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Nino Di Matteo fa lezione di antimafia

lodato eff by c giorgio barbagalloA Sant’Agata di Militello non si sono arresi
di Saverio Lodato
Tanti anni fa andavano di moda i libri che spiegavano la mafia ai ragazzini, nella convinzione che se si fosse voluta estirpare quella metastasi, il contributo delle nuove generazioni sarebbe stato fondamentale. Era impensabile liberarsi da un fardello che condizionava la società italiana da un secolo e mezzo, non facendo i conti con quello che avrebbero pensato e fatto le nuove generazioni.
Tanti anni fa il clima era diverso. Oggi nessuno scriverebbe e nessuno pubblicherebbe più libri del genere. Sono cambiate tante cose. Gli italiani hanno da tempo toccato con mano che alle stagioni dei proclami aveva fatto seguito la stagione del compromesso. Quegli uomini politici che avevano costruito le loro carriere, predicando valori e principi, si erano accomodati nelle stanze dei bottoni. E quegli uomini politici che avevano fatto affari con la mafia, in rarissimi casi avevano pagato sino in fondo il loro debito con la giustizia. Non ci è voluto molto per capire che saremmo stati condannati a convivere con quella metastasi che oggi si preferisce non nominare e rimuovere.
Sono rimasti gli addetti ai lavori. Gli uomini delle forze dell'ordine, gli agenti delle scorte, e i magistrati, eroici e solitari. I giornalisti da tempo tirano a campare visto che le direzioni dei giornali hanno smesso di prestare attenzione all'argomento.
Una piccola cifra può dare la misura di questo scadimento dei valori. Ai tempi in cui sembrava che la sconfitta della mafia fosse dietro l'angolo, i due principali quotidiani italiani, "Il Corriere della Sera" e “La Repubblica", facevano quotidianamente a gara a chi vendeva di più superando entrambi le 800.000 copie. Oggi questi due quotidiani faticano a raggiungere le 200.000 copie. È ovvio che la spiegazione di una simile catastrofe editoriale - se ne sono andati 3 lettori su 4 - non può essere figlia solo dell'avvento di Internet. Intendiamo dire che da quel gigantesco processo di disaffezione che ha coinvolto l'intera opinione pubblica, non sono affatto esclusi i giornali ritenuti ormai scarsamente credibili. E la recente vicissitudine elettorale, con la conclamata cecità dei media a capire quanto stava accadendo in Italia, ne è l'ennesima riprova.
Ho fatto questa lunga premessa solo per dire che ciò che andava di moda tanti anni fa oggi viene considerato assai rétro, quasi obsoleto. Ma i segnali in controtendenza ci sono, e basterebbe non volerli deliberatamente ignorare.
Come in molti fanno e continuano a fare.
L'altro giorno mi è capitato di essere invitato a Sant'Agata di Militello, comune del messinese noto per aver dato i natali allo scrittore Vincenzo Consolo che seppe raccontare magistralmente, fra l'altro, la storia della mafia di queste zone e del Parco dei Nebrodi, a pochi chilometri da qui.
Ed è toccato a Nino Di Matteo, tenere, di fronte agli studenti dell'Istituto Tecnico "Giuseppe Tomasi di Lampedusa" di Sant'Agata, un'autentica lezione per spiegare quanto sia decisivo e prezioso il ruolo dei giovani poiché la repressione giudiziaria - da sola - non sarà mai sufficiente a sradicare la mafia dalla società siciliana. E in un'aula magna stracolma, i ragazzi hanno ascoltato, non solo Di Matteo, ma anche investigatori di primissima linea (Daniele Manganaro, dirigente del commissariato P.S. di Sant'Agata, Rosario Merenda e Salvatore Bonferraro, esponenti della D.I.A. di Palermo), uomini simbolo di questa lotta, come Giuseppe Antoci, il presidente del Parco dei Nebrodi che si ritrova sotto scorta perché si oppone alle pretese delle mafie della zona; avvocati, come Massimo Raffa, e giornalisti, come il collega Sergio Granata, direttore responsabile di Am notizie. Infine, gli ideatori di questa bella iniziativa, solo apparentemente rétro: l'insegnante, Simone Fogliani, la direttrice didattica, Antonietta Emanuele.
Filo comune denominatore di tutti gli interventi?
Una bellissima frase - intuizione dello scrittore siciliano Gesualdo Bufalino: la mafia sarà sconfitta per sempre da un esercito di maestre elementari.
Cioé, la Scuola. Cioé, l'Insegnamento. Cioé, la Cultura. Vide lontano Bufalino.
I giovani di oggi, in altre parole. Quei giovani che i governi, e i giornali, e le televisioni, hanno dimenticato.
E sia quando si trovano senza lavoro, sia quando si schierano contro la mafia. Come l'altra mattina, all' istituto tecnico "Lampedusa", quando hanno applaudito a scena aperta Nino Di Matteo. Ignorato dai media, esattamente come loro.

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La rubrica di Saverio Lodato

Foto originale © Giorgio Barbagallo

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