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Giorgio Bongiovanni

Elezioni europee: vince la Lega, il Pd avanza e ''catastrofe'' Cinquestelle

di Giorgio Bongiovanni
E adesso il Movimento pentastellato si svegli e agisca

L'incubo è divenuto realtà. La Lega, il partito che incarna l'ideale razzista e xenofobo della destra più estrema, è il primo partito italiano e ha vinto le europee raggiungendo il 34,3%, praticamente due punti in più rispetto a quanto ottenne il Movimento 5 stelle alle ultime politiche. Il Pd è il secondo partito, con il suo 22,7%, cade Forza Italia, che rispetto alle politiche del 2018 è passata dal 14,1% all’8,77%, mentre cresce l'altro partito di destra, Fratelli d’Italia, passato dal 4,35% del 2018 al 6,47%. Una vera "catastrofe" il risultato ottenuto dai pentastellati. Il 17,1% rappresenta una debacle se si pensa ai numeri ottenuti appena un anno fa (32,68%). C'è già chi analizza il voto individuando la causa nell'astensionismo (specie nel Sud Italia), tenuto conto che ha votato il 56,09 degli aventi diritto, in leggero calo rispetto alle europee del 2014, ma se ci si ferma ai soli numeri l'analisi di questa inversione dei rapporti di forza non può essere completa.
E' un dato di fatto che gli italiani hanno scelto, ripetendo lo stesso errore commesso prima ai tempi di Mussolini e poi, negli anni Novanta, con Berlusconi, una figura che mostra loro la Luna con promesse fiabesche e che invece non è altro che una "marionetta" in mano ai potenti di destra. Cadrà il governo? E' ovvio che la palla è nel campo di Matteo Salvini che potrebbe comunque decidere di andare avanti (sommando i dati la maggioranza resta sopra il 50%, anche se a parti invertite) magari imponendo i suoi cavalli di battaglia (Flat Tax, Tav, decreto Sicurezza-bis ed autonomie regionali) per negoziare un nuovo Contratto di Governo e confermando l'assurda linea dura sull'immigrazione dei "porti chiusi sempre e comunque".
Ed è in questo momento che il Movimento Cinque Stelle si giocherà una grande fetta del proprio futuro. Molti elettori hanno dimostrato di essere delusi ed arrabbiati dopo le numerose speranze riposte. La caduta si può spiegare sui troppi passi falsi commessi in questo primo anno di governo, con una professionalità latente nella maggior parte dei principali esponenti, se si escludono alcune figure come il premier Giuseppe Conte che ha saputo mantenere una certa coerenza nel momento più difficile, come la scelta di revocare la nomina del sottosegretario Armando Siri. Ma i leader politici del Movimento (Di Maio, Di Battista, Grillo, Casaleggio) hanno subito un durissimo colpo che non può essere ignorato. Il vice premier grillino Di Maio ha rotto il silenzio del mattino presentandosi davanti ai giornalisti e dicendo che, "dopo aver sentito tutti coloro che rappresentano le anime del M5s, (compreso il Presidente della Camera Fico), nessuno ha chiesto le mie dimissioni. Si vince insieme, si perde insieme”.
Dovrebbero meditare approfonditamente sul motivo della sconfitta recitando qualche mea culpa. Il M5s ha fin qui quasi snobbato la lotta alla mafia (l'istituzione della Commissione Parlamentare antimafia con un gruppo di lavoro che si occuperà della trattativa Stato-mafia e con la nomina come consulente di un magistrato come Roberto Tartaglia è una buona notizia, così come l'intervento sulla legge del voto di scambio, anche se si è giunti ad esse con ritardo), ma soprattutto si è spesso piegato ai desiderata di un Ministro degli Interni che da oggi è anche leader del primo partito d'Italia. Tutti ricordiamo il salvataggio di Salvini dal processo Diciotti. Un gesto che ha indubbiamente disorientato gli elettori, tenuto conto che legalità e questione morale erano state sempre al centro dell'ideologia pentastellata. Questione morale che è tornata predominante in "zona Cesarini", nella gestione del caso Siri. E non è uno scandalo ritenere che proprio le azioni più recenti, di contrasto al fronte leghista, abbiano scongiurato un "castigo" ancor più duro da parte degli elettori.
Si dirà che senza questa "alleanza" non avremmo avuto un governo, ma proprio in virtù dei rapporti di forza precedenti si doveva mantenere una linea politica diversa. Non si accontenti del reddito di cittadinanza, gesto nobile ma che rischia di rivelarsi più una chimera che una soluzione ai mali del Paese. Si svegli e torni alla denuncia, alla protesta, a quelle idee concrete che lo avevano spinto in alto alle elezioni del 2018 altrimenti, dopo aver perso quasi la metà dei voti, alla prossima tornata elettorale il rischio è quello di scomparire.

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