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In nome del popolo siciliano

il gattopardo ballodi Saverio Lodato
Fanno finta di non capire. Evitano di dire come sono andate davvero le cose. Sbrodolano dichiarazioni contraddittorie pur di costruire altri scenari di cartapesta, a proprio uso e consumo, in vista delle future elezioni politiche. Deliberatamente, ignorano il cuore del problema, sperando di dare in pasto ai cani - poveri elettori, poveri astenuti, poveri sudditi - polpette interpretative di quanto è accaduto.
Invece, basterebbe guardare, ancor prima che riflettere, analizzare, sintetizzare. Basterebbe davvero così poco.
E il fatto è che il grande Laboratorio Di Sicilia ha emesso la sua sentenza, della quale per ora conosciamo il dispositivo, mentre occorrerà ancora del tempo per leggerne le motivazioni.
Dispositivo di sentenza: l'Usato Sicuro (?) ha avuto maggior appeal dei Dilettanti alla prova dei fatti. Questo ci sembrava, e ne avevamo scritto qui alla vigilia del voto, il probabile fotofinish fra Nello Musumeci e Giancarlo Cancelleri. Avevamo visto giusto, almeno in questo.
Curiosamente, però, gli osservatori del giorno dopo, i commentatori, gli analisti di sicuro mestiere, di Grande Laboratorio Di Sicilia non parlano più e non vogliono più sentir parlare. E se non ne parlano è perché non gradiscono l'antifona, avendola capita benissimo.
E allora noi qui cercheremo di spiegare l'antifona.

PRIMO
: i siciliani sono talmente schifati dalla politica che questa volta, ancor più numerosi dell'altra volta, non sono andati a votare. Il che significa non solo che Musumeci, per dirla con una battuta, è stato votato solo dalla metà della metà della metà. Significa anche che 5 anni di governo Pd alla regione siciliana, piuttosto che richiamare alla partecipazione, hanno implementato la fuga dalla politica. I commentatori sembra che non stiano trattando molto l'argomento.

SECONDO
: permetteteci di dire che ci fanno sorridere certi intellettuali azzimati che dopo averci raccontato in questi anni che la Sicilia si era affrancata dalla condanna biblica della rassegnazione e del pessimismo, veleggiando finalmente verso la resa dei conti contro i "nemici della contentezza", che tali sarebbero per professione, ora vorrebbero vedere colare a picco la Sicilia: perché non cambia mai, ha sempre le spalle rivolte al passato, non rispettando i patti con le Grandi Case Madri della politica italiana, non essendosi, insomma, dimostrata "contenta".
Leoluca Orlando, sindaco di Palermo ha dichiarato: "Il Titanic è affondato", versione da esportazione per il resto d'Italia del detto siculo "U cane muriu". Sarebbe interessante se Orlando ci dicesse anche chi è che stava alla guida del Titanic. Insomma: chi teneva il cane al guinzaglio.

TERZO
: non ce la sentiamo di unirci al coro di chi vorrebbe vedere colare a picco i pochi siciliani che hanno votato per come hanno votato. Sarebbe troppo facile e alquanto ingeneroso.
Cinque anni fa - non è consentito dimenticarlo se non altro per onestà intellettuale - i pochi siciliani (un po' più di oggi, per altro) che avevano votato, si erano aggrappati alla candidatura di Rosario Crocetta, che presto si sarebbe rivelato un balordo (nel senso di: "strampalato", "infondato", questo dice il vocabolario) indicato dal Pd, nella speranza di chiudere per sempre con il decennio cuffariano e lombardiano. I cinque anni del "balordo" Crocetta si sono rivelati, con mezzo centinaio di assessori, una tortura politica mediatica e permanente per tutti gli uomini di buona volontà.
Si offendono i diretti interessati, i dirigenti del Pd siciliano, da Fausto Raciti a Giuseppe Lupo, da Davide Faraone a Antonello Cracolici al Beppe Lumia (ormai "Megafono", più che Pd), per dire solo i primi che ci vengono in mente, se ci permettiamo di ricordare che hanno sapientemente regolato la bombola d'ossigeno che teneva politicamente in vita quel Crocetta, che ormai si era rivelato un “balordo”, consentendogli di raggiungere la meta finale dei 5 anni di mandato? Ci sarà una spiegazione. O no?
I siciliani guardavano. Vedevano. Ascoltavano. Si sentivano torturati da Crocetta e dall'allegra brigata che lo teneva politicamente in vita. E aspettavano.

QUARTO
: e dopo Crocetta, l'asso nella manica Pd aveva il nome di Fabrizio Micari.
Voluto da Orlando, preso a scatola chiusa dai dirigenti Pd siciliani e nazionali, il rettore di Palermo avrebbe dovuto incarnare questo nuovo oggetto misterioso (il "civismo") per far secchi in un colpo solo centro destra e grillini. Dovremmo allora dire che sono stati "incivili" i tanti siciliani che non lo hanno votato?Non banalizziamo.
Ma è normale che il campione del "civismo" Micari biascicasse dichiarazioni di maniera, esaltando la necessità del Ponte di Messina, mentre tutti gli altri, i suoi avversari di qua e di la', salivano sui treni per dimostrare le condizioni ottocentesche delle ferrovie siciliane? E Orlando, almeno in tema di ponte di Messina, non poteva paternalisticamente tirargli la giacchetta? Spiegargli - insomma - che i siciliani del Ponte se ne fottono? E che le priorità, in materia di trasporti, sono altre?
E qualcuno, sempre nella plancia di comando del Titanic, non poteva chiedere un'interdizione politica a tempo per Davide Faraone, sottosegretario di Stato, che appena una settimana prima del voto sganciava la bomba: "Il nostro statuto speciale è un paravento che produce guasti enormi. E finiamola con il cosiddetto Parlamento regionale e le sue ridicole liturgie"?
Roba forte, chissà quanti voti, pensava il giovanotto Faraone, che sarebbero venuti al Pd. Mentre il povero Palmiro Togliatti si rivoltava nella tomba.

QUINTO
: è lo stesso Faraone, badate bene, che oggi da ' la colpa a Piero Grasso, presidente del Senato, per non essersi candidato in Sicilia con il Pd. Come se chi ha giocato tutta la partita (il giovanotto Faraone) desse la colpa di non aver segnato al calciatore che in campo non ci è mai entrato. Evidentemente, il giovanotto Faraone, deve aver preso gusto a spararle grosse, pur di ingraziarsi il suo dante causa Matteo Renzi.

SESTO
: Matteo Renzi. Appunto. Il quale ora dichiara: “Non mi sposto di un millimetro". Che dire in proposito?

SETTIMO
: tanti commentatori, da Enrico Mentana a Aldo Cazzullo a Sebastiano Messina, ma altri ce ne sono, non hanno visto di buon occhio la decisione di Luigi Di Maio (5 Stelle) di dare buca al faccia faccia con Renzi. La pensiamo diversamente: Di Maio ha fatto benissimo. Da qui alle politiche, Renzi continuerà a cercare palcoscenici, fossero pure di periferia, per dimostrare che non si sposta di un millimetro. Perché Di Maio, alla luce di come è andato il risultato, dovrebbe fargli da spalla?

OTTAVO
: Di Maio ormai guarda al suo vero avversario di duello, che sarà il centro destra. Dovrà economizzare le forze in vista di ben altri faccia a faccia. In Sicilia, la vittoria sembrava dietro l'angolo. Invece ha prevalso l'Usato Sicuro (?).Tempi duri per i 5 Stelle. Renzi, insomma, Di Maio può risparmiarselo.

NONO
: la sinistra alternativa al Pd racimola in Sicilia il 6 per cento, eleggendo un solo parlamentare: Claudio Fava. E Claudio Fava ha commentato: “Un risultato storico, con me la sinistra torna finalmente all'Assemblea regionale siciliana". Poteva dire, in maniera più sobria: “Con me, io, la sinistra entro all'Ars".

DECIMO
: oggi il primo degli "impresentabili", Cateno De Luca, Udc, in lista con Musumeci, è stato acchiappato dalle forze dell'ordine per evasione fiscale. Qualche ora prima Nello Musumeci aveva annunciato che si sarebbe finalmente tolto lo sfizio di dire "qualche no" ai tanti impresentabili che si è portato al seguito scoprendolo solo dai giornali, per sua stessa ammissione.
Si sbrighi, onorevole Musumeci, se non vuole essere battuto sul tempo dalle forze dell'ordine.
Grande Laboratorio elettorale e politico la Sicilia.

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