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Salvatore Borsellino

In scena a Milano lo spettacolo 'Minchia signor tenente'

Antonio Grosso 2di Salvatore Borsellino
Vi invito ancora una volta tutti ad andare, da oggi al 13 dicembre, al Teatro dei Marinitt, in Via Pitteri, a Milano, a vedere questo bellissimo spettacolo di Antonio Grosso. E' davvero troppo bello, fa ridere e piangere insieme, proprio come la vita, e forse i ragazzi morti insieme a Paolo scherzavano e ridevano proprio come questi ragazzi in divisa da carabiniere prima di partire dalla stanza dove si riunivano, alla caserma Lungaro di Palermo, prima di partire per la loro ultima scorta.

Questo prossimo anno, per il 19 luglio, voglio assolutamente riuscire a portare questo spettacolo a Palermo, al teatro Biondo, al teatro Santa Cecilia o allo Spasimo, e come ho fatto l'altra sera, due giorni prima della duecentesima recita che avrà luogo questa sera, voglio leggere ai palermitani, nella mia Palermo, queste righe che ho scritto per Antonio Grosso, per la nostra Agende Rossa che, alla fine di ogni recita, Antonio solleva in alto leggendola.


L'AGENDA ROSSA

Questa agenda è rossa del sangue di cinque ragazzi che non avevano altro che il loro corpo per proteggere il loro giudice.

Questa agenda è rossa del sangue di cinque ragazzi che si lasciarono alle spalle i loro sogni per proteggere il sogno del loro giudice.

Questa agenda è rossa del sangue dei martiri di via dei Georgofili e di via Palestro.

In questa agenda è racchiuso il sogno di un uomo, un giudice, che per realizzare il suo sogno non esitò a sacrificare la sua vita.

In questa agenda è racchiuso lo sdegno per una scellerata trattativa tra pezzi dello Stato e gli assassini di una altro giudice, Giovanni, fratello di Paolo, fatto saltare in aria su un'autostrada, a Capaci.

In questa agenda è racchiuso lo sdegno per i traditori dello Stato, venduti ai nemici dello Stato.

Questa agenda nasce da una speranza perduta, la speranza che la morte di Paolo fosse bastata a realizzare il suo sogno, avesse spinto la gente a ribellarsi, a lottare tutti insieme contro quel cancro, la mafia, che stava per entrare in metastasi e corrodere l'intero organismo del nostro paese.

Questa agenda nasce da dieci anni di silenzio, il silenzio, lungo dieci anni, di un fratello che, senza quella speranza aveva perso la forza di lottare e avena infranto la promessa, fatta a sua madre, di non fare morire il sogno di Paolo.

Questa agenda nasce da un lungo cammino percorso insieme a Paolo sulla strada dei pellegrini di Santiago.

Questa agenda nasce dalla rabbia, la rabbia di un fratello che non si rassegnava a vedere morire quel sogno, il sogno di un fresco profumo di libertà che riuscisse a dissolvere il puzzo del compromesso morale, della indifferenza, della contiguità, della complicità.

Questa agenda nasce da un braccio levato in alto a sostenerla e ad accompagnare un grido che incitava alla RESISTENZA, alla lotta per la VERITA' e per la GIUSTIZIA.

Questa agenda nasce da 10, da 100, da 1000 braccia che cominciavano a levarsi anche loro in alto e mille cuori che cominciavano a gridare lo stesso grido.

Questa agenda è un'arma levata in alto per impedire agli avvoltoi di tornare con i loro simboli di morte sul luogo della strage.

Questa agenda nasce dalla ribellione contro chi aveva ucciso il giudice Paolo e aveva cercato di spegnere il suo sogno, quel sogno che era soltanto un sogno d'amore.

Questa agenda nasce da una speranza ritrovata, una speranza rinata dalla rabbia ma che soltanto nell'amore poteva ritrovare la forza per continuare a vivere.

Quell'amore che poteva fare scrivere a Paolo, nell'ultimo giorno della sua vita: "Quando questi giovani saranno adulti avranno più forza di combattere di quanto io e la mia generazione ne abbiamo avuta".

Questa, soltanto questa, era la speranza di Paolo e solo questa speranza, la sua fiducia nei giovani e il suo amore gli hanno permesso di andare serenamente incontro alla morte.

E sono questa speranza, e questo amore, che abbiamo racchiuso in questa AGENDA ROSSA.

Salvatore Borsellino

Tratto da: 19luglio1992.com

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