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Mattarella, Falcone: lo Stato-Mafia continua a nascondere

di Saverio Lodato
Solo in Italia. In nessun altro Paese al mondo. Da noi, la menzogna non tramonta mai. Altro che il "sole", come era per l'Impero di Carlo V. E quando diciamo menzogna, intendiamo depistaggi stomachevoli, falsificazioni ufficiali in atti di ufficio, collusioni e complicità, manomissione prepotente dei dati di fatto, valanghe di polvere usate a bella posta, scomparsa casuale (?) di testimoni eccellenti che troppo sapevano, troppo avevano visto, troppo potevano raccontare, ricatti e intimidazioni, e, come per incanto, carriere luminosissime.
Solo in Italia, venticinque anni dopo la strage di Capaci, può esplodere, come fosse un uovo fresco di giornata, la notizia che a Giovanni Falcone fossero familiari, familiarissimi, nelle sue inchieste di mafia, i nomi di Silvio Berlusconi e Vittorio Mangano e Cina'...
Solo in Italia, trentotto anni dopo l'uccisione di Piersanti Mattarella, che non era uno qualunque, essendo il Presidente della Regione Siciliana, nonché esponente di spicco della Dc allora partito di maggioranza relativa, poteva conquistare le prime pagine dei giornali la notizia-puzzle che i moncherini della targa dell'auto usata dai killer potrebbero ancora oggi essere sparsi fra gli scantinati dei palazzi di giustizia di mezz'Italia o forse no. E che quei moncherini, badate bene, potrebbero finalmente rappresentare il "legame nero", "il filo fascista" che legò gli ottantacinque cadaveri della piazza della Stazione di Bologna a quello di Mattarella in via Libertà a Palermo, in un giorno di Epifania.
Ma nello stesso tempo, mentre la Procura di Palermo riapre le indagini, i giornali ci informano che il rompicapo delle targhe che riconducevano allo "scenario nero", era già presente agli investigatori dell'epoca ad appena due anni di distanza dal delitto eccellente di Palermo. Prova ne sia che Giovanni Falcone fece in tempo a spedire in galera Giusva Fioravanti, fascistone della prima ora, riconosciuto come il killer dalla moglie di Piersanti, pur tuttavia assolto in processo con tante scuse.
E a dirsi convinto di quella pista Palermo-Bologna, lo ricordano sempre i giornali in queste ore, era il giudice Loris D'Ambrosio che di trame nere se ne intendeva. E che si è fatto in questi anni? Roba da matti.
Certo. Bello sarebbe, se fosse ancora vivo, andare a chiedere al Presidente Esternatore, Francesco Cossiga, come gli fosse saltato in mente di attribuire a "matrice palestinese" la micidiale deflagrazione di Bologna.
E ricordate "Carlos", il terrorista internazionale creato in provetta dal cartello dei terrorismi mediorientali anni '60 e '70? Alla fine, lo catturarono i francesi in Sudan e lo seppellirono in carcere con appena un ergastolo che, però, sta ancora scontando. Bene. Quando in Italia Cossiga recitava il suo mantra sulla "matrice palestinese", Carlos, che conosceva la materia, gli rispose dal carcere francese a muso duro: "ma Cossiga lo sa benissimo che furono quelli della Gladio".
Già. La Gladio. Polemiche morte e sepolte. Verità mai ricostruite. Anzi, nel paese dove la menzogna non tramonta mai, Cossiga riuscì perfino a far diventare i lestofanti della Gladio (organizzazione militare, obbediente alle centrali del fascismo internazionale e alla P2 di Licio Gelli, ingolfata dalla presenza di uomini dei servizi che prendevano lo stipendio dallo Stato italiano) gli affiliati a un'organizzazione di beneficenza che aveva salvato l'Italia, con sprezzo del pericolo, dalla minaccia montante del comunismo.
Sono occorsi, invece, "appena" 25 anni, perché dall'ufficio museo di Giovanni Falcone saltasse fuori il suo appunto su Berlusconi e compagnia.
Falcone forse doveva diventare Statua Solenne. Il suo ufficio Luogo di Memoria mummificato e consegnato per sempre ai secoli a venire, perché il foglietto a sua firma tornasse a far capolino. In questi 25 anni a nessuno era venuto in mente di sfogliare le carte che Falcone conservava in ufficio? Ma allora, su che cosa si è indagato in tutti questi anni? Roba da matti. Ci chiedono proprio di essere idioti patentati.
Ma dove ha sonnecchiato, quell'appunto, per un quarto di secolo? Noi lo sappiamo.
È presto detto: nello stesso antro, molle e gigantesco, dove hanno sonnecchiato i moncherini delle targhe del delitto Mattarella.
È lo Stato-Mafia, bellezza.
Difficile venirne a capo.

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La rubrica di Saverio Lodato

Foto © Jacopo Bonfili

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