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Nicola Tranfaglia

Il tempo e la politica

di Nicola Tranfaglia - 3 febbraio 2015
Era scritto nel destino del nostro Paese che, una volta conclusa la interminabile guerra fredda che ha caratterizzato il primo cinquantennio della repubblica, tutto si sarebbe giocato sulla tattica piuttosto che sulla strategia e, in questo lungo periodo, i politici emersi di volta in volta sulla scena sono stati in gran parte tattici piuttosto che strateghi. Nessuno di loro è assomigliato ai padri dell'Italia repubblicana, a personalità come Alcide De Gasperi, tra i democristiani e Palmiro Togliatti, tra i comunisti, che hanno segnato il periodo fondante  del nostro edificio repubblicano.
Con l'attuale presidente del Consiglio, e contemporaneamente segretario del maggiore partito presente in parlamento, alla Camera dei deputati, senza alcun dubbio e al Senato meno ma, nell'ultima gara presidenziale, così più forte dell'opposizione da attirare decine e decine di voti sul proprio candidato-vincitore, siamo al massimo delle qualità tattiche che fanno pensare ad esempi lontani e più alla tradizione - senza critica preconcetta - del partito cattolico democristiano piuttosto che a quella togliattiana del comunismo italiano.
Ma ora, e nessuno lo ha notato (se si fa eccezione per un vecchio editorialista del quotidiano milanese che fu di Luigi Albertini e di Mario Missiroli), il ritmo e la velocità impresse dall'ex sindaco di Firenze al gioco politico ita liano rischiano di creare proprio a Renzi qualche problema in più di quelli che nascono - comunque - da vittorie troppo forti e inaspettate. E anche se Berlusconi non ha alternative al patto del Nazareno e, a quanto pare, è sempre meno in grado di bloccare il treno del centro-sinistra, a giudicare dall'incapacità mostrata finora di esibire un possibile successore e di portarsi dietro un numero rilevante di parlamentari (dopo il sotterraneo confluire di troppi suoi seguaci verso il voto a Mattarella). Per quanto Salvini, con il suo tattico estremismo, abbia temporaneamente rivitalizzato l'appeal di una Lega Nord che sembrava ormai spenta, è difficile pensare che, prima di elezioni spostate verso un futuro ancora indeterminato, sia possibile ipotizzare una rinascita politica di un centro-destra che appare per ora disastrato.
Ma la politica - e questa è un altra sottolineatura necessaria - ha dovuto ricorrere a candidati fuori da sé stessa per superare la stagione dell'eccezionalità costituziona le già indicata dalla rielezione di un presidente che è avvenuta una sola volta in tutto il periodo repubblicano.
Non è un caso che due tra i più forti candidati alla massima carica presidenziale - Mattarella ed Amato, tra i  quali è stato eletto il vincitore - vengono dalla Corte Costituzionale piuttosto che dal parlamento. La politica per vincere è uscita - almeno provvisoriamente fuori di sé anche se l'attuale capo dello Stato, come il suo predecessore - ha passato gli ultimi venticinque anni della sua vita proprio in parlamento.
Senonché è proprio l'eccessiva debolezza di Berlusconi a creare problemi al suo partner Renzi, giacché se la frammentazione e il caos che paiono dominare oggi il centro-destra populistico berlusconiano non si trasformano in un tentativo di maggiore aggregazione e di idee nuove l'edificio renziano rischia di entrare a sua volta in crisi e sfociare in elezioni troppo presto o in una difficoltà di andare avanti (soprattutto con le votazioni al Senato) con il programma di riforme istituzionali ed elettorali oltre che economiche cui sempre il capo del governo continua a richiamarsi. Insomma, è questo il rischio che Renzi può correre, per non parlare - ma questo è un altro discorso - del ruolo indubbio che il nuovo Presidente giocherà nella repubblica.
Lo dicevo all'inizio: tra la politica e il tempo si gioca sempre una partita tutt'altro che semplice.

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