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Nicola Tranfaglia

La forma e la sostanza delle leggi

tranfaglia-nicola-web11di Nicola Tranfaglia - 14 febbraio 2015
Intento - come sono in questi mesi - a scrivere una Storia del brigantaggio meridionale 1861-1870 per i miei lettori appassionati ancora alle vecchie vicende successive al periodo postunitario nel Mezzogiorno e nell'Italia intera, seguo con un senso di crescente sorpresa la politica italiana in questo inverno ormai non lontano dai primi timidi segni di primavera. Già perché il freddo continua a rendere più difficili, soprattutto al Nord, le nostre giornate ma ogni tanto il sole e il vento ci fanno sapere che il mese di marzo è pazzo ma che poi viene aprile e la primavera si fa a poco a poco riconoscere. Dicevo di una crescente sorpresa e mi riferivo all'atteggiamento pubblico del nostro presidente del Consiglio e segretario del Partito democratico balzato ormai quasi da un anno nella sedia centrale del potere esecutivo nel nostro Paese, cioè Matteo Renzi.

Il quale sta cercando con grande sicurezza a far approvare in parlamento una legge elettorale che prevede un Senato in gran parte di già nominati e liste anche alla Camera con i capilista bloccati e scelti in solitudine dai segretari dei partiti. E questo per correggere-su questo sembrano tutti d'accordo-il bicameralismo perfetto che ha caratterizzato fino ad oggi l'assetto istituzionale della repubblica e a cui non si può certo attribuire-come Renzi sembra voler fare in questo momento-le contraddizioni e i problemi che la nostra storia ha registrato in più di un secolo e mezzo e continua, purtroppo, a registrare. E alle opposizioni che paiono decise persino ad andar d'accordo tra loro, pur essendo divise da questioni fondamentali-fa impressione all'uomo comune vedere insieme, quasi fossero amici, i seguaci di Vendola e quelli del leghista Salvini con quelli dei Fratelli d'Italia, ex Msi, della Meloni e del fosco uomo di Arcore-sempre Renzi dice con l'abituale sicurezza che tutto procede a meraviglia e che ci sarà poi un referendum confermativo e si chiederà agli italiani se sono d'accordo con il capo del governo o con le opposizioni e si vedrà che cosa succede. Ora è indubbio che l'uomo di Arcore è nella fase finale, o quasi, di un inevitabile declino politico, che i suoi ambasciatori, a cominciare dall'economista veneziano Brunetta e dal suo collega Romani, non sprizzano simpatia da tutti i pori e che il centro-destra non ha finora avanzato proposte chiare al Paese(o almeno io non le ho viste) ma questo non basta all'aspirante de Gaulle a vincere facilmente tutte le partite soprattutto perché la minoranza del suo partito recalcitra per ottime ragioni da quella legge e altrettanto incerti e perplessi sono quelli che costituiscono, in un parlamento diviso e mortificato, la sua attuale maggioranza, forte alla Camera quanto molto più esigua nell'altra assemblea del Senato. Insomma che Renzi privilegi su tutte la strategia del plebiscito a cui chiamare gli italiani (come ha osservato Stefano Folli su la Repubblica) è un dato di fatto di cui non si può dubitare ma anche che quando si scommette sul consenso degli altri e, nel caso specifico, della maggioranza degli italiani chiamati al referendum, si corre il rischio di fare il passo più lungo della gamba, come è successo già una volta nella storia recente quando-qualcuno forse ricorderà - proprio l'uomo di Arcore quasi al termine della legislatura 2001-2006 chiamò gli italiani a confermare il suo progetto di revisione della costituzione e venne largamente sconfitto da quegli stessi italiani che nel 2001 avevano dato a lui la maggioranza parlamentare.
Chi scrive, per esempio, si è sempre schierato con il centro-sinistra e non intende cambiare campo ma ha spiegato più volte ai suoi lettori che l'Italicum normale o 2.0 come adesso è diventato, non gli sembra una legge elettorale conforme al dettato costituzionale e perciò esprimerà il suo dissenso anche nell'eventuale referendum confermativo di cui si dice. Né credo di essere l'unico tra gli abituali e fedeli elettori del centro-sinistra.

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