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Giulietto Chiesa

L'11 Settembre (2001) smascherato

11 settembre 2001 smascheratodi Giulietto Chiesa
La recensione di Giulietto Chiesa all'ultimo libro di David Ray Griffin e Elizabeth Woodworth sul Consensus911.

È uscito in America, con il titolo “9/11 Unmasked” ("L’11 settembre smascherato"), un libro davvero inconsueto. Il sottotitolo (“An international review panel investigation”) dice che i suoi autori materiali sono stati “riuniti” in un panel investigativo internazionale. Sarà utile partire da questo panel, costituito da 23 persone che, in sostanza, hanno lavorato, quasi tutti, dal 2011 ad oggi. Ma, prima di tutto, occorre ringraziare i due ideatori e organizzatori infaticabili di questo progetto: David Ray Griffin e Elizabeth Woodworth, che vi hanno dedicato diciassette anni della loro vita, a cominciare dal sito Internet Consensus 9/11, con l’obiettivo di unificare le forze del “9/11 Truth Movement”, il movimento mondiale per la verità sull’11 settembre.

I nomi dei 23 membri del panel li troverete in calce, con le loro qualifiche essenziali[1]; ad essi vanno aggiunti i nomi di sette membri onorari che hanno sostenuto il progetto più quello del Dottor Timothy E. Johnston (1930-2018), ex epidemiologista provinciale della Columbia Britannica, che propose di usare il “Metodo Delphi” come modello di indagine per ottenere il “consenso attorno alla evidenza più chiara”.

Questo è un punto importante da spiegare. Il “Metodo Delphi” è stato spesso usato, dai ricercatori scientifici e nel campo medico, per fare in modo che una ricerca collettiva potesse essere effettuata nella forma più limpida possibile, evitando, per quanto possibile, che i ricercatori si influenzassero l’un l’altro, ovvero che simpatie o antipatie personali, o altri fattori estranei alla materia esaminata, potessero inquinare i risultati.

Il primo passo fu dunque quello di individuare i membri del panel tra quei ricercatori indipendenti — noti per essersi cimentati sui temi da dibattere — con un largo spettro di competenze. A questo gruppo di esperti vennero presentati (a ciascuno di loro separatamente) i diversi aspetti dubbi delle versioni ufficiali sugli eventi dell’11 settembre. A loro vennero posti quesiti precisi, insieme alla documentazione esistente e disponibile, in modo tale che essi, senza consultarsi reciprocamente, esprimessero il loro giudizio. L’obiettivo era quello di concludere se vi fosse, tra di loro, un sufficiente consenso (e con quale grado) per definire valide, o invalide, le spiegazioni ufficiali.

I temi individuati alla partenza furono nove[2]. Il sito www.consensus911.com riportò i risultati dei lavori anno dopo anno e, di questo lavoro collettivo esistono oggi le versioni in inglese, olandese, francese, tedesco, italiano, spagnolo. Secondo il modello adottato i membri del panel furono chiamati a rispondere a una serie di domande, formulate dai due promotori e graduate in termini di livello di convinzione. Le questioni che avessero raggiunto e superato l’85% dei consensi sarebbero state accettate. Tutte le altre sarebbero state respinte. Il modello “Delphi” ha grande autorità negli Stati Uniti e altrove in campo medico, al punto che viene considerato un test valido perfino in campo giudiziario e per misurare la validità di pratiche curative.

Le domande e le risposte del panel riguardano ben 51 punti diversi riguardanti i nove temi principali. Le prime 228 pagine del volume raccolgono il resoconto dettagliato delle analisi dei 51 punti. Partendo dalla (o dalle) versione ufficiale e concludendosi con la “migliore evidenza”. Le restanti 80 pagine rappresentano l’impressionante raccolta di documentazioni sull’11 settembre. Un prezioso contributo agli storici futuri. Che, naturalmente, deve la sua incompletezza solo al fatto che le autorità americane hanno mantenuto (e mantengono tuttora) la segretezza di moltissimi fatti e documenti.

Il risultato è che la stragrande maggioranza delle “migliori evidenze” si conclude con l’affermazione che la versione ufficiale è falsa. Una piccola minoranza delle risposte afferma che le affermazioni ufficiali non sono fondate e si richiede dunque una vera inchiesta indipendente. Una delle prime recensioni del libro è stata d quella del professor Piers Robinson, che occupa la cattedra di Politica, Società e Giornalismo Politico dell’università di Sheffield, UK: “È tempo che i giornalisti del mainstream e gli accademici si occupino di questo tema”, visto che “la maggior parte degli eventi [in questione] rimane tuttora poco compresa”. È bastato questo per procurargli un violentissimo attacco dell’Huffington post UK, condito di accuse di cospirazionismo. La polemica è accesa, anche perché dopo “9/11 Unmasked” sarà più difficile lasciar cadere il discorso affibbiandogli le etichette di cui ha fatto uso il mainstream in questi 17 anni. Il tutto mentre, su Global Research[3], appare un articolo di Elias Davidson, un ricercatore islandese che, riprendendo i punti basilari di una sua ricerca[4], afferma che l’”inchiesta ufficiale” (che non è definibile in alcun modo come un’inchiesta) non è stata in grado: (a) di fornire liste autenticate dei passeggeri dei quattro aerei, inclusi i sospetti di averli dirottati; (b) di mostrare alcun video (con i dati necessari per autenticarlo) delle telecamere dei tre aeroporti di partenza; (c) di esibire testimonianze giurate del personale che gestì l’imbarco dei passeggeri; (d) di mostrare l’identificazione formale dei resti umani raccolti sui luoghi dei disastri, accompagnata dai documenti che certificano la “catena di custodia” dei documenti. Tutti, questi elencati, passaggi indispensabili per una decente indagine forense. Concludendo: “Per ogni pratico uso la storiella ufficiale del 19 dirottatori dell’9/11 dovrà essere d’ora in avanti considerata come una brutale fabbricazione del governo americano, intesa a giustificare guerre di aggressione, la militarizzazione della società, la sorveglianza di massa e la erosione delle regole della legge. Accademici, difensori dei diritti umani, pacifisti sono chiamati ora a trarre le implicazioni politiche derivanti da queste scoperte”. L’articolo di Chris York, sull’Huffington Post UK, “rappresenta un attacco contro tutti i ricercatori che sfidano il resoconto ufficiale del 9/11”...

Note
[1] Robert Bowman (1934-2013) (ex direttore del Advanced Space Programs Development; David Chandler (insegnante di fisica e matematica); Giulietto Chiesa (giornalista italiano, ex membro del parlamento Europeo 2004-2009); Jonathan Cole (ingegnere civile); Dwaine Deets (ex direttore della ricerca aerospaziale, NASA); Tod Fletcher (1952-2014), (ex istruttore di geografia e di scienze ambientali a Berkeley); Daniele Ganser (storico, svizzero); David Gapp (tenente colonnello, pilota in pensione della US Air Force, investigatore per incidenti aerei); Niels Harrit (professore di chimica, emerito, associato, di Copenhagen); Steven E. Jones (professore emerito di Fisica, Università di Brigham Young); Ralph Kolstad (comandante di aerei civili, ex pilota della US Navy); Graeme MacQueen (professore emerito di Studi per la pace, università McMaster , Canada); Massimo Mazzucco (Italiano, regista, sceneggiatore, giornalista); P. Dennis McMahon (avvocato difensore delle famiglie del 9/!!); Aidan Monaghan (ingegnere elettronico); Rowland Morgan (ex giornalista The Guardian e The Independent); Frances Shure (consigliere professionale autorizzato); Lou Stolzenberg (terapista fisico in pensione); Daniel Sunjata (attore teatrale e televisivo); Tony Szamboty (ingegnere meccanico); William Veale (avvocato, ex istruttore alla UC Berkeley School of Law); Matthew Witt (Professore di Amministrazione Pubblica Università di La Verne, California); Jonathan B, Weisbuch (ex capo della salute pubblica in Arizon e Wyoming).

[2] (1) La distruzione delle Twin Towers; (2) La Distruzione del WTC 7; (3) L’attacco al Pentagono; (4) I voli dell’11/9; (5) Le esercitazioni militari durante il 9/11 e prima; (6) Dubbi sulle forze armate e sui leader politici; (7) Osama din Laden e i dirottatori; (8) Le telefonate dai voli del 9/11; (9) L’insider trading.

[3] globalresearch.ca/huffposts-attack-academic-integrity-truth-justice/5662038

[4] Elias Davidson, “Hijacking America’s Mind on 9/11, Algora Publishers, New York.

Tratto da: megachip.globalist.it

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