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Il turista e il terrorista. Caccia sadica

lodato c ass c immaginARTEdi Saverio Lodato
La carneficina per la carneficina, il mucchio selvaggio, l'Europa, ma non solo l'Europa, che si trasforma in giungla, una caccia sadica alla preda impaurita, che fugge senza scampo: che lo scenario sia diventato questo è ormai fuori discussione. Gli analisti, all'indomani di ogni carneficina, fotografano il Paese coinvolto, la sua collocazione geopolitica, la sua posizione nello scacchiere internazionale. Concluso questo esame preliminare, vengono, a seguire, le risposte: "perché la Spagna", "perché la Francia", "perché la Gran Bretagna", "perché i paesi scandinavi", eccetera, eccetera.
Analizzando, sceverando, è questo che vogliamo dire, tutto si spiega, tutto si tiene.
Sarebbe bello saperlo prima, sia detto senza ombra di ironia, ma prevedere, purtroppo, è assai più complicato che il ragionare a cose fatte.
E per "cose fatte" si intendono corpi maciullati, gente che resterà eternamente storpia o inferma, famiglie lacerate, neonati spenti per sempre nei loro passeggini, persone scomparse e delle quali non si ritroveranno mai più i corpi.
Il terrorista lo sa. Sa che il suo macabro giocare d'anticipo, il suo effetto sorpresa, militarmente efficace da quando nel mondo sono state inventate le guerre, sarà garanzia certa di sicura carneficina del suo nemico. Se a ciò si aggiunge che il terrorista da il via alla caccia sadica senza curarsi minimamente della sua sopravvivenza, lo scontro, per la preda in fuga - tutti noi che siamo potenzialmente braccati -, si fa impari, destinato a morte sicura.
Il terrorista colpisce dove più gli fa comodo. Al resto, penserà Allah.
Il terrorista e il turista sono esemplari umani agli antipodi. Non può' esserci dialogo fra loro.
Il terrorista dalla vita non si aspetta nulla. Di sicuro, non si aspetta più nulla. Convive con gli esplosivi. Convive con certezze settarie, un grumo di risentimenti che si sono cementati in decenni contro l' Occidente. Il terrorista non ha curiosità, oltre quelle che riguardano l'efficacia del suo equipaggiamento militare. Non e'attratto dalla bellezza dei monumenti del passato. Fosse per lui - e se ne ha l'occasione lo fa senza ripensamenti - li imbottirebbe di tritolo e accenderebbe la miccia. Considera la scia di sangue che si lascia alle spalle come la giusta gratificazione che gli spetta, da combattente del cosiddetto Califfato, per aver fatto la scelta religiosamente giusta, ancor prima che politica, contro un Abominio Chiamato Occidente.
E il turista? Il turista è massa. Il turista non combatte. Il turista non va a spasso per il mondo spinto da sentimenti religiosi. Il turista va in discoteca e visita i musei. Si arma di guide Lonely Planet e Routard per scoprire le bellezze del passato, quel tanto, o poco, di buono che in migliaia di anni i popoli hanno lasciato in eredità alle generazioni future, a parte una caterva di guerre. Si arma di guide e cartine geografiche, non di candelotti pronti per l'uso.
Il turista viaggia, per i pochi giorni all'anno chiamati "ferie", per riempirsi gli occhi della varietà del mondo, per elevarsi, almeno un minimo, rispetto alla propria condizione di macchina che produce lavoro. Per mangiare e bere meglio del solito.
Il terrorista, dal canto suo, più si muove e più si inselvatichisce, più gira il mondo e non riesce a vederne che scenari di ingiustizia, di soprusi perpetrati, di torti da raddrizzare a suon di esplosivi, di vecchie crociate con le quali pareggiare finalmente i conti.
Entrambi, il terrorista e il turista, incontreranno la morte, ma a suggello di due vite vissute agli antipodi.
Molti commentatori in queste ore ribadiscono con forza - e a ragione- che sta a noi non indietreggiare. Non cedere di un millimetro rispetto a  ciò che rappresentiamo: la Civiltà, valori e relazioni di convivenza, ideali di tolleranza. Proprio perché il nostro Nemico vorrebbe farci retrocedere verso il ripiegamento, la chiusura in ambiti ristretti, un auto isolamento difensivistico, di mera sopravvivenza, bisogna restare con la schiena dritta. Giusto, vero.
Ma come ovviare al fatto che migliaia di turisti, messi tutti insieme, si fanno inevitabilmente massa che a sua volta si fa inevitabilmente bersaglio?
I turisti non possono essere i martiri moderni di una religione chiamata Occidente. Definizione che si tira dietro, per riflesso quasi automatico, quella di Oriente, che pure mondo è, e mondo sarà, altrettanto, se non di più del nostro, intriso di culture millenarie.
Tocca alla politica e alle forze di sicurezza di tutti i paesi europei parlare la lingua unica dello scambio di informazioni che si acquisiscono "prima" e non "dopo", a cose fatte, per l'appunto. Ciò ancora oggi non accade.
L'Europa è divisa. Ogni Paese pensa di difendersi da solo. Non ha capito che da soli si perde, tutti insieme, forse, si può vincere. Questa è la Guerra di oggi e ci riguarda tutti.
Non dobbiamo mai dimenticare, infatti, che quando tutto cominciò (almeno così siamo noi occidentali a pensarla e a raccontarla), l'11 settembre 2001, poche ore dopo la tragedia, venne individuato il commando terroristico che aveva messo a segno l'attentato alle Torri gemelle.
Poche ore dopo. Non poche ore prima.
Se ciò dovesse continuare, il turista sarà destinato alla condizione di nuovo martire, quello della religione dell'Occidente, della quale non dovrebbe essere obbligatorio essere fedeli. Se non altro perché anche l'Occidente, nella sua storia millenaria, di cose da farsi perdonare ne ha parecchie.

Foto © Ansa

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La rubrica di Saverio Lodato

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