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Giorgio Bongiovanni

Coronavirus: il premier inglese e l'''immunità di gregge''

johnason boris video the guardiandi Giorgio Bongiovanni - Video
C'è chi l'ha definita macabra ironia della sorte o del destino, ma Boris Johnson positivo al test del COVID-19 è di certo la prova più tangibile che con la legge di causa ed effetto è meglio non scherzare. Al premier britannico - che insieme al suo governo aveva teorizzato l'immunità di gregge come strategia contro il coronavirus - auguriamo ovviamente una pronta guarigione. Ma suggeriamo anche di fare tesoro dell'esperienza presente e di meditare sui risultati delle scelte nefaste e deliranti fatte da lui e dal suo entourage, tra le cause dell'attuale grave situazione in cui versa il suo Paese.
Molte famiglie perderanno i loro cari prima del tempo”, aveva detto Johnson alla popolazione in diretta nazionale. Parole che avevano aperto la strada alla teoria nazi-darwiniana suggerita da Sir Patrick Vallance, una delle due massime autorità mediche del governo, che prevedeva l’immunizzazione dei più forti dopo l’inevitabile sterminio dei più deboli. Tra i quali a questo punto si troverebbe anche il signor Johnson che oggi è risultato positivo al tampone.
La notizia che da questa mattina è in testa a tutti i tabloid è stata diffusa dal premier stesso in un video pubblicato su Twitter. "Negli ultimi giorni ho avuto alcuni lievi sintomi del Coronavirus, come tosse e febbre", racconta Johnson, "quindi mi sono sottoposto al test e sono risultato positivo”. Il primo ministro nel video messaggio ha inoltre affermato di voler continuare a lavorare stando però in auto-isolamento. E non finisce qui. A pochi minuti dalla diffusione del filmato anche il ministro della Salute Matt Hancock ha rivelato, sempre su Twitter, di aver contratto il virus, dichiarando anch’egli di aver già adottato una serie di misure per scongiurare il rischio di contagio.
Nel frattempo in queste ore si sta scatenando il panico a Downing Street. Pare infatti che entrambi, sia Boris Johnson che Matt Hancock, siano entrati in contatto con un gran numero di persone, dai ministri ai parlamentari, nel corso dei meeting tenutisi nei giorni scorsi. Persone, queste, che dovranno inevitabilmente rinchiudersi in quarantena, rischiando di bloccare la catena di trasmissione anti-coronavirus avviata, tra l’altro in ritardo, dal governo. Proprio per quella
sottovalutazione del pericolo dello stesso presidente Johnson e del suo esecutivo che alla stampa, nei giorni in cui erano stati registrati i primi contagi in Inghilterra, faceva spallucce vantandosi addirittura di "stringere le mani a chiunque gli passasse a tiro".
Un atteggiamento spocchioso, al pari di quello di Trump e irresponsabile - ancor più grave perché posto in essere da politici, rappresentanti del popolo - che era stato messo da parte solo dopo le pressioni internazionali e l’aggravarsi della situazione anche in Inghilterra.
La settimana scorsa, Boris Johnson, sul modello dell’Italia imitata da tutte le altre nazioni del continente, ha finalmente dichiarato lo stato d’emergenza ordinando il “lock down”: la “chiusura totale” di tutte le attività non essenziali.
Ora speriamo che il primo ministro inglese abbia davvero compreso qual è il reale stato della situazione e soprattutto che con le leggi della natura (dalla quale proviene il COVID-19) c’è poco da scherzare.

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