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Giulietto Chiesa

Guarda guarda come si vota alle Nazioni Unite

onu c REUTERS Mike Segardi Giulietto Chiesa
La Terza Commissione dell’assemblea generale dell’ONU ha votato - su richiesta del presidente attuale di Ucraina, Petr Poroshenko - una risoluzione di condanna delle “violazioni dei diritti umani in Crimea”.

Non si può affermare che siano state violate le regole procedurali, ma certamente la risoluzione è stata appoggiata all'unanimità da tutti i paesi europei. I quali tutti, in completa sintonia, l'hanno poi votata.

Insieme a loro hanno votato a favore della condanna della Russia, gli Stati Uniti, Israele (quello che ha portato via al popolo palestinese, illegalmente, quasi tutto il territorio della Cisgiordania e che pratica, da decenni, l'apartheid contro i palestinesi), il Giappone, l'Australia, la Nuova Zelanda e tutta una serie di altri paesi minori, tutti molto liberamente costretti a seguire gli ordini imperiali. Ha votato a favore anche la Turchia di Erdogan, nonostante i buoni rapporti degli ultimi tempi tra il capo dello stato turco e il Presidente russo. E, soprattutto, nonostante la situazione dei diritti del popolo curdo in Turchia sia ben lontana dall'essere normale. In tutto i favorevoli si sono fermati al numero di 71. Lontani dalla maggioranza della Terza Commissione.

Infatti le astensioni sono state 77, che, sommate ai 25 voti contrari più quello della Russia, hanno portato il numero dei paesi che non hanno seguito le indicazioni Occidentali a 103. Non di certo un grande risultato per Kiev, che pure ha parlato di "passo importante per difendere i compatrioti nella penisola".

La risoluzione condannava duramente la Russia per la "repressione contro i tartari di Crimea" identificati, tutti, sotto le bandiere del "Medzhlis del popolo dei tartari di Crimea". Il quale, invece, non solo non rappresenta tutti i tartari di Crimea, ma è organizzazione pagata e finanziata dagli Stati Uniti e, per questo, vietata dal governo di Mosca come "estremistica". E, inoltre, chiedeva che l'ONU imponesse l'invio in Crimea di "osservatori internazionali".

Per singolare "coincidenza" questa richiesta riappare insieme alla pressione (anche questa inscenata da Kiev e appoggiata dalle cancellerie europee) per la creazione di un cosiddetto "contingente di pace" sulle linee contrastate che dividono le due repubbliche del Donbass dal territorio ucraino. Operazione assai più insidiosa perché potrebbe essere niente affatto foriera di pace per la Repubblica Popolare di Donetsk e per quella di Lugansk. Infatti tutto dipende da come sono composte queste "forze di pace", da chi le comanda, da chi le compone. Lo spazio per provocazioni, per operazioni di diversione, potrebbe ampliarsi enormemente e sfuggire ad ogni controllo.

Già l'esperienza degli "osservatori" dell'OSCE in quell'area ha dimostrato che la loro affidabilità, neutralità e autonomia sono tutt'altro che sicure e al di sopra di ogni sospetto (come dovrebbero essere). Figuriamoci dunque cosa potrebbe significare mandare contingenti armati, "terzi" solo formalmente,e invece molto impegnati a sostegno di una parte contro l'altra. C'è dunque da sperare che queste forme insidiose di pressione non vadano in porto, nell'interesse della pace.

Ovviamente, in ogni caso, non se ne farà nulla per quanto concerne la Crimea, ormai territorio della Russia, che non si farà imporre nessuna misura del genere. Ma intanto tutta l'Europa continua a sostenere un regime sorto da un colpo di stato, in violazione di tutte le norme del diritto internazionale. Interessante, per altro, l'elenco dei paesi che hanno votato contro la risoluzione. Oltre al voto contrario della Russia, infatti, c'è stato tutto lo schieramento dei paesi del BRICS, Cina, India, Sudafrica, eccetto il Brasile (astenuto), più l'Iran, la Siria, la Corea del Nord, l'Armenia, la Bielorussia, le Filippine, il Venezuela, Myanmar, Wimbabwe, Burundi, Cuba, Eritrea, Kazakhstan, Kirghisia, Nicaragua, Uganda, Sudan Serbia, Uzbekistan, Bolivia.

Tratto da: it.sputniknews.com

Foto © REUTERS/ Mike Segar

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