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Nicola Tranfaglia

Dopo il referendum del 4 dicembre

di Nicola Tranfaglia
In questi giorni che precedono la data del 4 dicembre 2016 gli editoriali dei mezzi di comunicazione più importanti oscillano tra il rilievo dato inopinatamente a terribili fatti di cronaca o a curiosità mai viste (le vittime dei due "angeli della morte" di un ospedale nell'estremo Nord, a Saronno, o l'arresto nel profondo Sud, a Reggio, di Marcello Pesce della ndrangheta,detto u ballerinu).
Ormai si tratta di una manciata di giorni, o addirittura di ore, e conosceremo l'esito dello scontro. Nel partito democratico o vicino ad esso ci sono uomini come Gustavo Zagrebelsky o Pierluigi Bersani che votano No, come chi scrive.  
Nel partito repubblicano leggo che personalità che conosco come Adolfo Battaglia, Giuseppe Galasso, Pietro Craveri e altri si pronunciano per il Sì come ha fatto all'ultimo momento Romano Prodi.
Michele Serra ha notato che nel No ci sono con i grillini la Lega, molti berlusconiani e  c'è anche Arturo Parisi che fu un personaggio importante agli inizi dell'Ulivo e  non posso dimenticare quegli anni che. anche per me, furono molto importanti.
Insomma la situazione è, come sempre, in politica e particolarmente in quella italiana, particolarmente complessa. Ed ha ragione Scalfari a parlare di un Quirinale sospeso tra Waterloo e Ventotene, luogo di confino per gli antifascisti dove Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni , tutti compagni di Carlo Rosselli del quale ho studiato a lungo la vita e le imprese.
Ora se vincerà il sì Renzi potrà andare avanti con qualche aggiustamento nel governo e preparando una legge elettorale che sostituirà il pessimo Italicum :senza più preferenze, senza ballottaggio tra i due primi partiti, voto nei collegi e ballottaggio non tra le liste ma tra le coalizioni contrapposte dopo il primo voto e sistema di voto proporzionale.
E questa soluzione - mi sembra di poter dire - sarebbe un notevole progresso rispetto all'attuale stesura dell'Italicum, così come è adesso.
Accanto al problema elettorale c'è la politica economica e i punti di riferimento sono la Banca Centrale Europea diretta da Mario Draghi, la politica degli investimenti, e la crescita sorretta da una visione keynesiana entro i limiti delle regole dell'Unione europea.
Infine,e appunto,c'è la politica europea.
La bandiera di Ventotene va alzata e perseguita al massimo perché è indispensabile in una società globale che sta unificando il mondo con i rapporti tra i vari Stati continentali.
Marx, già a metà dell' Ottocento, riconobbe la forza positiva del capitalismo che era in quel momento la forza propulsiva della rivoluzione industriale.
In questo senso è il caso da parte di tutti quelli che credono in una democrazia moderna  di fare ogni sforzo possibile per raggiungere l'obbiettivo di una repubblica federale dell'Europa.

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