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Nicola Tranfaglia

Rivolta dei candidati Gop contro Trump

trump donald c tom pennington gettydi Nicola Tranfaglia
Mancano ormai soltanto trenta voti al voto. Ma nel Great Old Party (che è il modo in cui negli Stati Uniti molti chiamano e definiscono il Partito repubblicano) la rivolta contro Donald Trump è in corso e non accenna a fermarsi. Al contrario, di fronte alle battute sessiste di Trump (come quella per cui chi è V.I.P può comportarsi come vuole con una donna) stanno scatenando una serie di reazioni a catena che può avere conseguenze imprevedibili.
Trump continua a ripetere che “non vuole ritirarsi” anche se a questo punto il voto è molto vicino ed è difficile se non impossibile liberarsi del miliardario. Nelle ultime settimane -dopo la prova deludente nel primo dibattito televisivo con Hillary Clinton dopo le polemiche sulla regina del concorso di bellezza Alicia Machado - le chances di vittoria di Trump si sono ulteriormente assottigliate.

Di questo la leadership repubblicana era ed è oggi perfettamente consapevole. Molti tra i repubblicani anzi hanno segretamente sperato che una sconfitta di Trump l’8 novembre spazzi via per sempre l’uomo che ha travolto il partito. E che dalla sconfitta possa iniziare una fase nuova di ricostruzione per i conservatori americani. Le frasi rubate nel 2005 cambiano però sensibilmente la situazione. Intere fasce di popolazione - gli indipendenti, soprattutto donne ma anche molti evangelici e l’elettorato più anziano e tradizionalista degli swing states - potrebbero essere portati a voltare le spalle non soltanto al candidato repubblicano alla casa Bianca ma anche ai candidati del G.O.P: al Senato e alla Camera. Soprattutto il Senato appare a questo punto a rischio. E per molti repubblicani impegnati in un testa a testa all’ultimo voto, l’appoggio a Trump potrebbe infatti equivalere a una sorta di suicidio politico. Ha preso le distanze Kelly Ayottte, impegnata in una rielezione difficile per il seggio senatoriale in New Hampshire.

“Sono prima di tutto una mamma e un’americana - non posso sostenere e non sosterrò un candidato alla presidenza che si vanta di degradare e assalire le donne.” Ha mollato Trump anche Joe, anche lui alle prese con una elezione complicata nel Nevada. Hanno disconosciuto il candidato repubblicano alla Presidenza i senatori Richard Burr del North Carolina, Marc Kirk dell’Illinois e Mike Lee dello Utah.”Sono arrivato alla conclusione che non posso più sostenere Donald Trump” ha detto il senatore Mike Crapo dell’Idaho. Ha rotto ogni legame con Trump John Thune, numero tre dei repubblicani al Senato e poi molti deputati della Camera tra i quali Marthga Roby, Gary Herbert dello Utah e Robert Bentley dell’Alabama.

I commenti ufficiali che più spesso si sentono o si leggono tra i repubblicani riferiti alle affermazioni di Trump sulle donne sono “orrende”,”vili” “predatorie” “riprovevoli” “incredibili”,”disgustose” “irrispettose”. Carly Fiorina,ex candidato alle primarie, chiede a Trump di farsi da parte. Condannano Trump Ieb Busch,John Kasice John Cain che si dice “stomacato” e ritira anche lui il “sostegno ufficiale”. Paul Ryan esclude Trump da un evento elettorale nel Wisconsin. Il suo candidato alla vicepresidenza rifiuta di far campagna per lui dice di non poter perdonare quelle affermazioni. ” Il partito di Lincoln non è uno spogliatoio”.La Camera di Commercio, solido bastione conservatore, chiede a Trump di abbandonare il campo immediatamente.”I finanziatori del G.O.P. sono in uno stato di panico” afferma una di quelle che lavorano per il finanziamento del partito, Lisa Spies. Ma ormai è troppo tardi per costringere Trump a lasciare e l’unica cosa da fare è attendere il dibattito di questa notte con Hillary e vedere che cosa succede.

Tratto da: articolo21.org

Foto © Tom Pennington / Getty

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