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Nicola Tranfaglia

Perché voterò No

tranfaglia nicola bn c archiviodiaridi Nicola Tranfaglia
Quando ieri ho appreso che Romano Prodi ha deciso di votare Sì ho dovuto constatare che è la prima volta da quando l'ho conosciuto (e sono più di venti anni) che mi trovo in contrasto. Un contrasto che non c'era mai stato in precedenza. Ma un simile episodio mostra come anche questo referendum costituzionale ha diviso gli italiani ed è il caso allora per l'ultima volta di spiegare perché andrò a votare NO.
Non solo perché la riforma è un pasticcio ed è scritta molto male, ma perché sposta i pesi dal parlamento al governo, favorisce il potere dello Stato centrale rispetto a quello delle Regioni e sembra complessivamente un inno a una serie di idee profondamente sbagliate.  
Secondo queste idee, che sono prima di tutto dell'ex sindaco di Firenze, cambiare è bello anche se si cambia in peggio. Se si favorisce un partito che con pochi voti ottiene, grazie al premio di maggioranza, un potere che non ha il diritto di avere, se si accentra tutto nei palazzi di Roma dimenticando che l'Italia è un paese di mille città che va da Reggio Calabria a Torino e che nei centociquantacinque anni di unificazione nazionale si è sempre accentrato.
Con i risultati che ora si possono vedere e che non sono in nessun modo lusinghieri.
Potrei continuare ancora per molte righe ma mi sembra di aver detto l’essenziale, anche se non sono in nessun modo entusiasta del fatto che, se Renzi dovesse dimettersi, potrebbe toccare Grillo e ai suoi seguaci andare avanti in attesa di nuove e necessarie elezioni politiche centrali.

Foto © Archiviodiari

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