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Ora Totò Cuffaro può tornare in Africa

lodato saverio c paolo bassani 2di Saverio Lodato
Ha cercato di togliersi l’ultimo sassolino dalla scarpa. Ha cercato di impedire che Leoluca Orlando fosse eletto per la quinta volta sindaco di Palermo. Ha dato la sua benedizione, a volto scoperto, ufficialmente, come si dice, a una coalizione di nostalgici del "61 a 0” che fu:  residuati di una Forza Italia che si ferma all'8,6 % nella città che fu dei Diego Cammarata e dei Gianfranco Miccichè, e dei centristi alla Saverio Romano.
Sponsorizzava un giovanotto dal sorriso accattivante, Fabrizio Ferrandelli, precocemente invecchiato - politicamente, s’intende - fra miscele partitiche - sinistra o destra, poco importa-  pur di battere, anche lui, il vituperato Orlando.
Tutto inutile. Inutile per la Sacra Alleanza, e per il suo “conducator”: Totò Cuffaro. I risultati parlano chiaro. Parlano chiaro i voti, le percentuali e le preferenze.
Ci sarebbe poco da aggiungere.
Ma se oggi torniamo a occuparci di Cuffaro,  lo facciamo a ragion veduta. Da qualche settimana, in Sicilia, si è aperto un curioso dibattito fra Anime Belle infastidite da questo maledetto sentore di pessimismo che si respira spesso in ogni parte dell’isola. Imprenditori, intellettuali, artisti, giornalisti dal palato fino, a un certo punto si sono incazzati e hanno detto: ma è mai possibile che in Sicilia torni sempre il passato? E’ mai possibile che i riflettori illuminino sempre il “vecchio” tenendo al buio il “nuovo”?
E quasi a chiusura del cerchio di questo risentito ragionamento hanno creato, come idolo polemico, la categoria de “nemici della contentezza”.
Non sappiamo dosare, sui due piatti della bilancia, se ci siano più ragioni di pessimismo o di ottimismo fiducioso. In Sicilia, intendiamo. Diciamo però che di una cosa siamo certi: è vero, ci sono troppi fantasmi del passato che ritornano. Fantasmi ingombranti, pesanti e difficilmente digeribili con la semplice categoria dei “nemici della contentezza”.
Le vicende delle ultime settimane, dallo scandalo dell’annunciata scarcerazione di Totò Riina, se fosse per la Cassazione, alle dichiarazioni fiume di Giuseppe Graviano, cogliamo indicatori che non ci lasciano dormire proprio sonni tranquilli. Incluso l’isolamento del pubblico ministero Nino Di Matteo, unico argomento dal quale le Anime Belle si tengono accuratamente  e sdegnosamente alla larga.    
E poi c’è la politica. Poi c’è Cuffaro. Poi c’è Ferrandelli. Poi c’è Rosario Crocetta.
Tempo addietro, di fronte ad un attacco becero di Crocetta a Cuffaro, appena uscito dal carcere di Rebibbia dove aveva scontato per intero la sua condanna per mafia, scrivemmo un articolo - Avvoltoi nei cieli dell’antimafia” - in cui invitavamo Crocetta a non infierire su Cuffaro.
Il nostro personalissimo giudizio nei confronti di Crocetta non è cambiato, se non altro perché tante altre ne ha dette e fatte (di peggio) da quel dì.
A Cuffaro, però, oggi ci sentiamo di dire quello che dovrebbero dirgli le Anime Belle stanche dei fantasmi che ritornano. Ma che curiosamente non gli dicono. Se il suo progetto era andare in Africa a fare il medico - e in Burundi, per un certo periodo, in effetti andò - forse questo è il momento di ritornarci. E non lo diciamo ironicamente.
Ci eviti, Cuffaro, il suo ritorno sulla scena politica siciliana fra qualche mese, quando si voterà per le regionali. Se ne faccia una ragione. E’ un ottimo medico, dicono i suoi colleghi. Produce un buon vino. Ha vissuto da protagonista un lungo periodo della storia politica siciliana. Lasci spazio agli altri, ai giovani. E vale anche per Fabrizio Ferrandelli: le scadenze elettorali non sono ruote del gioco del Lotto in cui i “ritardatari” prima o poi escono, e, fuor di metafora, si viene eletti per calcolo statistico. Quanto a Crocetta, ci asteniamo: l’ostacolo ci appare umanamente insormontabile.
Ci sarebbero molte cose da dire anche sul “figurone” fatto dal Pd siciliano in questa tornata elettorale. Ma l’occasione non mancherà.
In altre parole: nemici della contentezza, non va bene. Ma contenti, soddisfatti, o felici e sorridenti, nemmeno.

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La rubrica di
Saverio Lodato


Foto © Paolo Bassani

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