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Salvatore Borsellino

Salvatore Borsellino sulla polemica Boccassini-Ingroia

borsellino-salvatore-web4di Salvatore Borsellino - 30 gennaio 2013
Assisto sbalordito e amareggiato alla sequenza di dichiarazioni e di scontri verbali a distanza che si susseguono da ieri tra persone che indistintamente avrrebbero fatto meglio a tacere o almeno a riflettere a lungo prima di parlare o meglio di attaccarsi a vicenda con espressioni e modi degni dei peggiori talk-show a cui la televisione degli ultimi venti anni ci ha purtroppo abituati ma ai quali non ci siamo mai rassegnati e continuiamo a non rassegnarci.

Se Antonio Ingroia si fosse limitato, nella sua replica alle inopportune dichiarazioni fatte in un intervista a La7 da Ilda Boccassini, a quanto ha detto ieri a Ballarò la ragione sarebbe stata tutta dalla sua parte.
Ilda Boccassini aveva infatti dichiarato "Come ha potuto Antonio Ingroia paragonare la sua piccola figura di magistrato a quella Di Giovanni Falcone" Si vergogni. Tra la sua piccola figura e quella di Giovanni Falcone esiste una distanza misurabile in milioni di anni luce"
Ora, a parte l'inopportunità da parte di Ilda Boccassini di arrogarsi il diritto di giudicare la grandezza di un magistrato con parole che alle orecchie di un qualsiasi ascoltatore suonano come denigratorie e offensive. La stessa commette un grosso errore anche nel merito dato che Antonio Ingroia non si è di certo mai paragonato a Giovanni Falcone ma ha paragonato semmai le reazioni provocate dalla decisione di Falcone di abbandonare la Procura di Palermo, dove gli era stato reso impossibile continuare il suo lavoro per andare a dirigere la sezione Affari Penali presso il Ministero di Grazia e Giustizia alle reazioni seguite alla sua candidatura. In un'altra dichiarazione Antonio Ingroia si era infatti così espresso: "Le battute e le velate critiche espresse da alcuni magistrati per la mia decisione di candidarmi sono un copione che si ripete. Fu così anche per Giovanni Falcone"
La risposta di Antoinio Ingroia a Ballarò era stata estremamente civile e contenuta.: "Probabilmente non ha letto le mie parole, s'informi meglio. Io non mi sono mai paragonato a Falcone, ci mancherebbe. Denunciavo soltanto una certa reazione stizzita all'ingresso dei magistrati in politica, di cui fu vittima anche Giovanni quando collaborò con il ministro Martelli. Forse basterebbe leggere il mio intervento.".
Tutto qui, una civile reazione a quello che a ragione si può definire un malevolo attacco da parte di un magistrato del quale faccio fatica a spiegarmi le ragioni ed i toni.
Forse è stato l'altrettanto inopportuno intervento di Maria Falcone che dichiarando "Rispetto la storia professionale dell'ex procuratore aggiunto di Palermo, ma la storia di Giovanni è del tutto diversa. E non permetto a nessuno di parlare di lui per autopromuoversi a livello politico" ha mostrato di volere dare man forte a Ilda Boccassini e di non avere letto o non avere capito le dichiarazioni di Antonio Ingroia, a fare saltare i nervi al magistrato che questa mattina si è prodotto in una serie di dichiarazioni che la lettura di un qualsiasi manuale ci comunicazione, purtroppo indispensabile per chi affronta l'agone politico, gli avrebbe sicuramente sconsigliato.
A Ilda Boccassini Ingroia risponde: "Ho atteso finora una smentita, invano. Siccome non è arrivata dico che l'unica a doversi vergognare è lei, che, ancora in magistratura, prende parte in modo così indecente e astioso alla competizione politica manipolando le mie dichiarazioni." E fino a qui considero la sua risposta nei limiti di una polemica che sarebbe stato meglio non nascesse ma che purtroppo è nata. Ma poi aggiunge: "La prossima volta pensi e conti fino a tre prima di aprire bocca. Quanto ai suoi personali giudizi su di me, non mi interessano e alle sue piccinerie siamo abituati da anni. Mi basta sapere cosa pensava di me Paolo Borsellino e cosa pensava di lei. Ogni parola in più sarebbe di troppo.".
E' questa seconda parte quella che non accetto, se Antonio Ingroia conosce il metodo di contare fino a tre conti la prossima volta anche lui fino a 30 prima di tirare in ballo Paolo Borsellino in questioni dalle quali deve essere tenuto, come gli ho già raccomandato , assolutamente al di fuori. Io stesso evito sempre di dire cosa avrebbe detto o cosa avrebbe fatto Paolo Borsellino. Nessuno, anche Ingroia di cui sicuramente Paolo aveva una grande stima e che considerava il suo migliore allievo, può avere il diritto di farlo. A Maria Falcone, di cui in un'altra agenzia leggo che avrebbe detto. "Usa Giovanni per i voti, non lo permetto", Ingroia risponde altrettanto duramente: "Alla signora Maria Falcone, con tutto il rispetto per il cognome che porta, dico: si informi prima di parlare. Io non ho usato il nome di Giovanni Falcone per i voti". E anche in questo caso avrebbe potuto fermarsi qui e sarebbe stato a mio avviso nel giusto, ma poi aggiunge:
"Lei invece si quando si candidò per prendere i seggi al Parlamento Europeo e non venne neppure eletta". Ecco questa seconda parte avrebbe anche in questo caso potuto risparmiarsela e rispiarmarcela.
Posso solo dire che queste polemiche tra due magistrati, perchè considero Antonio Ingroia ancora un magistrato, anche se in aspettativa, mi addolorano profondamente.
Comimcia domani a Caltanissetta, a venti anni di distanza, l'ennesimo processo per la strage di via D'Amelio, si ricomincia tutto daccapo dopo uno scellerato depistaggio del quale io mi aspetto vengano messi alla luce gli autori e le responsabilità, anche e soprattutto se coinvolgessero livelli istituzionali. Continua a Palermo il processo per una scellerata trattativa tra mafia e Stato e l'attentato al corpo politico dello Stato che ne è alla base. In entrambi questi processi mi sono costituito parte civile e di questi processi vorrei che si parlasse piuttosto che alimentare, forse ad arte, queste polemiche per distorgliene l'attenzione e per gettare ombre sui risultati del lavoro del pool di Palrmo che, per la prima volta nel nostro paese ha portato sul banco degli imputati oltre all'antistato, pezzi di quello Stato che con la mafia ha ritenuto di poter trattare e che per questo ha fatto si che venisse impressa un'accelerazione alla condanna a morte già decretata di Paolo Borsellino.

Tratto da: 19luglio1992.com

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