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Nicola Tranfaglia

Sotto processo Verdini e quella P3 che voleva condizionare il funzionamento degli organi costituzionali

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Sotto processo a Roma il leader Denis Verdini del raggruppamento di liste Ala. Per il senatore toscano, tempo fa coordinatore di Forza Italia ed ora garante decisivo per le riforme renziane al Senato, la richiesta della procura è di 4 anni di carcere. L’imputazione di Verdini al processo è l’associazione alla P3, che puntava tra l’altro ad influenzare e a condizionare gli organi costituzionali tra cui la Corte costituzionale. Di questo comitato segreto fanno parte, l’ex giudice Pasquale Lombardi, richiesta di 8 anni e mezzo l’imprenditore Flavio Carboni, richiesta 9 anni e mezzo e l’imprenditore Angelo Martino richiesta 8 anni e mezzo. Per gli ultimi tre, promotori dell’associazione, l’accusa è associazione a delinquere per la corruzione e violazione della legge Anselmi sulle società segrete mentre per Verdini che era coordinatore di Forza Italia l’accusa è di corruzione perché si sarebbe adoperato a facilitare il gruppo.

Il senatore, leader di Ala, è imputato in altri cinque processi. Il sesto si era concluso a causa della prescrizione: in primo grado era stato condannato a 2 anni per corruzione nel processo per la costruzione della Scuola dei Marescialli di Firenze. Nel processo P3 sono finiti diversi imputati per episodi differenti tra loro. La P3, secondo l’accusa, aveva come scopi “la realizzazione di una serie indeterminata di delitti di corruzione, abuso di ufficio, illecito finanziamento dei partiti, diffamazione e violenze private”. Obbiettivo della P3 inoltre era anche quello, secondo l’accusa, di “condizionare il funzionamento degli organi costituzionali.
Sono i pezzi di un mondo parallelo, un sottobosco dello Stato che, secondo i pm, volevano deviare appalti, pezzi delle istituzioni, magistrature, la vita ordinaria dei partiti. Si va dagli affari dell’eolico in Sardegna, settore al quale si era avvicinato lo stesso Carboni, ai dossier diffamatori contro il presidente della Regione Campana Stefano Caldoro, dalle pressioni sulla corte di appello di Milano per riammettere la lista Formigoni fino all’accusa più inquietante: voler avvicinare i giudici della Corte costituzionale per capire in anticipo e condizionare l’orientamento degli alti magistrati sul Lodo Alfano, sul quale si sarebbero pronunciati di lì a poco.

Il lodo Alfano prevedeva la sospensione del processo penale nei confronti delle 4 più alte cariche dello stato, compresa quella del presidente del Consiglio. E infatti Silvio Berlusconi usò la legge nell’anno o poco più in cui questa rimase (2008-2009) in vigore nei processi per la corruzione dell’avvocato David Mills e in quello per la compravendita di diritti televisivi. Il lodo Alfano fu poi bocciato dalla Corte costituzionale.
Il pm ha chiesto in tutto diciotto condanne e un’assoluzione. In particolare per vari episodi diversi tra loro sono stati chiesti 5 anni per il reato di corruzione per l’ex primo presidente della Corte di Cassazione Vincenzo Carbone, un anno e mezzo per l’ex sottosegretario all’economia del quarto governo Berlusconi Nicola Cosentino (ora già in carcere per concorso esterno ad associazione mafiosa) e un anno e mezzo per l’ex presidente della regione Sardegna, sempre di Forza Italia, Ugo Cappellacci. La pena di un anno è stata chiesta per il deputato di Ala Massimo Parisi. Tra gli altri politici coinvolti anche Stefano Caldoro, attuale presidente della Campania che disse all’imprenditore Martino.” Tengo Berlusconi per le palle”.

La parte “sarda” del processo riguarda appunto i permessi per impianti dell’energia eolica alla quale Carboni era interessato e la parte “verdiniana” concerne giri di soldi che riguardarono la Società Toscana di edizioni e che finirono a Verdini. Dal processo è stata stralciata la posizione di Marcello Dell’Utri il quale sarà giudicato da un’altra sezione del tribunale.

Tratto da: articolo21.org

Foto © ANSA 

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