che sotto la schiuma, non ci sia nulla.
Cosa nasconde, di cosa è rivelatrice, a quale suocera parla, perché la nuora intenda, questa bizzarra schiuma mediatica di fine estate? Parla - e nessuno se ne abbia a male - di una profonda crisi dei giornali e del giornalismo italiano.
Crisi di vendite. Il dominus, sempre meno, va in edicola a cacciare la monetina. E le edicole, sempre di più, chiudono i battenti. Crisi di fiducia, di fidelizzazione, per dirla in maniera chic.
Con il conseguente liquefarsi di quell’opinione pubblica - o di quelle opinioni pubbliche, al plurale - senza la quale quotidiani, settimanali, persino i partiti tradizionali, alla lunga, non vanno da nessuna parte.
I giornali, nessuno escluso, perdono copie. L’emorragia è sotto gli occhi di tutti e - almeno al momento - inarrestabile. Quali sono le radici del fenomeno? È colpa dell’attuale governo? Dipende dal disegno liberticida perseguito dai nuovi Usurpatori di Palazzo? Fosse davvero così dovremmo ammettere, tutti, e sconsolatamente, che i giornali italiani sono davvero scritti sull’acqua, se basta un soffio di vento governativo a piegarli in due. Non è così.
Proviamo allora ad andare più a fondo, non dimenticando che questa valanga della perdita di copie, è frutto di tante slavine che si sono succedute negli ultimi vent’anni. Non potendone qui fare la storia, basterà offrire al lettore di oggi un dato che dovrebbe far riflettere.
Una ventina d’anni fa, Corriere della Sera e Repubblica, quotidiani più venduti - lo sono ancora oggi - veleggiavano entrambi oltre le ottocentomila copie, in un avvincente gara quotidiana, fatta di sorpassi e contro sorpassi, all’insegna di una manciata di copie. Oggi, si aggirano entrambi attorno alle 100 mila copie. Resta da immaginare, fatte le proporzioni al ribasso, quale sia la salute di cui godono le altre testate.
Colpa di internet, delle tv in tempo reale, dei telefonini, degli iPad? Colpa di tutto questo. Ma solo di questo? Ne siamo sicuri? Tutti chiedono, e l’esempio ci pare calzantissimo, ai dirigenti Pd di spiegare l’impressionante serie di sconfitte inanellate negli ultimi anni. Pena il vedersi condannato all’irrilevanza. Forse anche i direttori di giornali potrebbero iniziare a dare il buon esempio, guardando in casa propria.
Entrambi, giornali e partiti, sono alle prese con una trave, nessuno può dire che nel suo occhio ci sia un pelo...
Né vogliamo indicare i nomi - ma chi legge potrebbe capire da solo - di quei giornali (?) che vendono giornalmente un migliaio di copie, finanziati non si sa da chi, tirati su con lo scopo esclusivo di far da grancassa a poteri ambigui o lobbistici, quando non addirittura occulti. È giusto che anche loro stiano aperti. Che nessuno li chiuda, o metta loro la mordacchia. Quanto al rispettarli, considerandoli appartenenti alla famiglia della stampa, è un altro conto. Spesso sono giornali che coccolano e tengono compagnia agli imputati condannati.
Ma adesso dobbiamo ancora venire a capo di questo nostro ragionamento terra terra, dandogli quantomeno una parvenza di conclusione.
Registriamo allora - è un fatto - che l’intero ventaglio della stampa italiana, in questo momento, è totalmente schierato contro il cosiddetto “populismo” e l’attuale governo 5Stelle-Lega. Tutti, nessuno escluso. Il che non era mai accaduto nella storia del nostro Paese. E il cemento di questa micidiale, inedita, affollatissima armata, è dato dal rifiuto - legittimo, condivisibile o meno - delle misure economiche che questo governo si appresta a varare.
Ecco cosa c’è davvero sotto la schiuma mediatica: finanza, economia e danaro. Solo le anime belle avrebbero di che meravigliarsi di questa situazione: dal conquibus è sempre difficile prescindere.
Ma ci sono due controindicazioni: il coro dell’intera stampa, al quale ci riferiamo, non pare stia portando ai giornali un lettore in più, né che stia causando un voto in meno a quel sessanta per cento che sostiene, ...sondaggi sic stantibus..., la maggioranza.
Significa qualcosa o no?
Secondo noi, la ragione è semplice: chiunque va in televisione riconosce, quasi en passant, che in Italia ci sono sei milioni e mezzo di famiglie paurosamente dilaniate dalla povertà, sotto, o poco sopra, quella soglia. E, un attimo dopo, si scaglia contro i provvedimenti governativi.
Di cifre ne capiamo poco: ma se anche ogni famiglia fosse composta da uno striminzito terzetto, saremmo comunque a qualcosa come venti milioni di persone, un terzo, un agghiacciante terzo, della popolazione italiana. Esatto?
Se la grande stampa non condivide le misure del governo, fa benissimo a dirlo e ripeterlo. Ma dicesse anche quale dovrebbe essere la strada per venire incontro a venti milioni di persone, modificandone la condizione. E con misure, ovviamente, non “populiste”, da far gradire all'Europa, e che ci facciano vivere tutti felici e contenti. Con simili proposte, ci verrebbe da pensare che persino i giornali avrebbero finalmente un impennata delle vendite.
Continuando con l’andazzo attuale, invece, i giornali sono destinati a farsi male da soli. Senza bisogno che a tirare il grilletto siano i politici governativi. Che è giustissimo criticare.

Foto © Paolo Bassani

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