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Giorgio Bongiovanni

In Italia le bestie feroci naziste uccidono ancora

L'assassinio del giovane 21enne Willy Monteiro Duarte
di Giorgio Bongiovanni

Lascia sempre tristezza e sgomento la morte di un giovane. Ancor di più se la causa del decesso è dovuta alla violenza ed alla barbarie di altri ragazzi che hanno dato sfogo alla loro bestialità.
L'assassinio del 21enne Willy Monteiro Duarte, di origini capoverdiane, avvenuto all'alba di domenica mentre era con gli amici in una zona di locali notturni a Colleferro (Roma), fa salire la rabbia. E' stato massacrato di botte per 20 minuti. Era intervenuto per difendere un amico.
Gli inquirenti, per ora, avranno anche escluso il movente razziale e politico nell'omicidio, ma tra le righe di quell'azione dei quattro giovani arrestati dai carabinieri - Mario Pincarelli, Francesco Belleggia, i fratelli Marco e Gabriele Bianchi tutti tra i 22 e i 26 anni, a cui si aggiunge un quinto soggetto al momento solo indagato - si annida il cancro di quella ideologia nazista, fascista e xenofoba che a tutt'oggi non è stata estirpata dal nostro Paese. Lo si evince nelle frasi dette da uno dei familiari degli arrestati che, a detta di diversi testimoni, ha usato parole che definire gravi è un eufemismo: "In fin dei conti cos’hanno fatto? Niente. Hanno solo ucciso un extracomunitario". Come se la vita di chi viene da un altro Paese o ha il colore diverso della pelle valesse di meno.
Gli inquirenti sono al lavoro per capire cosa è avvenuto e, soprattutto, perché.
Questa mattina il Gip di Velletri ha deciso la convalida della detenzione in carcere per i fratelli Marco e Gabriele Bianchi e Mario Pincarelli mentre a Francesco Belleggia sono stati concessi gli arresti domiciliari.
Al momento l'accusa nei confronti dei quattro giovani è di concorso in omicidio preterintenzionale. Ma per almeno uno dei quattro potrebbe anche esservi un cambio del capo d’imputazione a volontario.
Quel che è stato reso noto è che tutti i ragazzi hanno ammesso la loro presenza in via Oberdan, a Colleferro, nella notte tra sabato e domenica. Se le telecamere di sorveglianza non fossero riuscite a riprendere la scena, per chiarire i fatti ci sono anche le immagini registrate col telefonino da uno degli amici di Willy. E poi ancora il racconto di due testimoni che hanno visto come il giovane 21enne, già fiaccato dalle percosse, sia stato colpito prima da un calcio alla pancia ("tipo mossa di karate"), poi da un pugno alla testa. L'autopsia odierna sarà decisiva anche se dai primi esami medici la frattura delle ossa del capo e l’emorragia all’addome sembrano confermare il racconto dei testimoni.
E' per questo motivo che, di fronte a tanta violenza, pur avendo fiducia nel lavoro della magistratura, a nostro avviso l'accusa per tutti dovrebbe essere di omicidio volontario, quindi con la condanna all'ergastolo. Perché di fronte a tanta bestialità non si può essere morbidi.

monteiro duarte willy da valigiablu it

Willy Monteiro Duarte


Di fronte a certi delitti il nostro Paese non garantisce una certezza della pena.
La durata media della pena, per l'omicidio volontario, è di 12 anni e 4 mesi, a fronte di un codice che prevede una carcerazione da 21 anni all'ergastolo. Per l'omicidio preterintenzionale, invece, la pena media scende a 8 anni e 8 mesi, mentre la legge parla di pene da 10 a 28 anni di detenzione.
Mi chiedo: che differenza c'è tra un giovane che volontariamente uccide un suo coetaneo di colore ed un mafioso che compie il medesimo crimine? Perché il mafioso si trova a marcire all'ergastolo in galera mentre chi compie lo stesso delitto, praticandolo per ragioni fasciste, naziste, xenofobe o politiche viene quasi giustificato e tra sconti di pena ed affini si ritrova libero nel giro di qualche tempo?
Certi delinquenti vanno arrestati, processati e condannati buttando via la chiave, senza sconti.
Non solo. Si dovrebbe intervenire in maniera concreta e seria anche nei confronti di quei genitori che con le loro affermazioni non solo giustificano l'azione criminale dei figli, ma alimentano quelle idee che la nostra Costituzione ripudia dai suoi albori.
Con il reato di "apologia del fascismo", approvata nel 1952 per attuare la XII disposizione finale della Costituzione, che proibisce la ricostruzione del partito fascista, si punisce soprattutto chi tenta di ricostruire il vecchio regime. Tuttavia l'articolo 4 rende perseguibile anche chi "esalta esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche". E le pene vanno dai sei mesi ai due anni di reclusione.
Quei genitori che hanno "giustificato" l'operato dei propri figli adducendo che l'assassinio di Willy non è altro che la morte di un extracomunitario andrebbero guardati a vista e perseguiti a loro volta perché in un Paese democratico, chi rifiuta determinati valori, non si può permettere che certa gentaglia possa vivere impunemente.
E questo non significa violare la libertà di parola e di pensiero perché è chiaro che di fronte a certe ideologie non vi è solo una degenerazione dello stato sociale, ma ad essere messa in pericolo è la stessa democrazia.
Speriamo che per queste bestie assetate di sangue arrivi la giusta punizione e che al contempo il Governo (del non cambiamento) si svegli una volta per tutte e, anziché promuovere riforme della giustizia strampalate e fatiscenti, intervenga con forza e determinazione contro le mafie e contro la deriva fascista, nazista e xenofoba che sta proliferando anche nel nostro Paese.

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