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Nicola Tranfaglia

Francesco e la fame nel mondo

papa-francesco5di Nicola Tranfaglia - 8 febbraio 2015
Chi mi conosce anche poco sa che considero la mia laicità e autonomia come un bene prezioso da cui non si può mai prescindere ma proprio perché non ho mai rispettato dogmi indimostrati e credenze dogmatiche credo di poter dire oggi, all'indomani del messaggio di papa Francesco all'Expo di Milano che ho letto quel discorso come una sorta di medicina di fronte al Paese tormentato in cui vivo e alle notizie che ogni giorno ricevo sulle mafie nel mondo (ma prima di tutto in Italia) e la grande corruzione pubblica e privata che caratterizza, non soltanto nella penisola, la società contemporanea.

L'ex vescovo di Buenos Aires, che oggi ricopre il soglio di Pietro, è partito per così dire da una constatazione da contemporaneo, quasi da sociologo, nel ventunesimo secolo:" Oggi c'è cibo per tutti, ma non tutti possono mangiare, mentre lo spreco, lo scarto, il consumo eccessivo e l'uso di alimenti per altri fini sono davanti ai nostri occhi." Erano considerazioni che già trenta, quarant'anni fa erano emerse in alcuni libri diventati famosi, penso soltanto alla fortuna che ebbe per alcuni anni una personalità come quella di Marcuse.
Ma Bergoglio oggi è il capo di una cristianità che affronta in questi anni sfide difficili e importanti: dalla ripresa di organizzazioni terroristiche come l'ISIS che in Medio Oriente si richiama storpiandole alle parole del profeta Maometto alla forte secolarizzazione che si è espansa in Occidente e allontana una parte delle nuove generazioni dalla fede, e soprattutto dalla sua pratica. Perciò è importante nel messaggio di Francesco che ha ripetuto ieri, dopo averlo affrontato già qualche giorno fa alla FAO, un discorso compiuto sul tema essenziale che si racchiude nella frase:" Nutrire il Pianeta, Energia per la vita." Il pontefice è partito dall'iniquità che è alla base di questo atteggiamento degli uomini del ventunesimo secolo. Ha constatato che "viviamo il paradosso dell'abbondanza (come lo aveva chiamato Giovanni Paolo II) che si racchiude nei comportamenti citati all'inizio del messaggio. Il Papa ha chiesto ai cristiani di "andare dalle urgenze delle povertà per risolvere le sue cause strutturali, essere testimoni di carità, e divenire custodi e non padroni della terra." Francesco che in questi mesi sta completando la sua enciclica sull'ambiente che sarà pubblicata nel luglio 2015, ha ribadito che "la terra che è madre per tutti, chiede rispetto e non violenza o peggio ancora arroganza da padroni."
Il pontefice si è detto nello stesso tempo "convinto dell'urgenza di offrire spazi alle donne nella vita della Chiesa e di accoglierle, tenendo conto delle specifiche e mutate sensibilità culturali e sociali. E coinvolgerle nelle responsabilità pastorali (in Gran Bretagna, come si ricorderà, è stata ordinata poco tempo fa la prima donna-vescovo anglicano) nell'accompagnamento di persone, famiglie e gruppi, così come nella riflessione teologica. L'attenzione di Francesco, non a caso, si è concentrata sulla violenza di cui sono oggetto le donne anche all'interno del nucleo familiare. "Il corpo femminile - ha detto Bergoglio - viene, purtroppo e non di rado, aggredito e deturpato anche da coloro che dovrebbero esserne i custodi e compagni di vita." Un monito, questo, che arriva pochi giorni dopo l'abbraccio del Papa con Lucia Annibali, l'avvocatessa di Pesaro fatta sfregiare con l'acido dall'ex fidanzato Luca Varani, di recente condannato a 20 anni di carcere dalla corte di Appello di Ancona. Bergoglio ha aggiunto alla fine: "Desidero richiamare l'attenzione sulla dolorosa situazione di tante donne povere, costrette a vivere in condizioni di pericolo, di sfruttamento, relegate ai margini delle società e rese vittime di una cultura dello scarto." E ai partecipanti del Simposio delle Conferenze episcopali di Africa e Madagascar ha chiesto di lavorare "per la promozione della legalità, perché siano risanate le piaghe della corruzione e del fatalismo e per favorire l'impegno dei cristiani nelle realtà secolari, in vista del bene comune." Ed è proprio quello che vorremmo sentire e fare ogni giorno dalle donne e dagli uomini che fanno politica per la comunità di cui fanno parte.

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