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Nicola Tranfaglia

Il discorso del Capo dello Stato

mattarella-colle-forze-armatedi Nicola Tranfaglia - 3 febbraio 2015
Il presidente della repubblica, Sergio Mattarella, ha tenuto un discorso di grande equilibrio e saggezza, rivolto alla nazione italiana, segnalando i problemi che ancora affliggono il Paese che da oggi presiede: "la nostra unità rischia di essere difficile, fragile e lontana. L'impegno di tutti deve essere volto a superare le difficoltà degli italiani e a realizzare le loro speranze. La lunga crisi ha inferto ferite al nostro Paese e ha provato la tenuta del suo sistema produttivo. Ha generato nuove povertà e ha prodotto solitudine ed emarginazione."
Le angosce si annidano in tante famiglie del Paese per le difficoltà dei ragazzi e delle ragazze. Il lavoro manca ai giovani, specie nel Mezzogiorno, e non vengono garantiti diritti e servizi fondamentali. Per uscire dalla crisi che ha fiaccato in modo grave l'economia nazionale e quella europea, va alimentata l'inversione del ciclo economico che attendiamo da tempo. E al consolidamento finanziario e a una robusta iniziativa di crescita da articolare innanzitutto a livello europeo."
Un discorso, per l'impressione che ne ho riportato, al livello alto e solenne che spetta a chi impersona la più alta magistratura dello Stato ed è stato eletto  con 665 voti da più di mille grandi elettori con un suffragio che si è avvicinato ai due terzi dei voti.
Ha segnato, se non ho visto male, l'inizio di una fase nuova della legislatura in corso, lo spostamento dei problemi aperti nel nostro Paese (dai mali antichi che si collegano inevitabilmente alle riforme economiche  istituzionali e costituzionali in corso su cui il presidente del Consiglio sta giocando il suo avvenire politico e quello del partito oggi maggiormente presente nel sistema politico italiano.

Ora i problemi sono tanti, alcuni addirittura insopportabili come quelli che riguardano il livello molto alto della corruzione pubblica e privato, del divario profondo tra le varie parti del Paese e soprattutto tra il Sud e il Nord e soprattutto quelli che attengono alle disparità tra le donne e gli uomini, tra gli anziani e i giovani, tra chi dispone di un alto reddito e chi non riesce arrivare neppure alla terza settimana del mese e così via dicendo.
Tra i tanti aspetti del discorso tenuto con grande chiarezza dal presidente appena eletto della repubblica ha colpito chi ha ascoltato con attenzione il rilievo a ragione dato al problema della legalità nel nostro Paese e dell'urgenza di una lotta dello Stato e delle istituzioni contro le associazioni mafiose che, partendo dalle grandi regioni meridionali, sono arrivate  in quelle centrali e soprattutto in quelle più ricche dell'Italia del Nord e le hanno per così dire occupate impadronendosi di settori fondamentali dei commerci e dei profitti che in quelle regioni hanno avvicinato sempre di più una parte del nostro Paese a quelle più prospere dei grandi Stati vicini, in particolare della Germania e della Francia.
Il presidente Mattarella, come è ormai noto, viene da una famiglia siciliana che ha avuto ministri (come il padre Bernardo) e un fratello maggiore Piersanti che poco dopo essere stato eletto presidente della regione siciliana è stato assassinato il 6 gennaio 1980 da Cosa Nostra che, come spesso accadeva,ha usato una manovalanza neo fascista. Quello che ha vissuto direttamente ha segnato fortemente il presidente e lo ha condotto a identificare nella mafia "un cancro pervasivo che distrugge speranze, impone gioghi e sopraffazioni, calpesta diritti. Dobbiamo incoraggiare l'azione determinata della magistratura e delle forze dell'ordine che, spesso a rischio della vita, si battono per contrastare la criminalità organizzata... Per sconfiggere la mafia occorre una moltitudine di persone oneste, competenti, tenaci. E una dirigenza politica e amministrativa capace di compiere il proprio dovere."
Chi scrive che ha avuto la fortuna di conoscere Giovanni Falcone prima che fosse assassinato non può non essere del tutto d'accordo con il Presidente. Aggiungerei soltanto che sarebbe necessario nel nostro Paese per averne finalmente ragione di una forte mobilitazione dell'intera società civile come delle scuole e delle università per convincere gli italiani della urgenza e necessità di questa battaglia fondamentale. Devo dire peraltro che proprio l'elezione di Sergio Mattarella fa crescere le mie speranze di una lotta più efficace contro le mafie italiane e straniere.

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