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Giorgio Bongiovanni

Il Papa emerito, Benedetto XVI, sbaglia!

di Giorgio Bongiovanni
"Silere non possum! Non posso tacere!". Con queste parole Joseph Ratzinger, il Papa emerito Benedetto XVI, è tornato a rompere quel silenzio che aveva promesso di mantenere dopo le sue clamorose dimissioni. Lo ha fatto firmando un libro, edito da Fayard, scritto assieme al cardinale guineano Robert Sarah, il prefetto della Congregazione per il Culto divino considerato un punto di riferimento dalla fila di oppositori al pontificato bergogliano.
Non un caso.
Prima di divenire Pontefice Ratzinger, dal 25 novembre 1981 al 2 aprile 2005, è stato Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. Ovvero la "nuova veste" della Santa Inquisizione (successivamente conosciuta come Sant'Uffizio), quell'ordine criminale che fu carnefice ed assassino che portò alla morte, in nome della conversione, migliaia di Indios ai tempi della colonizzazione.
Atti contro l'uomo che si perpetrarono mandando al rogo decine e decine di pensatori liberi (su tutti ricordiamo l'uccisione di una figura come Giordano Bruno) ed oppositori dello Stato Pontificio. Il tutto in nome di un'apparente tutela della dottrina della Chiesa cattolica.
Benché nel libro si parli di "obbedienza sussidiaria" al Pontefice corrente e di "spirito di amore per l'unità della Chiesa", affermando che "litigi tra persone, manovre politiche, giochi di potere, manipolazioni ideologiche e critiche aspre... fanno il gioco del diavolo", è evidente che dietro a questo nuovo intervento di Benedetto XVI, vi è la volontà di fare pressione su Papa Francesco che nelle prossime settimane dovrà esprimersi sui temi affrontati nel Sinodo sull'Amazzonia.
Tra gli argomenti più caldi la proposta di ordinare uomini sposati che possano distribuire i sacramenti in zone sperdute della "cuenca" amazzonica dove i preti si vedono una volta ogni due mesi.
Una tematica che ha fatto esplodere un accesissimo dibattito dentro e fuori la Curia, tanto che c'è chi paventa l'idea di uno scisma. Il Papa emerito ed il cardinale "ribelle" intervengono per difendere ad ogni costo il "celibato sacerdotale" affermando che "la possibilità di ordinare uomini sposati rappresenterebbe una catastrofe pastorale, una confusione ecclesiologica e un oscuramento della comprensione del sacerdozio".
Benedetto XVI spiega che “dalla celebrazione quotidiana dell’eucaristia, che implica un servizio permanente a Dio, nacque spontaneamente l’impossibilità di un legame matrimoniale. Si può dire che l’astinenza sessuale, che era funzionale, si è trasformata in una astinenza ontologica”. Il Papa emerito rimarca che non è “possibile realizzare simultaneamente le due vocazioni”, quella sacerdotale e quella matrimoniale, e occorre dunque “rinunciare a tutti i compromessi”.
Così facendo, però, si commette un gravissimo errore che offende l'intelligenza di tanti fedeli cristiani.
Continuare ad obbligare preti, sacerdoti, vescovi e cardinali a rimanere nel celibato porta l'uomo a dominare un istinto umano: quello della creazione della vita che ha anche nell'atto sessuale una sua parte.
Coercire questo istinto ha portato preti, sacerdoti, vescovi e cardinali a compiere violenze inaudite ed atti sessuali contro tantissimi innocenti e bambini. Crimini spesso taciuti, nascosti e protetti dagli stessi alti organi della Chiesa. Fatti dimostrati da centinaia di inchieste.
E' ovvio che ci sono anche sacerdoti ed uomini di chiesa che riescono a dominare il proprio istinto sessuale ma imporre qualcosa che dovrebbe essere affrontato come una libera scelta non solo non è giusto ma è anche un gravissimo errore. Per questo l'apertura che si è manifestata nel Sinodo può essere un importante punto di partenza.
Un'apertura che guardi a quanto già avviene in Russia o nelle Chiese Ortodosse orientali e bizantine.
E non si può dire che nel clero uxorato vi sia un'inferiore dedizione a Dio o alla Chiesa.
"Errare è umano, ma perseverare è diabolico" dice il detto latino. I continui attacchi che provengono degli ambienti conservatori della Chiesa mettono in evidenza quanto sia scomodo l'operato del Pontefice. Basta ricordare che appena qualche mese fa venne firmata una lettera da storici, sacerdoti, nobili, studiosi, teologi nostalgici dell’anziano papa emerito Benedetto XVI (che da loro non ha mai preso le distanze) in cui si accusava Bergoglio di "eresia".
Speriamo che Papa Francesco sappia non farsi condizionare da questa nuova invettiva contro le sue rivoluzioni, che continui a scomunicare con forza mafiosi e corrotti, proseguendo nella sua riforma. Fino a riportare la chiesa a quell'origine che vede in Gesù Cristo e nei valori che ha trasmesso il centro dell'Insegnamento.

In foto: il card. Sarah e Benedetto XVI

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