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Nicola Tranfaglia

La lotta urgente contro l'ISIS

di Nicola Tranfaglia - 5 febbraio 2015
C'è da sperare che gli orrori che stiamo apprendendo sulle imprese del Secondo califfato islamico siro-iracheno, altrimenti noto come ISIS, sta commettendo da quando è stato proclamato, compiano un doppio miracolo di cui ha bisogno il mondo in cui viviamo: quello di rendere più unito il mondo dei paesi arabi. E questo sembra già avvenuto se è di oggi la notizia fornita da un giornalista attendibile come Antonio Ferrari sul Corriere della Sera  che proprio oggi racconta le cose seguenti: "Si può ardere vivo un prigioniero chiuso in una gabbia, perché i depravati sostenitori dello Stato islamico hanno deciso via web questo tipo di orrenda esecuzione? Non stupisce che il mondo arabo, a cominciare dai custodi, religiosi dell'Islam sunnita, sconvolto dall'esecuzione del pilota giordano, catturato dopo la cattura del  suo aereo, abbia condiviso la decisione del re giordano Abdallah, in visita a Washington, di giustiziare immediatamente due jiadisti. Uno dei due è Sajida al Rishadi, la spietata  terrorista coinvolta negli attentati di Amman nel 2005 che provocarono sessanta vittime.
Il re di Giordania, costretto ad interrompere la sua visita negli Stati Uniti, ha detto che il suo popolo saprà reagire a tutti gli attacchi. La guerra al terrorismo ha regole ferree. Il regno assediato dai nemici e dai problemi, ha tutto il diritto di difendersi. Ha sei milioni di abitanti e ha il 65 per cento degli abitanti di origine palestinese.
Negli ultimi due anni la Giordania è stata costretta ad accogliere due milioni di profughi, soprattutto siriani, che hanno sconvolto il suo equilibrio sociale. Ad Amman i terroristi dell'ISIS avevano proposto un baratto: la liberazione della terrorista Sajida in cambio della vita del pilota. Il governo giordano era pronto a trattare, a si trattava di una volgare e vergognosa bugia perché l'ostaggio era già stato ingabbiato e arso vivo il 3 gennaio scorso.
Ma quello che si è appreso nelle stesse ore da un rapporto delle Nazioni Unite pubblicato a Ginevra rende ancora più grave la situazione e la lotta urgente contro lo Stato del terrore. L'ISIS - si ricava dal rapporto delle Nazioni Unite - uccide, tortura e violenta sistematicamente bambini e famiglie di minoranza in Iraq. I bambini - secondo il rapporto - in molti casi vengono anche "crocifissi", "decapitati" e "sepolti vivi". Il comitato delle Nazioni Unite sui diritti dei bambini lancia un appello affinché le forze di governo irachene impegnino di più per proteggere i bambini e le loro famiglie. Il governo iracheno ha chiesto più volte ripetutamente  di avere più armi dall'Occidente e un maggiore addestramento delle sue forze. Da parte sua, l'agenzia  dell'ONU ha esortato a fare di più, sottolineando che l'IRAQ deve "prendere tutte le necessarie iniziative per assicurare la sicurezza e la protezione dei bambini e delle loro famiglie". Migliaia di cristiani iracheni hanno imbracciato le armi e si stanno addestrando nel Nord Est dell'IRAQ per riconquistare le proprie città finite in mano ai Jiadisti  dello Stato Islamico. Secondo il settimanale americano Newsweek, le Unità di protezione della piana di Ninive contano al momento 3mila uomini registrati per l'addestramento, 500 cristiani già di stanza nei villaggi assiri nel Nord dell'Iraq, e altri 500 in fase di addestramento.
La situazione è drammatica e gli iracheni sanno che è l'ultima possibilità di evitare la scomparsa dei cristiani dal paese. Ma se la battaglia contro l'ISIS non sarà combattuta con maggior decisione ed efficacia dalla coazione occidentale, le cose potranno andare ancora peggio che finora. C'è da sperare che questo non accada.

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