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La mafia in redazione, ma non è vero dice Mario Ciancio

ciancio mario c imagoeconomica 0di Saverio Lodato
Cosa manca ormai alla Mafia? Chiesero a un procuratore distrettuale americano negli anni ’80, quasi quarant’anni fa. E lui, alzando le braccia al cielo, rispose: “only governement”.
La lacuna sarebbe stata colmata, almeno in Italia.
Forse in nessuna parte del mondo i giudici hanno infatti posto sotto sigillo per mafia (o giù di lì), in un colpo solo, due giornali e due televisioni private. Stiamo parlando de “La Sicilia” di Catania, del pacchetto di maggioranza della “Gazzetta del Sud” di Bari, di “Antenna Sicilia” e “Telecolor”, quest’ultime emittenti private con sede nella città etnea.
Sono tutte attività riconducibili al signor Mario Ciancio Sanfilippo, imprenditore, editore, direttore, padre-padrone, da decenni, proprio de “La Sicilia” di Catania. 

Eh sì: vengono i brividi.
Vengono i brividi di fronte al fatto che si possa anche soltanto ipotizzare che Cosa Nostra, in Sicilia, disponeva di rotative e ripetitori tv, disegnava i menabò e sedeva nelle riunioni di redazione.
Chi vuole vada a leggersi le cronache con la lista della spesa - che ammonta a beni bloccati per 150 milioni , risultato - osservano gli investigatori- di una indagine che ha spulciato e studiato 1500 bilanci (tutti riconducibili al Sanfilippo) dal 1974 al 2014. Bilanci truccati, secondo l’accusa, sparsi fra l’Italia, la Svizzera e il Liechtenstein, una trentina di società sotto lente d’ingrandimento, canali di finanziamento tutt’altro che trasparenti.
Insomma: mafia, robaccia.
Qualcuno dirà: ma è l’Accusa, bellezza. Vero é.
A noi - con buona pace di certe mammole che fanno opinione - vengono i brividi lo stesso.
A noi colpisce, infatti, che la richiesta di sequestro e confisca, avanzata dal procuratore capo di Catania, Carmelo Zuccaro, dai pubblici ministeri, Antonino Fanara e Agata Santonocito, accolta dalle Misure di prevenzione del Tribunale (hanno persino ordinato i sigilli che gli stessi P.M. non avevano richiesto), sia giunta al termine di un immane lavoro di accertamenti bancari e finanziari condotti dalla Direzione distrettuale antimafia. E resa operativa dal reparto d’eccellenza dei carabinieri, denominato Ros.
Come non bastasse, va segnalato e ricordato che il signor Mario Ciancio Sanfilippo si trova - diciamo: “a latere”- sottoposto a un altro processo proprio per l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.
Ciancio si difende dichiarando che lui, nella vita, ha soltanto lavorato e con la mafia non c’entra nulla. Auguri, da parte nostra.
Ma una Procura, un Tribunale, la Dda, il Ros, ci sembra schieramento sufficientemente ampio per lasciare facilmente intravedere che il lavoro degli avvocati del signor Ciancio si presenterà assai arduo e faticoso.
Ora sarà interessantissimo vedere come grandi giornali e tv daranno questa notizia “dal di dentro”, ma anche come si regoleranno le associazioni di categoria.
Il conto è presto fatto: se non ne parleranno, vorrà dire che Cane non mangia Cane.

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La rubrica di Saverio Lodato

Foto © Imagoeconomica

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