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Nicola Tranfaglia

Verso il maxiprocesso dei capi della 'ndrangheta

cartelli ndrangheta calabriadi Nicola Tranfaglia
Sono passati più di quattro mesi da quando alcune grosse inchieste si sono concluse – da Mamma Santissima a Regghion a Fata Morgana ad Alchimia a Sistema Reggio – concluse dai carabinieri del ROS per la procura della repubblica del capoluogo calabrese (guidata da Federico Cafiero De Raho) ed è arrivato oggi l’annuncio che si svolgerà presto un solo maxi-processo che vedrà imputati il senatore del Gal Antonio Caridi, il presidente della provincia di Forza Italia Raffa, l’ex sottosegretario Raffa (Alleanza Nazionale).
Indiziata di aver guidato il direttorio ‘ndranghetista reggino è la cosca de Stefano.  L’imputazione del senatore Caridi parla del fatto che il politico Caridi “fruiva in modo stabile, continuativo e consapevole a favore del sistema criminale” che agevolava “mediante l’uso deviato del proprio ruolo pubblico, delle cariche di volta in volta ricoperte all’interno del Consiglio e della Giunta comunale di Reggio, del Consiglio e della Giunta regionale della Calabria e del Senato della Repubblica”. Al centro dell’inchiesta le due teste pensanti della ndrangheta reggina: gli avvocati Paolo Romeo (ex parlamentare del PSDI) e Giorgio De Stefano, soggetti cerniera che agiscono tra l’ambito visibile e quello occulto dell’organizzazione mafiosa criminale.

Con loro e il senatore Caridi l’avviso di indagini concluse è arrivato anche a molti politici locali, imprenditori mafiosi ma anche a un magistrato in pensione, una giornalista e un sacerdote. Tra gli indagati, oltre quelli già citati, ci sono l’ex sindaco di Villa san Giovanni Antonio Messina, il magistrato in pensione Giuseppe Tuccio e il prete-parrocco di san Luca Giuseppe Strangio. Il capo di imputazione contestato a Strangio dimostra la capacità della componente segreta dell’organizzazione formata da Romeo e De Stefano come promotori, Sarra, Chirico e Caridi come organizzatori e partecipi. Imparentato con i Nirta-Strangio di san Luca, don Pino è uno degli artefici della pace tra le cosche protagoniste della faida che portò nel 2007 alla strage di Duisburg in cui morirono sei persone della cosca Pelle-Vottari a convincere le famiglie in guerra a deporre armi.

Oggi il sacerdote è accusato perché “in qualità di sacerdote e massimo referente religioso del santuario di Polsi, mediava nelle relazioni tra esponenti delle forze dell’ordine della sicurezza pubblica ed esponenti della ndrangheta in funzione di garante delle promesse e di agevolatore dello scambio tra le informazioni gradite ai primi e varie forme di agevolazione gradite ai secondi”. In sostanza, secondo i magistrati, ci sarebbe don Pino a pieno titolo inserito in quel “mondo di mezzo” dove la ndrangheta mette radici per controllare sempre di più il territorio, l’economia e la politica. Un mondo di “invisibili” come l’ex parlamentare avvocato Paolo Romeo a cui i magistrati contestano anche la violazione della legge Anselmi sulla appartenenza alla P2 o ad associazioni segrete contrarie alla costituzione vigente e alle leggi della repubblica. Così proprio questa organizzazione segreta avrebbe consentito all’avvocato Romeo di essere ricevuto con tutti gli onori il 16 gennaio 2014 dalla commissione Affari Costituzionali del Senato.

Siamo soltanto all’inizio delle rivelazioni che potranno coinvolgere anche più a fondo partiti rappresentati non soltanto a Reggio ma nel parlamento nazionale e dovremo attendere soltanto le prime udienze per rendercene conto.

Tratto da: articolo21.org

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